Il 23 aprile del 1616, a molti chilometri di distanza l’uno dall’altro, William Shakesepare e Miguel de Cervantes, ignari l’uno dell’esistenza dell’altro quanto di aver cambiato per sempre la storia della letteratura mondiale, si spegnevano, privando il mondo, in poche ore, di due dei maestri più geniali e decisivi dell’arte di raccontare i destini umani.
Per questo l’UNESCO ha deciso, a partire dal 1996, di scegliere questa tragica data per celebrare la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, che giornata che si festeggerà domani con centinaia di eventi, dibattiti e convegni in tutto i mondo.
Eppure il modo migliore per festeggiare il Libro rimane sempre lo stesso, vale a dire leggere, e quindi perché non sfruttare la concomitanza della festa con il sabato di Pasqua e dedicare una giornata al relax e alla lettura? Io lo farò senza dubbio, magari leggendomi Il terzo Reich di Roberto Bolano, pubblicato un paio di mesi fa da Adelphi e che da troppo tempo langue immobile sul mio comodino, e voi? Che farete? Che libro leggerete?
Tra l’altro vi segnalo che, per l’occasione, la casa editrice milanese ISBN, sempre molto attiva e molto propositiva, offre per due giorni a tutti i suoi lettori uno sconto del 50% sul tutto il suo catologo online: senza dubbio un’occasione interessante per fare il pieno di libri senza perdere un occhio della testa.

Vi piacciono i grandi classici come Don Chisciotte? E sapete anche lo spagnolo? Allora cimentatevi nella lettura via YouTube dell’opera di Miguel de Cervantes. L’iniziativa è assai simpatica: il testo è stato diviso in migliaia di parti (oltre duemila) che saranno recitate da migliaia di volontari in tutto il mondo. Tutti i video saranno poi condivisi su un canale di YouTube.
L’iniziativa oltre a far tornare in voga il testo di Cervantes, vuole promuovere la lingua spagnola, che secondo quanto affermato da Dario Villanueva, segretario degli accademici guardiani della lingua spagnola, non ha il giusto spazio su internet.
Tenete quindi d’occhio la pagina www.youtube.com/elquijote, a breve torneranno le vicende di Don Chisciotte!
“Il mio amico M. mi svela tutti i segreti di un buon caffè fatto in casa. Mi segnala la macchinetta migliore, la miscela, come dev’essere l’acqua…ma perchè farlo in casa se a Napoli vivo circondato da baristi-artisti che mi fanno godere, ad un prezzo modico, di un’arte dal valore inestimabile?”
Parte da questo presupposto il delizioso ‘Elogio del caffè al bar’ di Josè V.Q. Rives, uno spagnolo trapiantato a Napoli e direttore dell’Istituto Cervantes della città, che da ’straniero’ tesse le lodi di uno dei ‘piaceri’ del palato italiani più famosi. Il caffè.
Che non è ‘espresso’, ma semplicemente caffè, che si gusta non all’alba (bisogna dar tempo alle macchine di scaldarsi e lavorare due tre ore) si manda giù, dopo essersi sciacquati la bocca con un bicchiere d’acqua (“rito di abluzione per accogliere qualcosa di così prezioso”) in quattro sorsi e ha l’inconfondibile crema dal retrogusto, per i più esperti, di nocciola o cacao.
Continua a leggere: Elogio del caffè al bar, di Josè V.Q. Rives

Quasi tutte le nazioni del mondo hanno il proprio istituto per tutelare e diffondere il proprio patrimonio culturale nazionale all’estero e ogni paese, solitamente, sceglie di intitolare questo istituto ad un personaggio simbolo della propria cultura; è per questo che il mondo è pieno di sedi della Società Dante Alighieri, di quelle del Goethe Institut, dell’Instituto Cervantes, dell’Instituto Camoes, persino del Confucio Institute.
L’unico a mancare, almeno finora, era l’istituto della cultura francese che, con fare tipicamente français, ha sempre scelto di chiamarsi Institut français, convinto che fosse sufficiente la dichiarazione di nazionalità per sdoganare la propria cultura nel mondo, almeno fino a qualche tempo fa almeno.
Ultimamente infatti, anche i francesi sembrano aver capito che è più utile e più carino (e forse anche più vantaggioso a livello pubblicitario) scegliere il nome del proprio istituto nazionale pescando dal serbatoio dei grandi uomini di lettere che la Francia ha creato nella storia. E quindi, dopo un’attenta analisi, la scelta è caduta su Victor Hugo. Ma sarà quella giusta? Io personalmente avrei suggerito un provocatorio Louis Ferdinand Céline, o un incontestabile Charles Baudelaire, o un Gustave Flaubert qualsiasi, ma in fondo va bene anche così.
Via | MagazineLittéraire

