Papà disse che la storia cominciava a fargli pensare una cosa. Poi aggiunse:
“Avevo intuito che avevi intenzione di farlo”.
“Cosa?”
“Scrivere”.
“Io no”.
Di Pugni nella testa, verrebbe da dire, ne ha presi e ne ha dati abbondantemente, Andre Dubus III, di cui Nutrimenti pubblica un’autobiografia che si legge come una ballata in cui ad ogni pagina ti si formano sotto gli occhi coaguli di violenza, schiarite d’umore, ferite interiori inespresse, eccessi d’amore, ovviamente mai ammessi con la persona amata e forse neppure con se stessi, prima della stesura nero su bianco.
Dubus III, noto al pubblico per il suo best seller La casa di sabbia e nebbia, non ci risparmia niente, della sua vita, dall’infanzia fino alla consacrazione come scrittore. I primi tempi felici – quando i suoi genitori erano felici – con la casa sempre invasa di amici scrittori, “chiacchiere, risate e fumo di sigarette” e i pomeriggi a guardare Batman in tv con Kurt (Vonnegut), con il viso che era “una calda combinazione di baffi, occhi rotondi e capelli ricci”.
“Sei per Binda o Guerra?…Questa fu la prima domanda che rivolsi ad Aldo, quando al giardino pubblico del Bobolino mi offrì di giocare con lui e i suoi amici, perchè io “avevo la palla” e potevamo fare un torneo. Allora avevo appena compiuto undici anni. Lui ne aveva tredici ed era per Guerra. Oggi io ne ho ottantanove e lui novantuno, ma giochiamo ancora insieme”.
La bicicletta come punto di fuga che mette in prospettiva il mondo: detta le leggi per un mondo più ecologico, riduce la superbia dei dittatori a caricatura, ci spiega in cosa consista la giovinezza e ci mostra come forse l’essenza della vita a due sia proprio il saper divertirsi a mantenere l’equilibrio in due su una stessa bici traballante. Riesce a trasformare insomma le due ruote in una metafora della vita, questa gustosa e atipica autobiografia La mia vita in bicicletta, firmata dall’astrofisica Margherita Hack, classe 1922.
Col ritmo scanzonato della sua fiorentina vitalità, pedalata dopo pedalata e di buona lena, divoriamo scattanti capitoletti in cui l’autrice ripercorre quasi un secolo di storia con gincane e carambole fra innamoramenti, affetti famigliari, passioni intellettuali e (naturalmente) escursioni all’aria aperta, sulle due ruote e spesso con al seguito gli animali di casa.
Continua a leggere: La mia vita in bicicletta, di Margherita Hack
Segnalo volentieri questa originale autobiografia di Tex Willer scritta da Mauro Boselli ed edita da Mondadori col titolo Il romanzo della mia vita. Trovo geniale l’idea di scrivere una autobiografia di un personaggio di un fumetto: chissà se lo faranno anche per Dylan Dog o Diabolik.
Nel libro, la storia dele origini di Tex, “l’incontro con il burbero Kit Carson, con il fiero navajo Tiger Jack e la nascita del figlio Kit dopo il matrimonio con Lilyth, figlia del capo Freccia Rossa”.
Boselli - sceneggiatore di Tex, Dampyr e Zagor - dà voce alla filosofia di vita dietro le scelte del personaggio, i motivi del “marchio” di fuorilegge, il suo essere antirazzista e amico di ogni “fratello rosso” indiano, e essere ribattezzato dai Navajo “Aquila della notte”.
M. Boselli
Il romanzo della mia vita. Tex Willer
Mondadori
17 euro
Già da un po’ non si parlava di altro, ed ecco annunciata, anche dagli amici di Soundsblog, la data di uscita: 20 ottobre. Tra poco meno di 15 giorni, quindi, potremo soddisfare tutte le nostre curiosità sulla vita del cantante Tiziano Ferro, che, come dichiarato in un’intervista a Vanity Fair, che gli regala anche la copertina del numero in edicola da oggi 6 ottobre, ha sciolto ogni dubbio sulla sua omosessualità.
Il libro, dal titolo “Trent’anni e una chiacchierata con papà”, raccoglie i pensieri del cantante dal 1995 ad oggi e rappresenta un importante coming out dopo diversi rumors degli ultimi tempi. Ma non solo. Infatti, una mossa del genere non può che inscriversi anche in una bella operazione di marketing che aumenterà la popolarità del cantante, in attesa del suo prossimo album.
Il testo sarà pubblicato per i tipi della Kowalski, sul cui sito è già possibile prenotare il libro.
“Pur avendo ricevuto la considerazione di molti intellettuali, come Piero Chiara, Geno Pampaloni ed Enrico Falqui, l’intellighenzia di sinistra mi ha ignorato”. Lo affermava in una intervista al quotidiano IlFriuli Carlo Sgorlon, lo scrittore due volte Premio Campiello morto il Natale scorso, e di cui abbiamo anticipato una prossima pubblicazione postuma da parte di Mondadori.
