Un concorso polacco ha premiato le migliori copertine di classici rivisitate in chiave vintage. Al primo posto si è piazzato Ben Jones con 1984 di George Orwell, al secondo Nicolas Gallet (Singeon) con Il Barone Rampante di Italo Calvino e al terzo Bas Alberts con la copertina di Casa di foglie di Mark Z. Danielewski.
Molti sono stati gli illustratori che vi hanno preso parte e alcune soluzioni proposte sono davvero interessanti. Ve ne proponiamo alcune nella gallery. Del resto, lo sappiamo bene, la copertina è la porta di ingresso nel mondo del libro. Ma non dimentichiamo che, comunque, un libro non si giudica dalla copertina!
I romanzi, quelli belli per davvero, fanno sognare e lasciano spazio all’immaginazione. Sarà capitato anche a voi di trovarvi a pensare come potrebbe essere questo o quel personaggio in una ipotetica trasposizione cinematografica o teatrale, come sarebbe nella realtà quel magnifico paesaggio descritto in quell’opera che ci piace tanto. A volte magari si fantastica sulla copertina: “L’avrei fatta così”, “Avrei messo in evidenza questa cosa”.
Quando un libro diventa film c’è tutto un lavoro grafico per la realizzazione della locandina che sintetizza graficamente il libro stesso e il film; mi piacciono meno le operazioni inverse in cui la locandina del film diventa anche copertina del libro, dal momento che si pongono dei forti limiti all’immaginazione a alla fantasia del lettore.
C’è chi si è divertito a tradurre in poster alcuni testi classici: ne è nata una collezione affascinante (acquistabile on line) che fa venire voglia di leggere – o rileggere – i capolavori rappresentati. Dopo il salto, trovate alcuni poster.
Kimbra Hickey reclama il riconoscimento del suo ruolo – seppur piccolo – nella fortuna di Twilight di Stephenie Meyer. Le mani che tengono la mela sulla copertina del libro sono, infatti, proprio quelle di Kimbra Hickey.
Kimbra di professione fa la massaggiatrice ma un paio di volte al mese presta parti del suo corpo (mani, gambe, piedi) per dei servizi fotografici: così nel 2004 è stata scelta per via delle sue mani “senza vene” per illustrare la famosa copertina. Unico accorgimento adottato è stato quello di tagliare le unghie cortissime. Il servizio le è stato pagato 300 dollari, prezzo standard per due ore in studio fotografico.
Ultimamente Kimbra Hickey ha iniziato a farsi riconoscere, così gira con una mela Gala nella borsetta e quando incontra qualcuno che sta leggendo Twilight lo ferma e gli dice che le mani sono le sue. C’è chi sorride, chi si fa fare un autografo, chi disegna il contorno delle mani sul libro e chi la prende per una fuori di testa. Recentemente, poi, si è recata ad un raduno di fan di Twilight per vendere una crema per le mani al profumo di mela. Il suo sogno sarebbe quello di recitare una parte piccolissima in Breaking Dawn, quarto episodio della saga di Twilight. Sarebbe contenta anche se potessero comparire solo le sue mani nel film!
Ma a voi, piace la copertina di Twilight? E le mani di Kimbra Hickey?
Via | New York Post

Proprio tutte no, ma questo progetto, nato per archiviare tutte le copertine del mondo, è destinato ad allargarsi. Il “book cover archive” è un progetto davvero ambizioso, utile a chi fa il grafico di professione e a chi, più semplicemente, è appassionato di libri. E c’è da divertirsi, ve l’assicuro.
Innanzitutto si può riconsocere una tendenza della grafica del mondo anglosassone: sicuramente oltremanica (e oltreoceano, aggiungerei) giocano più con le font di quanto non facciamo noi. Spesso i caratteri sono disegnati, unici, diversamente da quelli, piuttosto standard, a cui ci ha abituato l’editoria italiana. Provate a dare un’occhiata a quelli di Safran Foer, e in particolare alla copertina, splendida, di “Ogni cosa è illuminata” (la potete vedere qui), o a quella della “Strada” di Cormac McCarthy (qui), ugualmente bella, se non fosse per lo strillo del “Times” stampato a caratteri cubitali in copertina…
Avete notato quanti occhi e quanti volti femminili sono comparsi sulle copertine italiane da quando è uscito “La solitudine dei numeri primi”? Altrove, nel mondo, si ha l’impressione che ci sia più varietà, anche se a volte con risultati non proprio eccellenti. Chi è abituato alle belle copertine blu dei Sellerio provi a dare un’occhiata qui alla copertina spagnola dei “Detective selvaggi” di Roberto Bolaño…
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