Se la torre di Babele riuniva tutti gli abitanti della terra in un un unico idioma, inerpicandosi in altezza fino a sfidare lo stesso Creatore, l’omonima Biblioteca immaginata dallo scrittore argentino Jorge Luis Borges, è piuttosto un “luogo dalle infinite “possibilità lettoriche”. Il racconto fantastico tratto dalla raccolta “Finzioni” (scritta tra il 1935 e il 1944, in un periodo segnato da incredibili eventi storici) sembra essere ispirata alla legge dell’eterno ritorno e riproduce, con un’ingegneria degna delle macchine più complesse, il meccanismo preciso di un orologio.
“La biblioteca di Babele” è la storia immaginaria di una fantomatica “biblioteca infinita” (nata nella notte dei tempi e destinata ad esistere per sempre), nella quale sono contenuti tutti i libri possibili (creati con le combinazioni dei venticinque simboli dell’alfabeto (ventidue lettere, spazio, virgola e punto) in pagine da quaranta caratteri per quaranta righe e stipati in scaffali dalle dimensioni rigidamente regolamentate.
Si tratta forse di un’utopia, del desiderio di uno spazio altro, sottratto al tempo e capace di alimentarsi del suo proprio misterioso contenuto. All’interno non vi sono che tomi qualsiasi, tutto ciò che può essere partorito dalla mente umana vi trova posto, gli opposti si declinano in ogni direzione pur restando intimamente coerenti. Eppure vi è anche un libro speciale, quello reputato a contenere la Verità con la V maiuscola, quello che da solo può dar senso all’intera ricerca umana, se non fosse che:
M’inganneranno, forse, la vecchiaia e il timore, ma sospetto che la specie umana - l’unica - stia per estinguersi, e che la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta.
Hanno ancora senso, oggi, le biblioteche? Oggi che (in teoria) chiunque (o quasi) può permettersi di comprare libri, che i libri si scaricano a pochi centesimi dalla rete (per chi ha l’eBook reader)? Che senso ha sostenere le biblioteche e il prestito pubblico gratuito?
Una appassionata dichiarazione d’amore alle biblioteche della sua vita viene dallo scrittore Alan Bennet (che personalmente amo molto) che scrive in un articolo sul London review of Books quanto sia importante ancora oggi per i ragazzi, avere a disposizione delle biblioteche.
E non solo “qualche biblioteca” di pregio, storica, magari lontana dalla periferia. No. Bennet parla di biblioteche locali, quelle che nel quartiere in teoria ci arrivi anche a piedi.
“Nelle attuali battaglie per preservare le biblioteche pubbliche non è stato messo abbastanza in risalto il ruolo del biblioteche come “luoghi”, non solo come servizi – spiega – Per un bambino che vive in un appartamento, dove lo spazio è un lusso e la quiete non è sempre facile da trovare, la biblioteca è il paradiso. Ma, detto questo, una biblioteca deve essere comoda e raggiungibile”
Continua a leggere: Le biblioteche sono ancora importanti. Parola di Alan Bennet
Saranno felici i fan di Glenn Cooper: li aspetta un autunno “caldo”, grazie al prossimo libro dell’autore-best seller di cui abbiamo parlato in abbondanza, a partire dalla Biblioteca dei morti, passando per Il libro delle anime e la Mappa del destino.
La nuova storia di Cooper, Il marchio del diavolo (in uscita ad ottobre) accosta – come accade spesso nei suoi romanzi – ere storiche molto diverse fra loro, eppure legate da un enigma che sta a uomini del presente ricostruire attraverso una difficoltosa procedura indiziaria carica di tensione.
Questa volta la ricostruzione dovrà avvenire nella Roma di oggi, dove vengono ritrovati alcuni scheletri in un colombarium del I secolo, in qualche modo collegati ad alcuni segni astrologici, e alla eclissi lunare del 1139, che ha svelato al mondo che saranno 112 i papi che si succederanno al soglio pontificio, prima della fine del mondo. Centododici quante le stelle apparse in quel momento.
Ma i dettagli della ricostruzione avverranno tramite un libro su cui grava una maledizione, e un salto indietro nel tempo fino al 64 d.C. Quando, per la follia di Nerone, Roma brucia per vendetta, perchè i cristiani riescono ad intrappolare i servi del demonio scatenati dall’Imperatore…
G. Cooper
Il marchio del diavolo
Nord ed.
19.60 euro

