La tradizione antigiudaica ha radici antiche, affondano al periodo relativo alla nascita della chiesa cattolica romana come chiesa egemone, cioè già dal IV secolo dopo Cristo, per sfociare in quella immane tragedia che è stata l’Olocausto.
In questo erudito e documentatissimo libro, Il socialismo degli imbecilli, edito da Bollati Boringhieri, Michele Battini ripercorre e, anzi, ricostruisce tutta la tradizione antigiudaica fino all’antisemitismo moderno, soffermandosi in particolare sul periodo successivo all’Illuminismo. La tesi dello storico, peraltro inoppugnabile, è che
debba essere retrodatata la genesi dell’antisemitismo politico e sociale moderno: le sue prime espressioni si avvertono già all’inizio del XIX secolo e devono essere lette nel contesto della rivolta contro l’Illuminismo politico e i diritti di cittadinanza, come propone anche la Arendt.
Continua a leggere: Il socialismo degli imbecilli, di Michele Battini
E’ da poco uscito per i tipi Bollati Boringhieri un breve pamphlet, firmato dal critico militante Filippo La Porta, dal provocatorio titolo di Meno letteratura per favore!, un libretto la cui lettura mi ha lasciato un po’ disorientato, oscillante tra uno scetticismo e un rifiuto per la selezione e l’analisi degli autori segnalati, e un effettivo apprezzamento e interesse per alcuni dei fenomeni che La Porta attacca.
Lasciando da parte le analisi e i giudizi letterari di La Porta, che francamente non condivido e che a sprazzi mi sembrano addirittura negare i suoi stessi punti di partenza critici, vorrei qui focalizzarmi su un argomento di indubbio interesse che emerge dalle pagine di questo volume: vale a dire la presenza sempre più marcata della letteratura nelle nostre vite quotidiane, una presenza troppo ingombrante.
Ovviamente in questo caso con il termine letteratura non si intende la finzionalità narrativa, al contrario, in questo caso la letteratura è intesa come patina di finzione e di retorica che si installa tra noi e il mondo formando una lente distorcente.
Nell’Italia attuale, dove niente sembra cambiare davvero nonostante un febbrile succedersi di eventi, tutti smaniano di raccontarci qualche storia. Rischiamo così di affogare nella fiction, nella sua dispotica, seduttiva invasività.
Ed è qui che, io credo, La Porta coglie nel segno e fa emergere un problema che in Italia (ma forse in tutto il mondo occidentale, se non oltre) si fa sempre più pressante, la questione dello statuto di verità di un certo modo di fare comunicazione, o meglio, della comunicazione all’epoca della sua massificazione totale. Il problema, io credo, è molto più serio di quanto non crediamo e ci porta effettivamente a perdere il senso della realtà dei fatti che ci accadono intorno e che ci lascia costantemente in uno stato simile al dormiveglia, tra la realtà del mondo e la finzione dei sogni.
Filippo La Porta
Meno letteratura per favore!
Bollati Boringhieri
euro 11
Viene pubblicato oggi, per i tipi della Bollati Boringhieri, Il Libro Rosso di Carl Gustav Jung (1875-1961), di cui vi abbiamo mostrato in anteprima l’affascinante booktrailer.
Il Libro Rosso – o Liber Novus – di Jung è un viaggio nell’intimo del padre della psicologia analitica, quasi un voler conoscere Jung attraverso Jung. Poco più che trentenne Jung, infatti, ebbe delle “visioni apocalittiche” durante le quali provò angoscia e terrore che lo indussero a pensare di essere impazzito. Fece ricorso, quindi, alla scrittura per annotare quanto gli succedeva e, chissà, forse nella speranza di trovare nella scrittura un metodo di guarigione. Le sue annotazioni, però, non erano semplice parole vergate sulla carta, ma si tradussero in immagini, in splendide illustrazioni fantastiche che fungono da porta per entrare nel suo mondo. Immagini oniriche, potremmo dire, che, dall’antichissimo sostrato del mito, permettevano e permettono di guardarsi dentro e di conoscersi in profondità con tutte le bizzarrie, le paure, i sogni e le mostruosità che abbiamo dentro.
L’edizione italiana riproduce in facsimile le pagine illustrate e ne riporta il testo. Il libro è arricchito da una prefazione di Ulrich Hoerni e da una approfondita introduzione del curatore, Sonu Shamdasani. Preziosa, a mio vedere, è anche la nota dei traduttori – Maria Anna Massimello e Giulio Schiavoni– che si sono trovati dinanzi a un testo difficile sia per il modo in cui è nato, sia per lo stile di Jung che, come ebbe ad affermare egli stesso, non è semplice.
