“Se il possesso di palla di Wamai ha qualcosa di magico, come definire la precisione dei suoi passaggi e dei suoi riti? Incredibile? Prodigiosa? Fenomenale? (…) A volte penso che sarebbe capace perfino di segnare un gol dall’altra parte dell’oceano”
Saranno capitati anche a voi dei giorni che te ne vai e non sai neanche dove, magari nella solita stradina chiusa che non porta da nessuna parte e che speri non conosca nessuno, a parte te.
Capita anche al giovane protagonista de “Il più grande calciatore di tutti i tempi”. “Me ne vado il tempo che se ne va la verifica di matematica. Me ne vado il tempo che se ne va la mattinata. Me ne vado il tempo che se ne va la giornata. Me ne vado”. Ed è normale, quando i tuoi sogni sembrano non realizzarsi mai e vedi tua madre una volta al mese, da quando si è messa con quello lì.
Continua a leggere: Il più grande calciatore di tutti i tempi, di Germano Zullo
“L’Italia non è una nazione (e nazionale) vincente. Quando accade quasi se ne vergogna e fa di tutto per dimostrare che è stato un errore”.
Una partita di calcio, si sa, è sempre un evento unico e irripetibile, affidato in gran parte al caso, oltre che alle strategie dei commissari tecnici, un coagulo di circostanze, coincidenze, umori umani che rendono la corsa al risultato finale incerta, fino all’ultimo secondo, nei suoi esiti.
Di tanti ‘eventi’ d’eccezione che hanno fatto la storia del calcio italiano si occupano Cosimo Argentina e Fiorenzo Baini, che in ‘Messi a 90′ riescono a comporre una sorta di ’storiografia’ dei più memorabili incontri del calcio italiano, intervallata da racconti lampo ispirati allo spirito dei match calcistici vissuti sulla propria pelle dagli autori, e ricordati in altrettanti brani. Una sorta di ‘amarcord’ propiziatoria (si spera) in vista della imminente competizione calcistica estiva.
E’ fresco di stampa il libro edito da minimumfax sul mondo del calcio. Si tratta di un’inchiesta dietro le quinte del gioco più seguito dagli italiani, realizzata seguendo chi “il pallone” lo vive ogni giorno: alcuni per passione, altri per professione. Otto racconti, otto prospettive, tutte raffiguranti un diverso aspetto della stessa storia e al centro gli uomini e le vicende legate a questo sport.
C’è chi va tra i tifosi della Lazio per cercare di capire cosa si nasconde dietro l’omicidio di Gabriele Sandri e chi allo stadio Zini per vivere momenti di puro tifo. C’è l’intervista a Baresi per ripercorrere la rocambolesca biografia della squadra di Silvio Berlusconi e chi decide di dare spazio allo straordinario personaggio che è Bora Milutinovic, l’allenatore delle squadre più povere, tra cui l’Iraq devastata dalla guerra. Si seguono poi i talent scout nelle favelas in cerca di nuovi campioni, si analizzano i mutamenti avvenuti con le pay-tv, le nuove forme di razzismo di cui il caso Balotelli è divenuto l’infausto emblema e si chiude con una parabola su “calcio, violenza, colpa e redenzione”.
La bibliografia del calcio si arricchisce di un nuovo testo e soprattutto di voci fuori dal coro che provano a raccontarlo lontano dai riflettori, restituendo autenticità al gioco e visibilità a figure e temi solitamente ignorati.
Ogni maledetta domenica
Otto storie di calcio
a cura di Alessandro Leogrande
minimumfax, 2010
€ 15 acquisto online € 13,50
E’ il racconto di un’esperienza positiva vissuta da un gruppo di immigrati: cosa rara in questi tempi in cui i nomi dei cittadini stranieri saltano in prima pagina soltanto in relazione a fatti negativi.
La storia è quella di Multietnica 2001, una squadra di calcio nata in un campo rom di Milano per contrastare uno sgombero. Bogdan Kwappik, l’ideatore della squadra, pensò di sfidare i consiglieri comunali a pallone e di mettere in palio il campo nomadi. Vinsero i Rom e per quella volta si riuscì a evitare lo sgombero.
La sfida è proseguita, seppure con le solite difficoltà legate ai fondi, così che Multietnica 2001 ha vinto nel 2004 la Homeless World Cup. “Abbiamo mostrato a tutti come i migranti sono andati in Svezia e hanno vinto - ha dichiarato Kwappik- il che ci ripaga dei nostri sforzi, ma è un fatto che dedichiamo a tutti quanti fanno la fila per il rinnovo del permesso di soggiorno ed il lavoro.” Il libro è arricchito dalle foto di Filippo Podestà, fotografo sociale, impegnato nella questione dei migranti in Europa e nel mondo.
Campioni senza dimora
Filippo Podestà
Terre di Mezzo
€ 10
Ho letto ‘Shakespeare scriveva per soldi’ - l’ulteriore raccolta di recensioni di Nick Hornby per la rivista The Believer - perchè, dilettandomi nello scrivere di libri, ero curiosa di sapere come riesce a parlare di libri uno scrittore che mi piace molto (e questo nonostante io e il vecchio Nick ci siamo un po’ rovinati i rapporti dopo la lettura di ‘Non buttiamoci giù’ e nonostante per ora io mi astenga dal leggere ‘Tutto per una ragazza’ ).
