La casa editrice Coniglio propone titoli diventati piccoli “cult” fra i giovanissimi: da “Suicidi falliti per motivi ridicoli” a “Pronti per Einaudi”, “Rospi acidi e baci con la lingua”, fino a “Memorie dell’arte bimba” e all’ultimo “La passione di Pier Paolo”, dedicato a Pasolini.
“Secondo noi l’amore per i libri esiste ancora, anche se il marketing ha imposto le sue regole e pesa su tutte le fasi del processo produttivo – ci dicono - ma è la passione che ti fa scegliere un lavoro come questo e che ti spinge a rischiare”.
Coniglio editore d’altronde è nata con l’eredità di una già lunga esperienza nell’editoria, che in passato riguardava soprattutto i fumetti e che poi si è estesa in diverse direzioni.
“Tacquero, continuando a camminare sul lungomare. Scorse in lontananza un cane che correva accanto al ragazzo che cercava di addestrarlo…e che si mise a picchiarlo…ciascuno dei due si trasformò in una massa di nervi che non voleva smettere di battersi, mentre accanimento e piacere crescevano. Il ragazzo scoppiò a ridere. Paolo si rivide in questo panorama, un piede sulla porta dell’interno, e l’altro sopra un trono di luce”
Uno psicologo si era impegnato, tempo fa, in una ricerca più unica che rara: raccogliere migliaia di testimonianze di pre-morte in tutto il continente. Nei loro racconti, quasi tutti questi testimoni dell’aldilà tornati in vita raccontavano che, oltrepassata una soglia, scorreva loro davanti come in una pellicola tutta la loro vita nei minimi particolari. Ricordavano tutto: pensieri, sensazioni provate, emozioni, di ogni minuto che scorreva davanti ai loro occhi ben definito anche se in un tempo breve.
Leggendo “La passione di Pier Paolo” di Selim Rauer (ed. Coniglio) sembra proprio di poter assistere ad un’esperienza del genere. Nel libro infatti l’autore, un regista francese, ci catapulta al centro della coscienza di P.P.P., ricostruendone nei minimi particolari le sensazioni e i pensieri che gli passarono nella testa, nel corpo, nel cuore, nei suoi ultimi 3 giorni di vita, quasi Pasolini fosse proprio un personaggio di un dramma in cui immedesimarsi fino all’ultimo capello per riuscirne a ricostruire la complessità.
Continua a leggere: La passione di Pier Paolo Pasolini di Selim Rauer
Nonostante quanto stia scritto in quarta di copertina di Pronti per Einaudi, antologia curata da Maria Sole Abate per Coniglio Editore, la figura del curatore forse non ha bisogno di riabilitazioni: dovrebbe essere sufficiente il lavoro di selezione dei testi che arrivano a essere inclusi a garantire la qualità del suo lavoro. E questa è una prima premessa. Il secondo aspetto da sottolineare prima di passare a parlare dei racconti di Pronti per Einaudi è che l’idea di un’antologia in cui il criterio di selezione dei testi sia la libertà creativa, senza un filone, senza voler tastare il polso di una qualche situazione o corrente, è molto buona, sicuramente in grado di restituire voci e sguardi interessanti. La scelta del titolo, poi, è operazione un po’ commerciale e un po’ provocatoria (che non ha mancato di attirare i fulmini di Nico Orengo su TuttoLibri) che svolge appieno la sua funzione.
Ma veniamo agli autori e ai racconti. E’ la stessa curatrice (di professione ereditiera, come recita la sua biografia) a mettere le mani avanti: “non voglio sostenere che tutti i racconti di questa antologia siano di alto livello letterario”, ci dice, e a ragione. La varietà (di stili, argomenti, modalità narrative) è molto grande, come la premessa della libertà creativa ci lasciava immaginare, ma alla quantità di possibilità non corrisponde sempre altrettanta qualità. Ci sono episodi che lasciano perplessi, con una struttura narrativa debole o assente o che quando ce l’hanno giocano diversi elementi in superficie senza riuscire a costruire qualcosa di solido o limitandosi a girare intorno all’ego o a qualche suggestione interessante sparsa qua e là (Di Gregorio, Candida, Caterini, Borgonovo, Casagrande, Bergamini). Altri racconti funzionano decisamente meglio anche se per qualche ragione differente non convincono appieno, è il caso di Marco Missiroli e di Toni Fachini, molto buone le idee che forse però potevano essere giocate con più forza, oppure di De Simone, anche qui una buona idea che però viene smorzata da uno stile non altrettanto efficace. Interessanti gli interrogativi di Davide Bregola e disarmante il Rettilario di Davide Brullo, la cui densità di simboli e rimandi teologici e biblici lo rende ostico a chi non sa addentrarsi nella materia.
Ci sono poi episodi molto riusciti e che colpiscono per la qualità dell’invenzione narrativa e la capacità di osservazione, racconti che riescono ad allargare lo sguardo oltre la visione dell’autore e il suo universo di riferimenti per arrivare al lettore con qualcosa che sia più del semplice testo. E’ il caso di Al sapore di mandorla, di Yuri Leoncini le cui atmosfere siciliane ci sanno portare davvero altrove, oppure Papà ha cambiato televisore perché in quello vecchio c’era troppa pubblicità di Michele Vaccari, ingenuo (e ironico) sguardo bambino su un dramma familiare, e ancora Verde cambogiano di Massimo Gardella che ci narra di un viaggio che diventa ben altro, e bob di Flavia Piccinni che asciutto e in qualche modo sfacciato ci restituisce il vuoto della nostra società televisiva. Non male anche i testi di Lucia Burello (Porta a porta) e Claudio Marrucci (Le quattro parole dell’amore), che forse hanno qualcosa in comune (nei territori del postmoderno, magari, e dell’ironia) e il racconto di Mauro Suttora (Un’americana a Roma).