“In qualità di corsivista e critico - dichiarava Sgorlon intervistato in occasione dell’uscita della sua autobiografia La penna d’oro - mi sono trovato spesso a parlare di Tomizza, Zanzotto, Magris, Rigoni Stern, Camon, scrittori che sentivo affini se non altro per prossimità geografica e quindi per substrato culturale. In cambio loro mi hanno ignorato completamente”.
Entourage culturale che, dichiara senza mezzi termini Sgorlon, “a parole proclamava la loro stima e la loro amicizia nei miei confronti, che non si è mai, assolutamente mai, concretizzata in una riga spesa per commentare un mio libro. E - continua - mi dispiace non essere considerato il rappresentante letterario del Friuli, com’è invece Pasolini”.
Anche se lo scrittore sentiva di essere diverso da lui: “il suo inconscio collettivo non è mai stato friulano - aveva dichiarato - quanto di più ampio respiro. Il Friuli sento di rappresentarlo molto di più io nei miei libri”.
Carlo Sgorlon
La penna d’oro
Morganti ed
15 euro
Via | Il Friuli”.
Quali sono i 100 libri che meglio descrivono questi primi anni 2000? Se lo chiedono, alla scadenza del primo decennio di questo nostro XXI secolo, i redattori del Telegraph (inglese), che provvedono a fornircene una lista come al solito, come tutte le liste, molto discutibile.
La trovate nel link all’articolo a fondo pagina, ma vi basti sapere che al primo posto c’è Harry Potter, seguito dall’autobiografia di Barack Obama, il Codice da Vinci, La struggente opera di un formidabile genio di Dave Eggers e L’illusione di Dio. Dieci ragioni per non credere, di Richard Dawkins e ‘Being Jordan’ di Katie Price, (una modella famosissima in Inghilterra), accanto a Cherie Blair e Belle de Jour.
Scorrendo l’elenco troviamo anche ‘Denti bianchi’ di Zadie Smith ed ‘Espiazione’ di Ian McEwan o ‘Suite francese’ di Nemirovski, Persepolis di Marjane Satrapi oltre a ‘Le correzioni’ di Jonathan Franzen o ‘Amabili resti’ di Alice Sebold. Ma c’è anche J.M.Coetzee, accando ai best seller di Stieg Larsson e i gialli di Alexander Mc Call Smith, la saga di Stephenie Meyer accanto alla ‘Strada’ di Cormac McCarthy e a ‘Un milione di piccoli pezzi’.
Ma c’è anche Philip Pullman, Shantaram di Gregory D. Robertson e ovviamente il Cacciatore di Aquiloni o ‘Breve storia di quasi tutto’ (in classifica anche da noi). Fra gli istant book, quelli del cuoco Jamie Oliver o del ciclista Lance Armstrong. I cento libri menzionati hanno venduto complessivamente 30 milioni di copie.
È appena uscito per i tipi di Edizioni Socrates il divertentissimo Ammazzarsi per sopravvivere, di Iain Levison, il cui sottotitolo aggiunge molto al contenuto del libro: Le infinite fatiche di un precario americano. Nonostante il libro sia uscito in America nel 2001, quando cioè la crisi economica era ancora di là da venire, senza particolari doti di preveggenza Levison tratteggia un’America molto vicino al collasso, nella quale a soffrire sono soprattutto i lavoratori precari.
Come ti è venuta l’idea per il libro?
Io stesso facevo quella vita, e nessun altro all’infuori dei sociologi sembrava accorgersi dell’esistenza di gente come me. Passavo tutto il giorno a svolgere qualche schifo di lavoro, poi mi ritrovavo a guardare una partita in tv e mi rendevo conto che le pubblicità della birra erano le uniche che fossero indirizzate a me. Ehi tu, tizio che guadagna 7 dollari e 25 l’ora, ti piacerebbe comprare una BMW nuova fiammante? Ti piacerebbe investire con la Charles Schwab? I media hanno perso ogni contatto con la realtà. I ragazzi di Friends vivevano in un appartamento di Manhattan. Anche io vivevo in un appartamento di Manhattan, e pagavo mille dollari al mese per dormire sul pavimento di un monolocale. Il punto non è la povertà, anche se da quella realtà non si può prescindere. Il punto è il divario, la differenza tra come l’America viene dipinta e com’è realmente per la maggior parte di noi.
Il libro è del 2001, ma in America la crisi è scoppiata nel 2008. Questo vuol dire che c’era già qualcosa nell’aria. Perché, secondo te, sembra essere stata colta di sorpresa?