Detto ciò, non posso che consigliare a chiunque di leggere questo libro, in cui il nostro continua nel suo mestiere di atipico ‘recensore’ per la rivista di Dave Eggers , nonostante in alcuni articoli ammetta di non aver letto neanche un libro di quelli promessi ai Polysillabic Spree, gli 87 vestiti di bianco che redigono la rivista (ma il numero degli immaginari Spree cambia sempre, nelle sue citazioni).
Ed è o non è un ottimo motivo per interrompere le letture quello di seguire i Mondiali di calcio (gli articoli vanno dal 2006 al 2008, quando la rubrica viene chiusa)?. Ed è esilarante il fatto che l’autore giustifichi una sua assenza di cinque mesi dicendo di essere stato rinchiuso dagli Spree in caverne dove la giusta pena per i redattori indolenti è quella di leggere scrittori sloveni (i cui tomi vengono conservati sotto il letto in caso venisse voglia di suicidarsi).
Continua a leggere: Shakespeare scriveva per soldi, di Nick Hornby
Semën Šuvalov è il protagonista di Un fuoriclasse vero, romanzo d’esordio di Sergej Samsonov, appena uscito per i tipi di ISBN Edizioni. Il vero tema del libro, però, è racchiuso nel sottotitolo: Distopia calcistica. Ma andiamo per ordine.
Siamo nei primi anni Novanta, Semën è un ragazzino apparentemente poco portato per la scuola, tanto che tutti lo prendono in giro, a partire dalla maestra, in realtà tutta la sua attenzione si concentra in un unico pensiero costante: il calcio, quello vero, giocato nei grandi club europei. Il suo idolo è Cruijff, e dunque il suo sogno è giocare nella squadra che esprime il più bel gioco, il Barcellona.
Semën scopre il fascino del pallone in un improvvisato campo di calcio nei sobborghi di Mosca, dov’è nato e dove vive con un padre troppo comprensivo e una madre estremamente preoccupata del futuro dell’unico figlio, il quale però non fa altro che tornare a casa con i pantaloni sporchi e strappati dopo aver corso tutta la giornata dietro a una pallone, trascurando tutto il resto.
Gli uomini, si sa, parlano bene delle loro emozioni soprattutto quando parlano di sport. A parte l’ironia, è da segnalare sul blog di Darwin Pastorin, giornalista di La7 e autore di romanzi incentrati sul calcio, un originale saluto di ‘arrivederci’ ai suoi lettori.
Pastorin ha infatti scelto di citare i suoi passi preferiti, si suppone, di libri che parlano dell’emozione che viene fuori partecipando a degli eventi sportivi. Da Javier Marias a Manlio Cancogni, passando per Mario Soldati (’ah, il Mundial’) e Tim Parks, Pastorin ci ricorda come “soltanto uno inglese si emozione come si deve di fronte a un Liverpool-Manchester. E soltanto uno spagnolo conservera’ nella retina, da bambino, le cento o mille immagini di un Madrid-Barça,e si illudera’ e si spaventera’ convenientemente quando si mettera’ il pallone in gioco tra questa due squadre’” (Javier Marias).
O come il calcio spieghi spesso anche i ‘giochi’ del lavoro, come il fatto che ‘Il dribbling individuale svolge una funzione secondaria, mentre domina la scena il passaggio del pallone da un giocatore all’altro. Un residuo di spontaneità individuale sembra essere ancora concesso solo nell’area di rigore. Ma anche questo residuo è controllato e assorbito dalla regia tecnica dell’allenatore’ (G. Vinnai). E d’altronde, secondo le parole di Carlo d’Amicis, ‘Se ci pensate, il pallone è rotondo solo quando rotola, altrimenti è volatile come la fantasia’.

“Niente più richieste di cene a lume di candela la sera del Derby o gaffe sul “dodicesimo in campo” (talvolta il pubblico, più spesso l’arbitro)”.
Il libro di Stefano Barbetta “Come sopravvivere al campionato di calcio” (edito da Morellini) fa parte della lunga lista di “manuali” simpatici, direi, di cui sono piene le librerie. Il testo include, leggo, “una fondamentale “guida alla convivenza” con le principali tipologie di tifoso, spiegandone i comportamenti tipici”.
La promessa? Trasformare ogni fidanzata rompiscatole in una “ideale alleata di ogni tifoso maschio”. Insomma, quello che non avete mai osato dire alla vostra donna allergica al pallone.
Massimo M. Veronese ha raccolto le storie più folli e bizzarre del mondo del pallone e le ha inserite nel suo volume Tutte palle, in uscita per gli Oscar Mondadori.
I protagonisti delle storie raccolte dall’autore svariano in tutti i continenti, e non mancano vicende divertenti provenienti dal nostro paese, come quella di Parma-Bari, in serie B nel 1985, quando, con i padroni di casa in vantaggio per 3-0 e le squadre pronte a tornare negli spogliatoi, l’arbitro, Arcangelo Pezzella di Frattamaggiore, sospese la gara per nebbia a solo 11 secondi dalla fine del tempo di gioco!
Il volume è appropriatamente suddiviso in 11 sezioni: 1. Figurine (e figuracce); 2. Sesso, calcio e…; 3. Fenomeni (da baraccone); 4. Il calcio è una fede; 5. Fuori di testa; 6. Libro cuore; 7. Meritate punizioni; 8. Eroi per caso; 9. Non è vero ma ci credo; 10. Avanzi di galera; 11. Le solite donne.
Potete leggere qualche altro aneddoto e altre informazioni sul volume di Veronese sul sito della Gazzetta dello Sport, cliccando qui.