Da pochi giorni a Los Angeles, la piazza che si forma all’incrocio tra la Fitfth Street e la Grand Avenue è stata intitolata allo scrittore italo americano John Fante, celebre per romanzi diventati culto, come Chiedi alla polvere o La confraternita dell’uva, e di cui Charles Bukowski, lo scrittore americano maledetto per eccellenza, diceva che fosse “il suo dio”.
Al di là dei giudizi letterari – a me personalmente non è mai piaciuto – la notizia è di quelle belle, di quelle che ogni tanto avremmo bisogno di sentire anche qui da noi, dove le strade, invece che agli scrittori e ai poeti, le dedicano ai politici e ai banchieri, per di più ai peggiori tra essi.
E’ così che a Milano, giusto per fare un esempio, ci ritroviamo piazzetta Enrico Cuccia e presto avremo viale Bettino Craxi, ma forse non avremo ma via Alda Merini, corso Fernanda Pivano, o piazza Fabrizio De Andrè.
Via | Scpr.org
Foto | ©Adolfo Guzman-Lopez da www.scpr.org

Alle 2:45 di stanotte su Canale 5 va in onda Aspetta primavera, Bandini, film del 1989 tratto dal romanzo Wait until spring, Bandini di John Fante.
È la storia dell’adolescente Arturo Bandini e della sua famiglia di migranti abruzzesi nel Colorado degli anni ‘30. Il padre Svevo non può lavorare come muratore per via dell’inverno troppo rigido, e si attacca alla bottiglia. In questa situazione aspra e ambigua, il giovane Arturo coltiva il desiderio di diventare uno scrittore, e aspetta col padre la primavera per poter tornare a giocare a baseball, come una meta di riscatto.
Aspetta primavera, Bandini è il secondo romanzo della saga - fortemente autobiografica - di Arturo Bandini dopo La strada per Los Angeles, ma il primo a essere pubblicato nel lontano 1938. Fu seguito da Chiedi alla polvere (1939) e Sogni di Bunker Hill (1982).
John Fante è stato il principale idolo letterario di Charles Bukowski (che vogliamo ricordare così), il quale ne fece ristampare le opere e contribuì decisamente al successo e alla fama del maestro.
John Fante
Aspetta primavera, Bandini
Einaudi (con prefazione di Niccolò Ammaniti)
8,05 euro
Allora, non fate i timidi. Io lo so che fra i lettori ch ci seguono c’è qualcuno ch ha amato talmente tanto un personaggio fittizio femminile da desiderare di poterlo incontrare nella vita reale, prima o poi. La scorsa volta ci eravamo occupati del lato femminile della questione, con Darcy, Heathcliff e il signor Rochester.
Ora partiamo dal presupposto che queste eroine femminili si debbano trovare in romanzi in cui a parlare sia un protagonista maschio, che con le sue parole ce ne faccia innamorare. Ad esempio vi è capitato di rimanere affascinati dalla bella e sfortunata cameriera di ‘Chiedi alla polvere’? O della ragazza del Giovane Holden?
Oppure, tornando alle eroine romanziche, della ingenuità e vitalità della Natascia di Guerra e pace? E preferite Kitty o Anna Karenina, nell’omonimo romanzo (ovvero amore tranquillo ed equilibrato o passione intensa e possessiva)? Oppure la grande intelligenza di Ellen Olenska nell’Età dell’innocenza, una donna giovane ma con una grande maturità d’animo, per niente spaventata dalla solitudine e capace di sentimenti veri, nonostante quello che ‘pensa la gente’?
E in generale, quali sono le qualità di un personaggio letterario feminile che ve la fa amare?
La settimana scorsa ho voluto ricordare la bellezza della letteratura italiana del 900 con una recensione del libro di Cesare Pavese, “La casa in collina”. Questa settimana vorrei proporre un altro romanzo, che secondo me, dovrebbe essere annoverato trai grandi classici della narrativa straniera. Parlo di “Chiedi alla polvere” (1939) di John Fante.