Lo scorso aprile Hugo Chávez, presidente del Venezuela, ha lanciato il suo Piano rivoluzionario di lettura, che in questi ultimi giorni prevede la distribuzione gratuita ai cittadini di Caracas del Don Chisciotte di Cervantes e de I Miserabili di Victor Hugo in versione integrale. In Plaza Bolívar a Caracas si sono create file di oltre cento metri per ritirare il capolavoro della letteratura francese.
Il Piano rivoluzionario di lettura prevede anche la diffusione di testi scritti dallo stesso Chávez, del Manifesto del partito comunista, di saggi storici e politici e opere di José Martí e Alejo Carpentier. Non a caso il presidente venezuelano, durante il quinto Summit delle Americhe, ha personalmente donato a Barack Obama proprio un libro. Si tratta di un saggio anti-imperialista dell’uruguaiano Eduardo Galeano, intitolato The Open Veins of Latin America. Memorabile il commento del Presidente USA: «sarò franco: se mi ha regalato una copia di Peter Pan, non vuol dire che io me la leggerò [risate], però è buona norma diplomatica accettare questo genere di doni».
Gli oppositori di Chávez denunciano il tentativo del governo di operare sul popolo venezuelano una sorta di «lavaggio del cervello», come riporta «The Guardian». Tuttavia gli organizzatori del Piano ribattono che la lettura de Les Misérables di Hugo non può essere considerata in alcun modo una forma di indottrinamento.
I libri del Piano rivoluzionario di lettura sono divisi in quattro collane tematiche: le autobiografie (con copertina rossa); i testi di «risimbolizzazione», volti a decostruire i cardini simbolici e concettuali del capitalismo (con copertina verde); i libri di formazione socialista e bolivariana (con copertina arancione); i manuali di «resistenza militante» contenenti strumenti teorici e pratici per difendersi dall’imperialismo (con copertina nera).
Via | The Guardian

Siamo a luglio, si avvicinano le ferie e come è ovvio ci si inizia a guardare intorno, a chiedere agli amici, a cercare su riviste e giornali a rivolgersi ai librai, “ma quale libro mi consiglia da portare in vacanza?”. Il sito di Repubblica ha pubblicato una serie di consigli di giornalisti e scrittori, ognuno dei quali è stato invitato a scegliere un libro, uno solo, da suggerire come compagno di vacanza.
La lista è eterogenea e quantomai varia, si passa dai grandi classici, come La Coscienza di Zeno di Italo Svevo, consigliato dal neo-premio Strega Tiziano Scarpa, a Necropoli di Boris Pahor, bello e truce libro sull’esperienza nei campi di concentramento dello scrittore italo-sloveno, ma si leggono anche i nomi di Deaglio e dei suoi saggi sull’Italia degli ultimi vent’anni fino agli intramontabili racconti di Edgar Allan Poe.
E voi? Che libro vi porterete in vacanza? E quale consigliereste? Io sono ancora indeciso sul libro che dovrà accompagnare la mia estate milanese, diciamo che oscillo tra un classicissimo Conte di Montecristo di Alexandre Dumas, un intrepido Tigri di Mompracem di Emilio Salgari (in accoppiata con La Freccia Nera di Stevenson) o il Moby Dick di Melville che da qualche estate sto puntando… In ogni caso so già cosa consigliare per passare un estate letterariamente indimenticabile: Il Don Chisciotte di Cervantes, lo leggerete in due settimane e non ve ne pentirete.
Via | Repubblica
Foto | Flickr