La domanda è semplicemente quella del titolo del post ovvero: voi, appassionati della saga di Larsson, avete già visto la prima serie di film con protagonista la coppia Blomkvist-Salander, Millennium, The girl with the dragon tattoo (qui notizie e “identikit” del cast)? E, se sì, andrete a rivedere lo stesso film, in uscita a gennaio 2012?
Sono molto curiosa di fare questo piccolo sondaggio fra di noi e di avere il vostro parere soprattutto perchè voglio capire a) fino a che punto arriva la nostra passione di “fan” di Larsson e b) che senso ha un rifacimento - a una distanza piuttosto breve dalla prima serie, nel 2009 - di un adattamento cinematografico di un’opera che è anche un giallo, e di cui gli spettatori presumibilmente sanno già anche il finale, prima di sedersi davanti allo schermo.
Ovvero: ci deve essere qualcosa all’interno dei romanzi di Larsson che ci attrae al di là della bellezza della trama (sappiamo già chi è il colpevole e come va a finire) se siamo spinti ad andare a vedere il nuovo film. Non ci andremo solo per i bravi attori, credo (nonostante i begli occhioni di Daniel Craig). Nè solo per goderci i paesaggi svedesi o per mettere alla prova la tenuta scenica della nuova Lisbeth Salander (Rooney Mara). E allora perchè, anche io, sono tentata di tornarci?
Cercando di darmi una risposta, mi viene solo in mente il fascino di vedere in azione il personaggio Salander e un pizzico di delusione per il precedente adattamento cinematografico. E voi?
Il 27 maggio prossimo esce al cinema un film tratto da Guardiani del destino, di Philip K. Dick. Nel cast, Matt Damon ed Emily Blunt, diretti dal regista di Ocean’s Twelve, Steven Soderbergh.
Per l’occasione Fanucci ristampa l’omonimo libro da cui è tratto il racconto che ispira il film: in I guardiani del destino, protagonista è un agente immobiliare che all’improvviso scopre che la realtà è un insieme di meccanismi messi a punto da alcuni misteriosi “guardiani”.
Fra i film tratti da libri di cui sentiremo parlare ci sarà anche Il peso della farfalla di Erri de Luca, i cui diritti sono stati acquistati dal produttore italiano Stefano Gallini e l’americano Dean Zanuck. Un romanzo breve che sarà una sfida portare sullo schermo, visto che è la storia di un bracconiere che ingaggia una lotta – simbolica – con l’animale che si appresta a uccidere.
In attesa di quella che sarà per lui, come sente, l’Ultima Caccia, l’uomo ripercorre all’indietro la sua vita, tenendoci in sospeso a immaginare chi – e perchè – sarà il vero vincitore fra i due, uomo e animale. Giochiamo a indovinare chi potrebbe essere il protagonista. Io ci vedrei un Favino debitamente invecchiato o un Harvey Keitel.
Cosa regalare a Natale agli amici cinefili? Ho chiesto qualche consiglio a Valeria Natalizia, uno dei redattori di un mensile di approfondimento sull’arte del cinema totalmente autoprodotto e autofinanziato, e di grande qualità, che seguo da tempo: Cinem’Art.
“Premetto che a detta mia e credo anche di molti altri cinefili il libro più bello e importante riguardante il cinema mai pubblicato è “Il cinema secondo Hitchcock” di François Truffaut (Il Saggiatore). Bisogna tenere presente anche il fatto che quest’anno sono in commercio da poche settimane le due nuove edizioni dei dizionari dei film più amati in Italia: Il Mereghetti e il Morandini 2010″, ci spiega Valeria.
Partiamo con i titoli.
“Il mio primo suggerimento è “Che cosa guardo stasera?” a cura di Emanuela Martini, Il Castoro editore. Si tratta di una panoramica
piuttosto ricca fra moltissimi titoli di film, volta ad orientare il lettore nella scelta del dvd da vedere a seconda del proprio stato d’animo. Il sottotitolo è: “Dvd per tutte le occasioni, anche le più strane”. Non si tratta di un dizionario attenzione, ma di una guida di
“film del cuore”, elaborata con ironia, intelligenza e tutta la competenza di una critica di razza”.
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“Chi l’avrebbe mai potuto immaginare. Io e Louis abbiamo creato una nuova forma d’arte”
Ecco una bella strenna di Natale consigliata come regalo per i figli di cinefili Doc! Si tratta infatti della storia - interessante anche per i grandi - dei fratelli Lumiere.
Dietro l’invenzione rivoluzionaria del cinematografo ci fu tutta una famiglia, che, unita affrontò difficoltà economiche ed enormi successi finanziari senza dividersi mai.
Tutto nasce infatti dal genio di papà Lumiere, fotografo con il pallino delle invenzioni, che ha saputo trasmettere ai figli Auguste e Louis la passione per l’arte della “scrittura con la luce”. E’ proprio Auguste che l’autore Luca Novelli mette in scena, nel suo lungo racconto della nascita del cinematografo.
Questo libretto di Paola Maraone suggerisce - come la teoria tanto in voga negli ultimi anni - che una forma d’arte come il cinema possa darci un aiuto in alcuni momenti della vita particolarmente stressanti. Ecco, vi assicuro che anche solo leggendo i suoi divertentissimi commenti ai film sortirete lo stesso effetto.
L’autrice si descrive come “una di quelle trentenni strampalate a cui gli americani dedicano una sitcom”, che “quando è disperata è oltremodo divertente, e fa accorrere gli amici”. Non si può dubitare di questo a leggere cosa scrive ad esempio di ‘Quell’oscuro oggetto del desiderio’ (”lui desidera una sola cosa da lei: quella. E lei non gliela dà. Per tutto il film”).
