
Lo scrivere porta con sé delle manie, come per ogni attività legato al “caso” (e per la scrittura rientrano nel campo della casualità vari fattori come l’ispirazione, il definire meglio quel personaggio che proprio sfugge, il sostegno dell’editore, la fortuna del libro una volta pubblicato). Molti scrittori hanno sviluppato diverse manie che mettono in pratica quando scrivono: alcune sono vere e proprie liturgie apotropaiche, altre sono soluzioni ad hoc per superare questo o quel problema, altre ancora sono abitudini che si sono prese e non si vogliono lasciare.
Ecco alcune manie degli scrittori e delle scrittrici viventi:

Mi scusino i lettori di booksblog se per una volta faccio un passo indietro rispetto all’attualità più stretta del mondo delle lettere nostrane, e ritorno indietro, a qualche mese fa. Quest’oggi vorrei infatti ricordare un fatto che, come una miriade di altri fatti, almeno qui da noi, è ormai defluito nelle fogne del dimenticatoio.
Si tratta di una battaglia, in particolare di una battaglia legale, che vede sul ring due personaggi: dalla parte dell’accusa c’è l’attuale presidente del Senato della Repubblica, l’onorevole Renato Schifani, dall’altra, nella scomoda condizione di accusato, lo scrittore Antonio Tabucchi, reo, secondo la seconda carica dello Stato, di un disdicevole reato di opinione per il quale, sempre per Schifani e per i suoi avvocati, dovrebbe pagare un’ammenda di 1 milione e 300mila euro.
Ora, visto che non voglio correre il rischio di deformare i fatti, commettendo a mia volta un reato d’opinione, vi propongo di leggere direttamente l’articolo incriminato (qui), pubblicato da Tabucchi il 20 maggio del 2008 sul quotidiano L’Unità, e, una volta finita la lettura, di giudicare da voi quale sia il significato di una simile denuncia. Mi permetto di suggerire un’interpretazione: minaccia, ricatto, intimidazione.
Abbiamo già accennato, qualche giorno fa, al clima di attesa che si sta creando, come ogni anno, d’altronde, all’avvicinarsi della consegna del premio Nobel per letteratura, vinto l’anno scorso da un outsider, il francese Le Clézio. A fomentare questo clima di attesa, a riscaldarlo, soprattutto nel mondo anglosassone ci pensano i soliti bookmakers, che stanno diffondendo le loro quote circa il premio letterario più ambito.
Sfogliando alcune di queste liste ci si ritrova catapultati in una vera e propria sala scommesse e, naturalmente, si fanno delle scoperte sensazionali. Si scopre che di italiani praticamente non ce n’è, escludendo il grandissimo Claudio Magris e Antonio Tabucchi, il cui accostamento al Nobel appare francamente un po’ esagerato; ma soprattutto si scoprono nomi importanti, nomi di maestri del calibro di Milan Kundera o di Abraham Yehousha, scavalcati da decine di colleghi, non meno bravi forse, ma dalla statura meno imponente.
Ma leggendo queste classifiche si capisce una cosa più di tutte le altre: vale a dire che le chiacchiere sui possibili vincitori, come tutti gli anni, servono semplicemente a far montare l’aspettativa e a fare un po’ di pubblicità ad autori dalle pagine poco frequentate… Chissà che alla fine non vinca poi, addirittura un non-scrittore, Bob Dylan per esempio.
Via | Systemlays.uk

Oggi è uscito il primo numero del «Il Fatto quotidiano», nuovo giornale diretto da Antonio Padellaro, che vanta collaboratori come Marco Travaglio, Peter Gomez, Oliviero Beha, Luca Telese, Furio Colombo, Benny Calasanzio etc.
Alle pagine 12 e 13, «Il Fatto» pubblica un’anteprima di “Fra generali”, un racconto tratto dall’ultimo libro di Antonio Tabucchi, Il tempo invecchia in fretta, che uscirà nelle librerie il 30 settembre. Il tempo invecchia in fretta è una raccolta di nove racconti ambientati negli anni del comunismo sovietico fino alla caduta del muro di Berlino, e “Fra generali”, dedicato a Norman e Cella Manea, è uno di questi.
Purtroppo Booksblog non dispone dei diritti per riprodurre integralmente l’anteprima pubblicata su «Il Fatto». Possiamo riportare soltanto l’incipit, subito dopo il “continua”: se poi volete leggere il resto, vi toccherà andare in edicola.
Continua a leggere: Sul «Fatto quotidiano» anteprima dell'ultimo libro di Antonio Tabucchi

L’ultimo episodio dell’affaire che ha scosso le basi di uno dei più importanti premi italiani, il Grinzane Cavour, è stato l’arresto questa sera di Guliano Soria patron della manifestazione, nata nel 1982.
Giuliano Soria nelle ultime settimane era stato coinvolto in un’indagine per molestie sessuali ai danni di un suo maggiordomo, inchiesta estesasi poi alla gestione del denaro, pubblico, che finanziava le attività numerosissime del premio. Il Grinzane Cavour attivo ormai da 26 anni, ha premiato tra gli altri nella sua storia personaggi del calibro di Primo Levi, Antonio Tabucchi, Sebastiano Vassalli, Vincenzo Consolo e da ultimo Michele Mari.
Più che sull’innocenza o la colpevolezza dell’indagato riguardo le accuse di molestie sessuali, a far riflettere dovrebbe essere lo stato delle istituzioni culturali italiane, negli ultimi anni costantemente e paurosamente in declino. Che la soluzione non sia tagliare i fondi, come vorrebbe Baricco, sembrerebbe assolutamente palese. Bisogna rivitalizzare e ringiovanire, reinvestendo su persone oneste, capaci e magari anche giovani. Per l’anno in corso, in ogni caso, il premio è stato sospeso e i cinque garanti, Cristina Comencini, Piergiorgio Odifreddi, Giulio Giorello, Dacia Maraini e Tahar Ben Jelloun, si sono dimessi.
Via | Repubblica
Foto | Flickr
Parlando di letteratura del novecento, poco tempo fa ho voluto ricordare “Fontamara” di Ignazio Silone. Oggi vorrei proporre un testo più contemporaneo che come nell’opera di Silone propone la lotta contro le ingiustizie della società. Parlo di “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi.
Ambientato in Portogallo nel 1934, durante la dittatura di Salazar, Pereira è un giornalista ormai destinato a scrivere necrologi senza più nessuna passione e soprattutto senza più nessuna speranza per il futuro. La vita del protagonista però cambia quando incontra un giovane rivoluzionario Francesco Monteiro Rossi, che diventa un suo collaboratore per la stesura di coccodrilli. Le teorie socialiste e anarchiche di Rossi però non piacciono particolarmente al regime e viene assassinato. Questa vicenda scuote profondamente Pereira che alla fine decide di scrivere un articolo per denunciare l’accaduto.
La particolarità del romanzo è sicuramente il continuo ripetere del sintagma “sostiene Pereira” dall’inizio fino alla fine dando l’impressione che Tabucchi abbia scritto il romanzo registrando in prima persona le dichiarazioni di Pereira. Importante poi è la maturazione del personaggio che solo alla fine della storia riesce a uscire da quello stato di rassegnazione e a combattere per una società migliore. Un gesto che lo costringe a fuggire dal Portogallo e dalla sua amata Lisbona.