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Dal Salone del Libro di Torino: Benedetta Tobagi e gli anni settanta, ovvero più Storia e meno Memoria

pubblicato da Andrea Coccia

Dal Salone del Libro di Torino: Benedetta Tobagi e gli anni settanta, ovvero più Storia e meno MemoriaIl nostro è un paese che ha bisogno di più Storia e meno Memoria. E’ questo il concetto, certamente da intendere problematicamente e non semplicisticamente, che è emerso dall’interessante incontro che questa mattina ha registrato il pienone, soprattutto di giovani, nella sala rossa del Salone e che ha visto al centro della scena Benedetta Tobagi, figlia di Walter e autrice di Come mi batte forte il tuo cuore, il suo tentativo di indagine e ricostruzione dell’itinerario umano e professionale del padre.

Sono gli anni Settanta, in particolare, ad essere stati illuminati da un luce nuova, almeno per quanto mi riguarda, una luce che più che il frutto di un lavoro storico, serio e profondo, di ricostruzione nient’affatto memorialistica, è il frutto di un approccio nuovo, rinnovato proprio perché effettuato da una persona che, anche se vittima, ferita personalmente dalla violenza di quegli anni, riesce a vedere tutta la problematicità degli anni Settanta, gli Anni Plumbei e non “di piombo”, dalla giusta distanza.

Una distanza impostale, suo malgrado, dalle dinamiche terroristiche che le hanno tolto la possibilità di avere memoria reale del padre – dinamiche i cui tanti esiti la stessa Benedetta non indugia a definire grotteschi – una distanza che però ha il merito di saper mantenere e gestire al meglio, sia attraverso la scrittura, sia attraverso le parole, come nel discorso appassionato di stamattina.

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Come mi batte forte il tuo cuore, di Benedetta Tobagi

pubblicato da Andrea Coccia

Come mi batte forte il tuo cuore, di Benedetta Tobagi Esce domani, 3 novembre, per i tipi Einaudi il libro Come mi batte forte il tuo cuore: Storia di mio padre, di Benedetta Tobagi, figlia del grande giornalista del Corsera, Walter Tobagi, ucciso dalla ‘Brigata XVIII marzo’, una banda di ricchi figli della borghesia milanese che, all’inizio degli anni ‘80, giocava al terrorismo.

Quella di Walter Tobagi è stata una delle voci più profonde della storia del giornalismo italiano, una di quelle voci che, con la complicità di una mente acuta, di un’intelligenza brillante e di un forte senso della professionalità e dei valori civili, avrebbero potuto dare molto al nostro paese, quest’oggi così privo di personalità del genere, soprattutto nel mondo del giornalismo.

Roberto Saviano, che di questo libro ha scritto oggi su Repubblica una bella recensione, ricorda “Tobagi non era un giornalista d’inchiesta. I terroristi non uccisero giornalisti d’inchiesta, ma giornalisti come Carlo Casalegno e, appunto, Walter Tobagi che analizzavano le questioni, davano nomi e interpretazioni. Non rivelazioni di nuovi elementi. E questo li condannava a morte. “Scrivere chiaro è difficile” diceva Walter Tobagi.”

Giornalisti che analizzano le questioni, che fanno nomi, che danno interpretazioni, giornalisti il cui primo attributo è l’onestà intellettuale: dal giorno della morte di Walter Tobagi sono passati quasi trent’anni ormai, da allora di giornalisti come lui ne nascono sempre di meno, forse rieleggerne la storia, ripercorrere le cause che ne hanno decretato la condanna morte (sua come di molti altri giornalisti i cui nomi dimentichiamo purtroppop facilmente) può contribuire a migliorare la grottesca situazione in cui versa il giornalismo italiano.

Benedetta Tobagi
Come mi batte forte il tuo cuore: storia di mio padre
Einaudi
euro 19,00

Via | Repubblica.it

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