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Tutti gli articoli con tag copyright

Sul primo sequel autorizzato di Sherlock Holmes, ovvero su uno dei paradossi del copyright

pubblicato da Andrea Coccia

In arrivo il primo sequel di Sherlock Holmes, ovvero su uno dei paradossi del copyright In Inghilterra si sta per consumare una delle tante operazioni pseudoletterarie ridicole dei nostri anni. A quanto pare, infatti, gli eredi del grande e amatissimo Arthur Conan Doyle, talmente smaniosi di regalare ai milioni di affezionati lettori delle avventure di Sherlock Holmes un numero ancora indefinito di nuove avventure di quello che probabilmente è l’archetipo per eccellenza dell’investigatore moderno, hanno deciso di commissionare un nuovo episodio della serie allo scrittore e sceneggiatore inglese Anthony Horowitz.

In particolare c’è un aspetto che fa di questa notizia, di per sé abbastanza inutile, una interessante farsa, sì, perché come tutte le storie che ci fanno sorridere, anche questa ci aiuta a far emergere alcuni dei più assurdi paradossi del nostro mondo, In questo caso ciò che di assurdo e grottesco emerge è l’esistenza di una società che gestisce i diritti dell’opera di uno scrittore morto da ottanta anni, e quindi, a rigor delle comunque assurde leggi sul copyright, dovrebbe essere ormai di pubblico dominio da una decina d’anni.

In linea di principio, difatti, il fatto che Conan Doyle sia stato stroncato da un infarto nel luglio del 1930 (fosse accaduto 12 anni dopo sarebbe stato un problema) garantisce ad ognuno di noi il diritto di utilizzare qualsiasi dettaglio delle avventure di Sherlock Holmes per costruirci uno spin off, un racconto demenziale, una parodia o un sequel. Semplicemente perché quei personaggi e quelle storie, al pari di Cappuccetto Rosso, di Agamennone o del Babau, sono ormai di pubblico dominio.

E allora come è possibile che esista una fondazione dedicata a Conan Doyle che detenga, lei sola, il diritto di concedere una esclusiva che legalmente non esiste? Probabilmente perchè il significato di “Copyright”, legge nata per tutelare la possibilità per un autore di lavorare vivendo del frutto del suo ingegno, si è trasformata in un’arma in mano a fantomatici eredi o gruppi editoriali per assicurarsi guadagni da record.

Via | Adnkronos

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E-book e pirateria: un ragionamento sulla paura degli editori

pubblicato da Andrea Coccia

E-book e pirateria: un ragionamento sulla paura degli editori

La continua e inarrestabile scalata nelle classifiche di vendita degli e-book, coronata ultimamente dal grande successo delle vendite natalizie, inizia a far parlare in maniera sempre più massiccia gli addetti ai lavori del problema pirateria.

Ci risiamo: negli anni ‘80, dopo la diffusione dei videoregistratori, i produttori cinematografici denunciarono il rischio di estinzione del cinema, tra gli anni ‘90 e gli anni zero, dopo l’invenzione degli mp3, toccò ai produttori musicali allarmarsi e preannunciare il fallimento. Niente di strano, allora, se ora, appena iniziati gli anni ‘10, ora che si iniziano a diffondere gli e-book, l’industria editoriale si preoccupa, intravedendo l’estinzione dei propri guadagni stellari e la fine della letteratura.

Ma siamo sicuri che il rischio pirateria esista veramente? O meglio, siamo sicuri che la diffusione, seppur massiccia, di copie contraffatte di libri digitali possa mettere in ginocchio un sistema industriale immenso e ricchissimo come quello dell’editoria libraria? Io, in proposito, mi permetto di sollevare dei dubbi.

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La Merkel e la Germania contro Google Books in difesa del copyright

pubblicato da Andrea Coccia

angela merkel contro googlebooks

In questi ultimi mesi, segnati dall’ascesa irrefrenabile dell’editoria digitale, degli e-readers e delle biblioteche online, si sta mobilitando una grande coalizione in difesa dei diritti d’autore capeggiata da Microsoft, Amazon, Yahoo!, cui fanno parte anche i governi di Francia e Germania, associazioni di editori e di scrittori e molte altre realtà.

Oggi stesso Angela Merkel, alla viglia della Fiera del Libro di Francoforte che si inizierà martedì, si è dichiarata ancora una volta preoccupata dal rischio che corre il copyright nell’era di internet. “Per il governo tedesco è chiaro - ha detto la Merkel - che bisogna trovare il modo di tutelare il diritto d’autore anche su Internet”.

E’ un problema spinoso questo delle leggi in difesa dei diritti d’autore nell’epoca della riproducibilità digitale dei contenuti culturali, ma è un problema che bisogna affrontare sul serio, per esempio rimettendo mano a quelle leggi che, secondo alcuni, difendono il diritto degli autori, ma che in realtà assomigliano di più ad un baluardo protettivo per i proventi economici delle grandi case editrici.

Che senso ha, infatti, chiamare diritto d’autore una legge che blocca le possibilità di diffusione di un’opera fino a 70 anni dopo la morte dell’autore, forse avrebbe più senso chiamare queste leggi diritto d’editore o diritto dei nipoti dell’autore. Voi che cosa ne pensate?

Via | La Stampa
Foto | Flickr

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Obama contro Google in difesa del copyright

pubblicato da Andrea Coccia

obama vs google library
Il Ministero della Giustizia americano ha avviato nei giorni scorsi un’inchesta sull’accordo che è stato stipulato qualche tempo fa tra il colosso informatico americano Google e gli autori ed editori delle centinaia di migliaia di libri che, nell’ambito del progetto Google Library, dovrebbero venire scansionati e messi online.

L’indagine si fonda sulla convinzione, da parte del governo Obama, ma più ingenerale da parte di un po’ tutti i governi, che mettere online quella enorme massa di libri, mettendoli così alla effettiva e libera portata di tutti, sarebbe la più grossa violazione alla legge sul diritto d’autore della storia.

Ma perché la più grande rivoluzione culturale di sempre, vale a dire la globalizzazione culturale, che renderebbe disponibile praticamente tutto lo scibile umano a chiunque senza distinzioni di reddito, razza e religione è così osteggiata dal potere governativo? Perché si continua a difendere con ostinazione un diritto assurdo che “protegge”, ma potrei dire “censura” o semplicemente “blocca”, un’opera d’arte per 75 o addirittura 90 anni, e non dalla sua creazione, ma dalla morte del suo autore? Qui, almeno secondo me, la più grossa violazione non si sta perpetrando ai danni del diritto d’autore, ma ai danni della nostra libertà culturale.

Via | Repubblica.it
Foto | Flickr

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