Marco Ernst è il “creatore” de l’Ascensore, e di tanti altri racconti contenuti nel suo blog. Un autore che non esita, con scarsa modestia, a presentarsi come il rappresentante di una via “intelligente, alternativa a Vespa e Moccia” e che si spinge fino ad affermare provocatoriamente: “sinceramente non credo di aver nulla da invidiare a Lucarelli, a Buzzati e a tanti altri”.
“Megalomanie a parte”, l’Ascensore è una narrazione che scivola via velocissima, tra il paesaggio che richiama troppo da vicino la Milano di periferia, e uno spaccato della vita di Giorgio, il suo protagonista. Un quarantenne, assistente sanitario in un consultorio per adolescenti, che comincia ad intrattenere uno “strano rapporto onirico” con un determinato ascensore. Una “cabina” in metallo dall’aspetto soffocante, che sembra muoversi in una direzione inusuale, in una maniera che sovverte le sue abitudini e insinua un sottile senso di inquietudine, progressivamente crescente.
Non era solo il sogno a degenerare: il risveglio era la cosa peggiore, con quella sensazione di non riuscire a riacciuffare la realtà, pur sapendo di aver vissuto un sogno, per reale che fosse. E poi il cuore che batteva come impazzito, il respiro che entrava ma non riusciva a trovare la via d’uscita in quei polmoni ingolfati dal sangue pompato a ritmo vertiginoso, la gola che pareva non riuscire a contenere l’inturgidimento delle arterie e la testa che gli doleva fino a scoppiare. Pensò anche di andare da un medico, dove lavorava lui era pieno di medici, ma cosa poteva dirgli: che faceva brutti sogni?
Via | marcoernst.wordpress.com
Un altro grande, bellissimo classico, per continuare la nostra esplorazione delle più belle pagine d’amore della letteratura: Un amore, di Dino Buzzati. Storia, per chi non lo sapesse, dell’innamoramento dell’impiegato Antonio Dorigo per la ballerina Laide, conosciuta in una casa di tolleranza, che lo sottomette ai suoi capricci e che riesce a frequentare per un tratto della sua esistenza. E’ lei a fargli apparire d’un tratto, il suo passato vuoto e inutile.
Uno dei passi più belli riguarda l’incanto che lui prova a guardarla danzare e cantare:
“…la vecchia canzone dello spazzacamino (…) Con stupore Antonio constatò che la Laide la cantava nello stesso identico modo, il medesimo ritmo a martello, l’uguale impeto come se vi ritrovasse il meglio di se stessa il senso genuino della vita. Continuando a voltarsi per guardarla mai l’aveva vista così bella una purezza commovente una gioia di essere al mondo e Antonio stupidamente ne fu orgoglioso no non era una delle tante ragazzette smaniose e svergognate quella là era una creatura umana in tutta l’ampiezza del termine era una faccenda importante”.
Continua a leggere: Le più belle pagine d'amore. Dorigo e la Laide (Un amore)
Una trasmissione dedicata alla passione dei libri, quella di Rai5: nella Banda del book Costanza Melani e le sue due operatrici vanno a curiosare nelle librerie di scrittori, giornalisti, scienziati, calciatori e VIPs di vario genere.
La trasmissione, che è alla sua terza puntata su 10 previste, va in onda alle 22 e dura mezzora. Stasera protagonista è Beppe Severgnini (nella foto qui a fianco). Secondo un’anticipazione, il giornalista e scrittore ha strutturato un’intervista con il suo tipico understatement british, in cui i primi a parlare saranno proprio…i suoi libri, che accoglieranno le ospiti insieme al gattino del figlio.
Fra i titoli sui suoi scaffali, i “maestri” di giornalismo, Dino Buzzati, i Barzini, Indro Montanelli (che fu suo primo mentore) e, per quanto riguarda i romanzi, P.G.Wodehouse campeggia insieme a Pavese.
