Mentre gustate tranquilli e beati una tazza di latte con i cereali più famosi del mondo potreste mai immaginare che dietro quei pezzetti di mais croccanti ci sia una storia incredibile, grottesca e morbosa? La vicenda è quella di John Harvey Kellogg, inventore dei fiocchi di mais e di altri cibi “gastricamente corretti”.
Il Dottor Kellogg, instradato sulla via del salutismo e del moralismo da una coppia di avventisti, i coniugi White, diresse dal 1876 al 1943 il Sanitarium di Battle Creek, una clinica lussuosa per obesi, dispeptici ed erotomani. Nella sua follia l’eccentrico dottore propinava ai malcapitati pazienti diete a base di cibi insapori, incitamenti a ripetere la masticazione infinite volte, riposini rigorosamente all’aperto (anche a meno venti) e sedute estenuanti di esami clinici.
Una menzione a parte merita il sesso, argomento al quale il dottore dedicò molti studi. La sua teoria era che il liquido seminale riparasse i tessuti danneggiati all’interno del corpo e per questo bisognasse disperderne il meno possibile. Da qui le crociate contro la masturbazione e i rapporti sessuali. In breve tempo divenne l’incubo degli adolescenti che per loro sfortuna vivevano nei dintorni della clinica: al minimo segnale di pubertà captato dai genitori, i poveri ragazzi venivano condotti dal dottor Kellogg il quale, tramite pratiche orribili e illegali nella maggior parte degli stati, tentava di estirpare le “insane” abitudini.
L’autore racconta l’affascinante storia di John Harvey Kellogg in modo ironico e scanzonato, tanto da rendere quasi simpatico un personaggio a tratti mostruoso. Consigliato a chi ama le biografie non convenzionali e i personaggi stravaganti. Unica controindicazione alla lettura: subito dopo diffiderete di Spa e Beauty farm, il fantasma di un clistere da cinquanta litri di yogurt resterà in agguato per un po’. Mai dire mais si inserisce nell’irriverente collana I cattivi dell’editore Bevivino accanto alle biografie di personaggi come Margaret Thatcher, Steve Jobs ed Ernest Hemingway.
John Harvey Kellogg
Mai dire mais
Silvestro Ferrara
Bevivino Editore, 2011
€ 9,00, pp. 123
Ori l’abbaiastorie è un libretto grazioso, per distrarsi (e proprio nella collana Distrazioni della casa editrice Bevivino è stato pubblicato), sia per grandi per per piccoli in cui il cane non è solo il migliore amico dell’uomo, ma anche un ottimo narratore. Virginia Cerrone fa raccontare ad Ori – abbreviazione di Orizont di Val Pomona, un setter laverack figlio e nipote di campioni – storie ordinarie ma viste attraverso gli occhi del cane: ci troviamo così di fronte a situazioni e a personaggi vari (esseri umani, cani, gatti, pesciolini rossi, una carpa, un riccio, una taccola) che popolano i racconti di Ori e che, come si legge nell’avvertimento, si tratta di storie vere:
“Ciò che leggerete sono solo storie il cui racconto è corredato da emozioni vissute e vi avverto che quanto narrato di seguito non è frutto di immaginazione, quindi, ogni riferimento a persone, pardon, cani, gatti o altri… animali è puramente reale”
Il libro è illustrato da theHand (Maurizio di Bona) e graficamente si presenta bene. Come dicevamo, si tratta di una lettura leggera e la vedrei bene come fiaba della buona notte per i più piccoli.
Virginia Cerrone
Ori l’abbaiastorie. Ci vuole fortuna anche a nascere cani!
Bevivino Editore, 2009
pp. 74, euro 9
illustrato