Rinascere partendo dalla cultura e quindi dai libri. E’ questo l’intento della Fiera dell’editoria per ragazzi che si svolgerà nella “zona rossa” de L’Aquila dal 15 al 17 ottobre. L’idea è di raccogliere fondi e attrezzature per una biblioteca civica destinata a bambini e ragazzi.
L’associazione Insieme per crescere che ha promosso l’iniziativa si è ispirata a Marguerite Yourcenar, secondo la quale “Costruire biblioteche è come edificare granai, ammassare riserve contro un possibile inverno dello spirito“. Un segnale positivo, in contrasto con l’andamento generale, in particolare del nostro Governo che per bocca del suo ministro dell’economia aveva dichiarato pochi giorni fa che “la cultura non paga“.
Foto | Flickr
Era sepolto nel magazzino della biblioteca nazionale di Buenos Aires il poema giovanile di Jorge Luis Borges, appuntato sulla pagina di un libro del teologo Christian Walch. A ritrovarlo sono stati i ricercatori Laura Rosato e German Alvarez mentre visionavano i volumi che erano stati donati dallo stesso Borges, direttore della struttura per 18 anni, alla biblioteca. Libri mai catalogati che a detta dei due studiosi sarebbero invece molto preziosi perché pieni di annotazioni, appunti e progetti dello scrittore argentino.
Il poema, datato 11 dicembre 1923, comincia così “La esperanza/como un cuerpo de niña…” e rivela, secondo la Rosato, un Borges molto giovane, “più intimo e quasi erotico“. Ora gli studiosi di tutto il mondo si stanno mettendo in contatto con i fortunati ricercatori per saperne di più.
Se avete amato il film Ipazia e vorreste saperne di più sulla bellissima figura della giovane scienziata greca nata a cavallo del IV secolo d. C., vi consiglio di prendere senza esitazioni questo volume di Adriano Petta e Antonio Colavito, ‘Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo”.
Si tratta di una ricostruzione veramente appassionante, in forma di romanzo, della figura di Ipazia. Io ho trovato che il libro sia anche scritto molto bene (cosa non scontata) e soprattutto riesca in una ‘magia’ che solo la letteratura riesce a compiere.
Ovvero restituirci una figura (immaginaria o esistita nel passato) ‘in presenza’, riuscendo a farcene cogliere la fierezza dello sguardo, lo splendore della pelle, la delicatezza dei gesti delle mani, la voce limpida.
Per chi ama leggere, la suggestione di storie nate all’ombra di una biblioteca o di una libreria, è impagabile. Se poi a questo si aggiunge un piccolo ‘giallo’, vissuto all’interno di una cittadina in cui è facile conoscere l’uno i segreti dell’altro, come Orvieto, gli ingredienti per appassionarsi ci sono tutti.
Si tratta di ‘La libraia di Orvieto’, di Valentina Pattavina (Fanucci ed.) in cui la quarantenne protagonista Matilde decide di trasferirsi da un momento all’altro da Roma alla bella città umbra, senza praticamente un soldo. Alle sue spalle, un episodio che l’ha segnata, e le ha fatto perdere la sua migliore amica.
A ricominciare le dà una mano un professore avanti con gli anni titolare di una libreria, che decide di assumerla praticamente sulla fiducia, e che le presenta la sua ‘comunità’ di amici. Insieme a loro, il professore si ritrova tutti i sabati sera a casa dell’erborista Adelina a deliziarsi di piatti tipici umbri, con conseguente immancabile digestione.
Continua a leggere: La libraia di Orvieto, di Valentina Pattavina
E’ delizioso, questo ultimo giallo di Fred Vargas. Non so come altro definirlo altro che ‘delizioso’. Lascia a fine lettura un senso di leggerezza, e state certi che leggendolo vi divertirete. Una goduria per chi ama l’ironia, non sopporta le scene troppo cruente e non ama nemmeno – come me – immergersi della mente e nelle abiezioni morali degli assassini.
Siamo a Roma, con tre ragazzi francesi che sulla trentina passano ancora la loro vita a studiare alla biblioteca vaticana e si chiamano fra loro come i tre imperatori romani, Claude, Nerone e Tiberio. Tutto nel loro tranquillo menage cambia quando muore il padre di Claude.
L’uomo è ricco, e viene ucciso prima di poter parlare con il figlio. Arrivato improvvisamente a Roma dalla Francia, durante una festa a piazza Farnese qualcuno gli serve un cocktail con dentro cicuta, prima che possa raggiungere Claude, che si trova alla stessa festa i tre amici.

A partire da oggi fino al 5 giugno, i locali della biblioteca Braidense di Milano ospiteranno la mostra “Rezipe i rimm del Porta… La letteratura in dialetto milanese dal Rajberti al Tessa e oltre”, dedicata agli ultimi due secoli di letteratura in dialetto milanese e dedicata alla memoria del grande studioso Dante Isella “a cui si deve il più imponente lavoro di recupero della tradizione letteraria lombarda dal Quattro al Novecento”.
A partire da Carlo Porta e Giovanni Rajberti, passando da Carlo Dossi, Emilio De Marchi, Delio Tessa, fino ad arrivare a Franco Loi, la mostra offre un percorso intelligente e non imbalsamato nella produzione letteraria in dialetto milanese, offrendo spunti che arrivano fino alla più stretta contemporaneità, dalle produzioni recenti della Brianza e dell’alto milanese fino all’esperienza “parallela” di una certa produzione poetica proveniente dal Canton Ticino, che testimonia alcune permanenze linguistiche proprie del milanese più antico.
Nella cornice suggestiva della Sala Maria Teresa saranno esposte al pubblico non solo le opere originali e le migliori edizioni, ma anche un variegato e interessante repertorio di immagini, di locandine teatrali, di illustrazioni. Una mostra che varrà sicuramente la pena di visitare.
Via | Braidense.it

Amate i libri e non potete fare a meno di averne qualcuno sempre in mano o sotto gli occhi? Per voi le atmosfere tipiche da biblioteca sono il massimo? E allora perchè rinunciare al piacere di sentirvi ‘in libreria’ neanche quando siete in giro per il mondo e volete concedervi una pausa mangereccia?
A Praga un ‘luogo dei libri’ è il Tynska bar and books. Nel cuore di Praga, a un passo dalla città vecchia (Stare mesto). Il nome viene dalla vicina chiesa di Tyn.
Lo stile degli arredi è d’atmosfera, fra pareti in rosso scuro, e legno scuro. A disposizione dei clienti, una delle liste si whiskey più fornite di tutta Europa, dicono con orgoglio o proprietari. C’è anche la possibilità di fumare i sigari della selezione proposta, per chi vuole.
Tynska bar and books
19 Týnská, Prague 1, Praga, Repubblica Ceca
Per le foto si ringrazia Marina Pestova @Bar and books
foto dal Tynska bar and books di Praga