L’intera storia è incentrata sull’alter ego dell’autore, Arturo Bandini, un 20enne aspirante scrittore. Bandini, che ha pubblicato un solo racconto (“Il cagnolino rise”), si trasferisce a Los Angeles in cerca di fortuna e soprattutto di un’ispirazione che gli permetta di sfondare come scrittore. Divertenti sono i dialoghi immaginari che il Bandini scrittore - famoso, ha con la stampa (Intervistatore: Signor Bandini, cosa l’ha spinta a scrivere questo libro che le ha fruttato il Nobel? Bandini: Il libro si basa su un fatto accadutomi una notte, a Los Angeles. Ogni parola corrisponde alla verità. Questo libro l’ho vissuto interamente, pagina per pagina).
Dopo molti tentativi il successo come scrittore sembra arrivare, ma resta travagliato l’amore per una giovane cameriera di origini messicane, Camilla Lopez. Tra i due inizia una sorta di gioco a chi offende di più l’altro; un gioco che porta Bandini ad innamorarsi perdutamente della ragazza. Un amore non corrisposto (Camilla è innamorata del barista del locale nel quale lavora) e nemmeno sfiorato, in quanto Arturo davanti alla bellezza della ragazza si immobilizza, non riuscendo a concludere (Camilla:..Cinque volte gli ho dato quella possibilità, e per cinque volte mi ha parlato come fossi una bambola, senza mai toccarmi… Non era lui che volevo, non me ne importava niente; io volevo dimenticare Sammy, ma nel letto c’era Arturo che piangeva e diceva che non capiva perché ma non ci riusciva, mi amava tanto, proprio tanto).
Continua a leggere: Per non dimenticare John Fante: "Chiedi alla polvere"
Bell’articolo su Panorama online di Sandra Pertignani, giornalista e già finalista, qualche anno fa, al premio Strega. Un articolo che si interroga sulla potenza dei titoli dei libri, sulla loro capacità di dettare le sorti di un capolavoro, o di affossarlo nell’ombra, addirittura. Come nel caso de “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, titolo voluto dall’editore mentre l’autore, vincitore del premio Strega, avrebbe preferito “Dentro e fuori dall’acqua”.
Così come Giancarlo De Cataldo aveva proposto “La storiaccia” o “La banda”come titolo di quello che sarebbe diventato “Romanzo criminale”. “Un buon titolo deve essere suggestivo, metaforico, solo un pochino oscuro, e rispettare lo spirito profondo del libro”, dichiara alla giornalista Antonio Franchini, editor Mondadori.
I titoli più azzeccati secondo gli editor? Tanto per citarne qualcuno, “L’insostenibile leggerezza dell’essere” e “Chiedi alla polvere”. Tradotti alla lettera dagli originali. Ma, spiegano poi nell’articolo, per fare un bestseller servono anche altri fattori “facilitanti”: come una bella copertina, o il fatto che l’autore sia molto giovane, come nel caso di “La solitudine dei numeri primi”, appunto. Ma, purtroppo, anche le parolacce nel titolo agiscono da moltiplicatore delle vendite, ammettono gli editor.
Via | Panorama
Immagina di avere 80 centesimi in tasca. Di avere alle spalle una famiglia numerosa, tanti fratelli, una madre buona e un padre che si spende i soldi che guadagna andandosene in giro con gli amici.
Immagina di avere chiesto dei risparmi ai tuoi e di esserteli spesi tutti per l’affitto dell’ultimo mese. Nell’ultima settimana, ti sei nutrito solo di arance e ormai hai lo stomaco rovinato dagli acidi. Hai vent’anni, o giù di lì, e solo quegli ultimi 80 centesimi in tasca.
Il tuo sogno è scrivere. Ma da giorni scrivi cose brutte, inutili, che ti distrai già a metà pagina. E inizia salirti addosso la disperazione, come un’acqua invadente che pian piano ti sta arrivando al naso. Immagina, a quel punto, di voler usare quegli ultimi 80 centesimi per una colazione al bar di sotto.
Continua a leggere: Perchè leggere Chiedi alla polvere, di John Fante