Gli americani vivono in un mondo fantastico creato dalla televisione e consolidato dalla pubblicità e dalla stampa. L’economia va a gonfie vele! Ogni giorno i delinquenti finiscono in prigione grazie a onorevoli avvocati! Lottiamo per la libertà! È esilarante. La realtà è sotto gli occhi di tutti. Eppure abbiamo sviluppato questa strana tendenza a ignorare quello che abbiamo di fronte per vedere invece solo quello che ci viene detto di vedere, quello che ci viene suggerito. Ora come ora in prigione ci sono tre milioni di persone. È circa l’1% della popolazione, una percentuale di gran lunga superiore a quella di ogni altra nazione, comprese le dittature. Un Paese che sbatte l’1% dei suoi esseri umani dietro le sbarre non può reggere molto a lungo. È un segno che c’è qualcosa di profondamente sbagliato. Di cose sbagliate ce ne sarebbero a dozzine, chiaramente, questa è solo la prima che mi è venuta in mente. Questo Paese, con tutto ciò che aveva di grande, è stato distrutto da fanatici accecati dall’avidità.
Cosa ne pensi del premio Nobel a Obama?
La Commissione di Oslo voleva alzare il dito medio contro Bush, e Obama ha avuto fortuna.
Continua a leggere: Intervista a Iain Levison: lo scrittore precario
E’ uscita in questi giorni in libreria l’autobiografia del cantautore Antonello Venditti. L’importante è che tu sia infelice è il titolo, scelto perché sintetizza il rapporto del cantante con la madre professoressa che, racconta Antonello, “Mi ha sempre dato quattro, anche se mi voleva bene.”
Il libro si apre proprio con la morte della signora Venditti e da lì ripercorre a ritroso la vita dell’artista, mostrandone vizi e virtù. Ciò che viene fuori è un ritratto scanzonato e ironico dell’uomo Venditti, ma anche e soprattutto il ritratto di un’epoca, con i suoi personaggi e il suo clima politico. La frequentazione del mitico Folkstudio con De Gregori, l’incontro e l’amicizia con Fabrizio De Andrè, Ivan Graziani, Lucio Dalla e tanti altri.
L’autore Venditti accontenta anche la curiosità dei suoi fan raccontando aneddoti e svelando le storie celate dietro le canzoni più famose. Parla della Claudia di Notte prima degli esami( “ci lasciavamo e ci riprendevamo in uno sfiancante tira e molla”) e di un viaggio in Germania dal quale prese spunto per comporre Giulio Cesare.
L’importante è che tu sia infelice
Antonello Venditti
Mondador, 2009
€ 16 Ibs €12,80

Si chiama “Going Rogue: An American Life” è l’autobiografia di Sarah Palin, neo conservatrice americana e candidata vice presidente alle ultime elezioni negli States, e uscirà nelle librerie solo il 17 dicembre, ma a livello di prevendite su amazon ha già battuto per numero di copie le cifre record accumulate da The Lost Simbol, l’ultimo iper-discusso romanzo di Dan Brown.
La casa editrice americana Harper&Collins, che sta preparando l’uscita dell’autobiografia della Palin, ha già in mente di stampare una prima tiratura da un milione e mezzo di copie, ma, viste le dimensioni dell’aspettativa che questo libro sta scatenando, ce ne vorranno molte di più per sfamare il mercato, un mercato che ormai vede sfidarsi i propri campioni a suon di zeri, a colpi di cifre galattiche.
Appare poi veramente incredibile come un record appena stabilito, tra l’altro da uno degli autori più famosi e letti degli ultimi anni, sia stato già archiviato, per di più ad opera di una non-scrittrice, di una politica. In ogni caso, prima di estrapolare qualsivoglia deduzione, bisogna aspettare l’uscita del libro nelle librerie a dicembre, vedremo se anche per questo libro della Palin serviranno le ronde di vigilantes fuori dalle librerie.

Gli amanti del genere biografico si mettano l’anima in pace: non si sa se e quando “Showig up Gates” (tradotto “Tutti i difetti di Gates”) scritto da William Gates sarà tradotto in italiano. Di certo si sa solo che l’ha scritto il padre di Bill Gates. Ne esce un “lato B” abbastanza prevedibile: faccia da schiaffi e col ghigno strafottente, pestifero e svogliato, la sua prima fortuna pare gli venne quando fu portato da uno psicologo. Che consigliò ai genitori di lasciar la briglia a questo pupo, che si sentiva troppo oppresso dall’educazione severa.
Detto fatto: due anni dopo la famiglia assistette alla parabola del brutto anatroccolo, trasformatosi i cigno e quindi in piccolo prodigio. Se ne parla nel libro scritto da Gates senior, in uscita in questi giorni in America, anche se alcuni aneddoti sono stati pubblicati dal Wall Street Journal. Come quello del bicchier d’acqua che suo padre gli tirò quando perse le staffe, nel 1966: era l’ennesimo litigio a tavola e Bill ringraziò sarcastico per la doccia. Situazioni di cui pare abbia fatto tesoro, alla luce della rigida educazione che sta dando ai suoi figli, ai quali concede solo 45 minuti di navigazione su internet al giorno.
Via | Ilgiornale.it
Foto | Tomshw.it