La mattina del 2 novembre di 36 anni fa il corpo di Pier Paolo Pasolini fu ritrovato sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia, ucciso a bastonate e investito dalla sua stessa macchina. Uno dei modi per ricordare PPP,uno dei più acuti analisti che l’Italia abbia avuto nella sua storia recente, è risentire le sue parole - come ci ha invitato a fare Roberto nel suo articolo di questa mattina - un’altro è rileggere ciò che ha scritto, non solo per ricordarlo, ma in qualche modo anche per riavvicinarlo a noi.
Per questo vi voglio proporre la lettura di un pezzo che Pasolini pubblicò a circa un anno e mezzo dalla sua morte, sulle pagine del Corriere della Sera (che impressione pensare che trent’anni fa sul Corsera ci scrivevano intellettuali di questa portata). Si tratta di un articolo poi incluso negli imperdibili Scritti corsari, dedicato a una tendenza di cui Pasolini vide la nascita: vale a dire «l’omologazione repressiva» ottenuta attraverso «l’imposizione dell’edonismo e della joie de vivre».
Questa omologazione repressiva era messa in pratica da un nuovo potere di cui Pasolini riusciva a intravedere soltanto il profilo, «un tutto (industrializzazione totale), e, per di più, come tutto non italiano (transnazionale)». Non riusciva ancora a dargli un nome e una forma, ma ne aveva già intuito la malattia: «la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo Sviluppo, produrre e consumare», ovvero la base del sistema che ci sta portando in questi mesi verso un baratro di cui non possiamo ancora valutare la profondità, ma che è, nondimeno, spaventoso.
Oggi è l’anniversario della morte di Aaron Ettore Schmitz, passato agli onori della storia della letteratura con il nome di Italo Svevo. Nato a Trieste il 19 dicembre del 1861, Svevo ebbe una vita artistica segnata dai rifiuti, dalle delusioni e dalle sconfitte. I suoi romanzi e i suoi racconti, in primis La coscienza di Zeno, sono oggi ritenuti tra i più grandi capolavori del Novecento italiano, anche se molto spesso sono odiati dagli studenti per la loro pesantezza.
Per ricordare il grande Svevo, quest’oggi l’account twitter dell’editore Einaudi ha lanciato una gara all’ultima frase. Si chiama Ultima Sigaretta e per partecipare basta creare una frase di meno di 140 caratteri, vale a dire l’ampiezza massima di una twitterata, e pubblicarla sul proprio account usando come hashtag #ultima sigaretta. Per ora la frase più bella che mi è capitato di leggere è quella postata dall’utente Across Nowhere:
l’ #ultimasigaretta è stata anche la prima. Una sera di fine d’estate di qualche anno fa. Sputai un polmone e finì lì.
Continua a leggere: #ultimasigaretta, ovvero come ricordare Svevo ai tempi di Twitter
Nel ventesimo anniversario della sua morte, avvenuta appunto il 29 agosto del 1991, Libero Grassi, l’imprenditore palermitano che disse no al pizzo, diventa un fumetto. Grazie alla penna di Laura Biffi e Raffaele Lupoli, alla matita di Riccardo Innocenti e alle illustrazioni di Beatrice Gozzo rivive la vicenda del coraggioso industriale che a gran voce dichiarò la sua guerra alla mafia. Con caparbietà e convinzione scrisse la lettera “Caro estortore” che venne poi letta nella trasmissione di Michele Santoro, Samarcanda.
“La storia di Libero Grassi va oltre quella che egli ha vissuto in prima persona – raccontano Raffaele Lupoli e Laura Biffi, sceneggiatori del fumetto – Dopo l’omicidio si è prolungata grazie alla sua eredità morale e sociale. Con l’impegno dei familiari e delle associazioni antiracket, poi Addio Pizzo e Libero Futuro, con Confindustria Sicilia che ha scelto di sbattere fuori gli imprenditori collusi, con il suo nome che campeggia sulla facciata delle scuole, sui cartelli di tante vie e piazze. Anche questo appartiene a pieno titolo alla storia di Libero Grassi”. Su RepubblicaPalermo.it è possibile vedere alcune tavole del graphic-journalism.
Libero Grassi, cara mafia io ti sfido
Laura Biffi e Raffaele Lupoli
Disegni Riccardo Innocenti
Illustrazioni Beatrice Gozzo
Round Robin editrice e daSud
€ 15, 150 pp
Esattamente vent’anni fa, a Palermo, si spegneva Leonardo Sciascia, una delle voci più limpide e precise del mondo intellettuale italiano dell’intero novecento. Giornalista, scrittore e grande analizzatore di fatti, Sciascia è stato l’esempio, e per qualcuno lo è tutt’ora, dell’impegno civile dell’intelligenza umana alla ricerca e alla difesa del valore supremo della verità.