Via | Rai 5
Foto | Flickr
Qualche giorno fa, segnalando l’uscita de L’ultimo libro di Zoran Zivkovic, recensito da alcuni come il libro dell’anno a pochi giorni dalla sua uscita nelle librerie, vi avevo preannunciato che l’avrei letto, soprattutto per cercare di capire se le voci che davano lo scrittore serbo come novello Borges, o quelle che lo paragonavano a Kafka, Eco e Calvino fossero ragionevoli oppure no.
Ebbene, dopo aver letto le 233 pagine di questo romanzo posso tranquillamente affermare che la risposta ai miei dubbi è assolutamente negativa. Paragonare L’ultimo libro alle opere di Borges o di Kafka è difatti assolutamente fuori luogo e ingiustificato, anche per un lancio da quarta di copertina (mendace in partenza), nessuno degli elementi che fanno di Kafka e Borges due degli scrittori più influenti e decisivi del Novecento si ritrovano in questo scialbo giallo dalla costruzione prevedibile e dallo stile marchiato a fuoco dai corsi di scrittura creativa.
Personaggi da soap opera, ambientazione inesistente, problematicità della trama nulla, gli ingredienti di questo romanzo non sono certo dei migliori, se poi a questi elementi si sommano dei dialoghi imbarazzanti e una densità inimmaginabile di discorsi inutili (primo sintomo di una scrittura debole) è chiaro che l’ordigno narrativo che ne viene fuori è disinnescato in partenza. Per non parlare dell’escamotage narrativo del libro assassino, francamente debole per reggere più di 200 pagine di narrazione.
Continua a leggere: L'ultimo libro di Zoran Zivkovic: la recensione.
E’ difficilissimo dare conto delle tantissime notazioni, opinioni, confidenze su miriade di grandi ‘firme’ del giornalismo e della politica italiana contenuti nei ‘diari’ di Indro Montanelli. Bisogna leggerle tutte, queste 270 pagine, impossibile riassumerle. Si tratta, semplicemente, della pubblicazione di 12 taccuini che il giornalista, di cui oggi ricorre il centenario dalla nascita, consegnò al fondo Manoscritti dell’università di Pavia.
Sono stati stralciati, scrive l’editore in una avvertenza, alcuni brani ritenuti lesivi nei confronti delle persone menzionate. Ma senza attutire note caustiche dell’autore su tanti bei ‘nomi’: da Piovene ‘perfido’ paragonato a Montale ‘candido’, ai duri giudizi su Scalfari, Camilla Cederna o Inge Feltrinelli, che secondo Montanelli addirittura avrebbe brindato dopo che lui stesso fu gambizzato.
Ma c’è modo anche di leggere una dichiarazione sulla sua impossibile fede (’Credo in Qualcuno. Non credo che saprò mai, ne’ da vivo ne’ da morto, chi è e come è fatto’…), passando per l’affetto quasi fraterno con cui ritrae il collega Dino Buzzati, o la ‘confessione’, nel salotto di casa sua, delle sofferenze esistenziali di Ennio Flaiano.
Continua a leggere: I conti con me stesso: i diari di Indro Montanelli
Noi che amiamo la sua scrittura e lo abbiamo letto anche lontano dai banchi di scuola, ce lo immaginiamo sempre così: curvo sulla macchina da scrivere, nel silenzio della redazione di via Solferino, che fra una pausa e l’altra abbozza il “Deserto dei Tartari”.
In realtà, oltre a scrivere per il Corriere della Sera, a comporre romanzi, a scrivere lettere agli amici e alla sua passione per la pittura, Buzzati teneva anche un diario personale quasi giornaliero. Diraio che però non è mai stato pubblicato per volontà della moglie Almerina Buzzati.
E’ quindi sempre piacevole leggere qualche informazione in più su questo documento, e segnalo quindi una breve intervista al riguardo dove si parla addirittua di tanti “diari”, non pubblicati dalla moglie perchè “sono racconti intimi della sua esperienza e forse li riteneva troppo personali”. D’altronde Buzzati stesso ha spesso attinto ad essi, ad esempio in “Siamo spiacenti di…” e “In quel preciso momento”.
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