Divertente anche la recensione di ‘Innamorarsi’, con Meryl Streep e Robert De Niro:
“Sotto Natale, alla libreria Rizzoli di New York, ai comuni mortali può capitare di incontrare per caso:
a) un logorroico vecchio compagno del liceo
b) (per le donne) un maniaco che fa la manomorta fra i manuali di bricolage
c) un ex fidanzato/a da cui ci si era separati perchè gravemente sofferente di alitosi
Ecco il volto di Barney Panofsky, Paul Giamatti, al cinema. Chi di voi non ha amato l’irriverente, politically scorrect, antipatico protagonista del fortunato libro di Mordecai Richler? Eppure per scrivere la sceneggiatura ce n’è voluto di tempo, perché a Hollywood erano preoccupati che il pubblico non si sarebbe affezionato a un personaggio così, appunto, poco simpatico. E quindi hanno cercato di ammorbidirlo un po’ e di mostrare il suo lato più umano sin da subito, “così la sua superficie esterna è dura, ha pessime abitudini a tavola, fuma sigari in faccia alla gente,è irriverente, ma ha sempre un cuore soffice.”, racconta il produttore Robert Lantos.
Un’altra differenza rispetto al romanzo è l’ambientazione che è stata spostata da Parigi nella nostra capitale, “Sono stati girati moltissimi film sulla vita bohemienne a Parigi, ma pochi a Roma“, ha evidenziato il regista Richard Lewis. La prima stesura del progetto è stata scritta dallo stesso Richler con Lantos, erano amici e per questo il produttore ha aspettato tanto prima di portarla a compimento, voleva essere certo di non tradire il libro. Qui potete vedere il trailer. Giorni fa in questa sede parlavamo di trasposizioni cinematografiche di romanzi che ci erano piaciute. Ci auguriamo che ne faccia parte anche questa.
Foto | Mymovies.it
Via | Repubblica
Secondo il sito Deadline Hollywood: Viggo Mortesen sarà tra i protagonisti della pellicola cinematografica tratta da Sulla strada di Kerouac. Accanto a lui, Ami Adams, ma anche Kirsten Dunst, un’attrice secondo me molto brava.
Il regista è Walter Salles, che ha già firmato I diari della motocicletta, su Che Guevara, mentre fra i produttori c’è Francis F. Coppola. La notizia mi ha dato lo spunto per pensare alla spinosa questione delle trasposizioni cinematografiche di libri.
Come ho spiegato, spesso decido a priori di non andarle a guardare, soprattutto se ho amato molto il libro. Ho paura di rovinarmelo in qualche modo, non so. Però ci sono degli attori che hanno interpretato a dovere i personaggi di film che mi sono piaciuti. Penso proprio a Viggo Mortensen e la Strada di Cormac McCarthy.
Come ci vedete Claudio Bisio protagonista di “Bar Sport”, il film tratto dall’omonimo libro cult di Stefano Benni? A rivelare la news Cinemotore, che per prima rivela questa indiscrezione sul lungometraggio, che vedrà alla regia Massimo Martelli.
Il film arriva alle riprese dopo essere stato ‘in cantiere’ ben tre anni, leggo. Sarà girato in Emilia Romagna, per due settimane, e per un mese a Roma.
Nel cast, oltre a Bisio, ci saranno Giuseppe Battiston, Angela Finocchiaro, Antonio Cornacchione, Lunetta Savino e Giuseppe Impastato. Indoviniamo insieme che personaggi toccherà loro interpretare? E voi, che avete amato il libro, andrete a vederlo al cinema?
Via | Cinemotore
Avvertenza: se non avete ancora letto il libro o visto il film che ne è stato tratto, Amabili resti, non leggete questo post, perchè potrei svelare dei particolari della trama che vi piacerà scoprire da soli, immagino.
Allora, come al solito in questa rubrica facciamo il punto in maniera ipercritica su film tratti da libri che sono molto piaciuti a chi scrive. Amabili resti, di Alice Sebold, è uno di questi. Il primo verdetto (andare o no a vedere il film) è sempre il più difficile, e questa volta complesso da dare.
Andate a vederlo senza aspettarvi di ritrovare nel film l’atmosfera veramente unica che Sebold ha saputo ricreare nel suo libro.
In una recente intervista rilasciata al Los Angeles Times Linda Woolverton, sceneggiatrice di Alice in Wonderland, il nuovo film di Tim Burton in uscita nelle sale a partire dal 3 marzo, ha dichiarato che il film, in realtà, non si può definire come la riproposizione sul grande schermo dei capolavori di Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio, ma rappresenta piuttosto una rivisitazione libera, una variazione sul tema.
La Woolverton ha infatti definito l’esito del suo lavoro come un sequel delle avventure di Alice descritte dallo scrittore inglese, piuttosto che un rifacimento cinematografico:
Non avevo alcuna intenzione di rifare Lewis Carroll. A me interessava rispondere alla domanda “Cosa succederebbe se Alice fosse cresciuta e tornasse a Wonderland?”, ecco cosa mi ha avvicinato al progetto”.
Dalle dichiarazioni della Woolverton emergono anche alcune macro differenze tra il mondo immaginato da Carroll e quello reinventato che sarà lo scenario del film di Tim Burton, differenze che si limitano all’introduzione dell’Oraculum, una sorta di calendario senza ripetizioni originato dalla necessità di scandire il susseguirsi degli eventi e all’invenzione di alcuni personaggi, in particolare di un cane e della sua famiglia, che fungeranno da aiutanti di Alice.
In ogni caso, prima di valutare se l’operato della sceneggiatrice americana, già autrice del Re Leone e di altri film Disney, bisognerà aspettare l’uscita del film nelle sale, sperando che la Woolverton non si sia lasciata prendere troppo la mano.
Via | BadTaste.it