Nel prossimo mese di novembre sarà pubblicato anche in Italia Il Libro Rosso di Carl G. Jung, padre della psicologia analitica. Si tratta di uno dei testi più segreti del XX secolo, sul quale si è favoleggiato e che gli eredi di Jung hanno conservato in un caveau per oltre venti anni. Già pubblicato in America dall’editore W. W. Norton arriva in Italia grazie a Bollati Boringhieri. A proposito del “segreto” scrive lo stesso Jung:
“È importante avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute. L’uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso; che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili. Solo allora la vita è completa”.
Si tratta di un testo al quale Jung lavorò per sedici anni fra il 1914 e il 1930 è un’intima testimonianza del viaggio “negli abissi della psiche” dello psicanalista. Il Libro Rosso, pieno di virtuosismi calligrafici e immagini fantasmagoriche, è, dunque, da collocarsi al centro di una straordinaria sperimentazione artistica e psicologica che ne fa un unicum nel panorama novecentesco.
Continua a leggere: Arriva in Italia “Il Libro Rosso“, inedito “maledetto” di Carl Gustav Jung

La sala grande del Teatro Parenti, ieri sera, era affollatissima, dei cinquecento posti a sedere disponibili almeno mille erano occupati. L’accoglienza a José Saramago, ad uno dei più grandi maestri viventi della Letteratura mondiale, d’altronde, non poteva che essere calorosa, sentita, addirittura quasi commossa, almeno nel momento dell’ingresso dell’anziano autore del Vangelo secondo Gesù Cristo, entrato in sala tra una corona di applausi scroscianti.
Che dire dell’evento? Sentire direttamente la voce, un po’ rauca e forse stanca, del grande portoghese, vederlo a pochi passi corrucciare gli occhi dietro le lenti è stata un’esperienza sicuramente magnifica, che è valsa le due ore di attesa. Ma alla fine, quando la grande folla di cultori del nobel portoghese è lentamente defluita fuori dal teatro, nei discorsi e nei commenti non c’era l’aria degli eventi memorabili, c’era piuttosto un diffuso senso di delusione.
Questo senso diffuso di delusione ha avuto secondo me due cause: la prima è l’aver messo di fianco a José Saramago, vale a dire ad uno dei più grandi scrittori viventi, due interlocutori Marco Belpoliti e Marco Travaglio, che solo minimamente hanno saputo sfruttare l’occasione per far emergere la profondità del pensiero di Saramago, quella conoscenza della varia umanità che è il motivo principale della sua grandezza.

E’ atteso, anzi attesissimo, da tutti i suoi tantissimi fan per le 21 di lunedì sera prossimo, al Teatro Franco Parenti di Milano, location dove José Saramago, uno dei pochi grandi maestri della letteratura mondiale ancora rimasti, presenterà il suo ultimo libro, Il Quaderno, una raccolta di pensieri e analisi che lo scrittore portoghese ha compilato nell’ultimo anno e precedentemente pubblicato sul suo blog, O Caderno, per l’appunto.
Molti si ricorderanno di questo libro a causa del forte trambusto che aveva suscitato la notizia della decisione della sua storica casa editrice italiana, l’Einaudi, di non tradurre quest’ultima sua opera. La motivazione, mai del tutto chiarita dai vertici della casa editrice torinese, era la presenza di alcuni scritti, pubblicati da Saramago sul blog, in cui lo scrittore attaccava con veemenza il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi.
Ora, che finalmente, dopo mesi di ritardo, il libro arriva anche in traduzione italiana grazie al lavoro della casa editrice Bollati Boringhieri, José Saramago ha voluto tornare in Italia, per presentare il suo libro e le sue idee, e per dimostrare quanto sia difficile zittire un intellettuale del suo calibro, vincitore del Nobel nel 1998 e formidabile voce del nostro tempo.
Foto | TeatroFrancoParenti
Intenso nella sua brevità il testo di Marco Aime ed Emanuele Severino Il diverso come icona del male con introduzione di Ernesto Ferrero è stato pubblicato da Bollati Boringhieri lo scorso mese di aprile. Il volumetto è il numero 6 della collana Sguardi
Una collana che propone alcuni dei contributi più interessanti prodotti durante gli incontri e i dibattiti di “Torino Spiritualità”, su temi che intersecano la filosofia, la teologia, la storia delle religioni, la politologia, le scienze sociali e quelle umane. Il senso di questi incontri e di questi libri è quello di porre domane che non cercano mai una sola risposta, intercettando i caratteri salienti del presente e le forme della metamorfosi dello spirito umano.
Ernesto Ferrero, direttore della Fiera del libro di Torino, interroga l’antropologo Marco Aime e il filosofo Emanuele Severino sul diverso:
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