Oggi, a vent’anni dalla sua morte, continuiamo vivere in un mondo dal sapore sempre più edulcorato, sempre più lontano dal gusto sapido che caratterizza la verità, è proprio per questo che ricordare il grande scrittore siciliano, oggi, vuol dire non solo rileggere le sue parole, le sua analisi, i suoi racconti, ma vuol dire prima di tutto fare nostra, una volta per tutte, l’esigenza e la fedeltà al vero che ha sempre caratterizzato la sua vita professionale.
Anche per questo, in occasione dell’anniversario della sua morte, un po’ in tutta Italia si stanno organizzando serate “sciasciane”, riletture, presentazioni, omaggi, ricordi. Invitando i lettori a scrivere nei commenti gli appuntamenti di cui sono a conoscenza, mi permetto di segnalare una serata che in qualche modo mi riguarda: stasera, infatti, al Frida Café di Milano, verrà presentato per la prima volta al pubblico il numero speciale della rivista letteraria El Aleph dedicato a Leonardo Sciascia.
Foto | El Aleph
Sono passati 34 anni dalla tragica e misteriosa morte di Pier Paolo Pasolini ammazzato sul lido di Ostia, ma pochi sembrano ricordarsene. Da una veloce ricerca tra le news pubblicate questa mattina su internet difatti, l’unico post che ricorda questa tragica ricorrenza si ritrova sulle pagine di Queerblog, mentre sembra che sulle testate online dei principali quotidiani nazionali l’anniversario sia passato completamente inosservato.
E’ un peccato non vedere nelle pagine virtuali del Corsera, per esempio, qualcuno degli interventi di Pier Paolo Pasolini, tanto profondi quanto attuali nelle loro analisi e conlcusioni. Sì perché la caratteristica principale del Pasolini Corsaro, quello del Caos, delle Lettere luterane, degli Scritti corsari, giusto per fare qualche esempio, è la profondità e la capacità di vedere più in là dei suoi contemporanei.
Già a metà degli anni ‘70, infatti, Pasolini aveva intravisto e delineato con nitidezza impressionante il futuro sociale dell’occidente, dominato dal disimpegno, dalla religione dell’edonismo e da una grettezza intellettuale sempre più diffusa.
Solo su una cosa, forse, Pasolini si sbagliava: credeva probabilmente in un futuro segnato da una omologazione di stampo piccolo borghese, mentre i tempi che stiamo vivendo ci stanno dimostrando come, paralleli a questo fenomeno, corrano i binari di un’altra dinamica omologante, quella della povertà, quella di una classe che una volta si chiamava sottoproletariato e che oggi, pur non avendo nome, sta ingrossando le sue file a dismisura.
Foto | Wikipedia

Si avvicinano le celebrazioni per il ventesimo anniversario della scomparsa del grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia, una delle pietre miliari della letteratura e della cultura italiana del Novecento, un personaggio di cui abbiamo sempre più bisogno di ricordarci, che riassumeva in sé tutte le caratteristiche dell’intellettuale serio, impegnato e soprattutto lucido nelle sua analisi, un intellettuale molto diverso dai pantofolai da salotti televisivi che abbondano di questi tempi.
Una delle iniziative più importanti che chiuderanno questo anno sciasciano è l’Enciclopedia di Leonardo Sciascia, ovvero il Dizionario Analitico della vita dell’opera e della critica, un vero e proprio monumento che l’associazione “Amici di Sciascia” sta preparando da tempo, grazie agli sforzi congiunti di tutti i soci e al contributo speciali dei due “ordinatori” Salvatore Silvano Nigro e Gianfranco Dioguardi.
Questa iniziativa è solo una delle tante che costelleranno il mese di novembre cui stiamo per affacciarci, mese che vedrà il suo culmine, almeno sciascianamente parlando, il giorno 20, data dell’anniversario della morte di questo grande intellettuale di cui non possiamo permetterci di perdere il ricordo, di lasciarlo sprofondare nell’oblio.
Via | AmicidiLeonardoSciascia

Come sottolinea il logo di Google, per l’occasione tramutato in campo assediato dagli UFO, oggi ricorre l’anniversario della nascita di uno dei più grandi scrittori di fantascienza di sempre, Herbert George Wells, dalla cui penna nacquero storie memorabili come L’uomo invisibile, La macchina del tempo, ma anche testi come La guerra dei mondi la cui lettura radiofonica, nel 1938, ad opera del quasi omonimo Orson Welles, scatenò il putiferio negli States, causando panico e suicidi.
Ma la forza delle opere nate dall’ingegno di questo incredibile scrittore inglese non si misurano semplicemente in aneddoti come questo, la sua forza di narratore, la potenza del suo immaginario si misurano piuttosto nella eco che le sue invenzioni narrative hanno avuto lungo tutto il Novecento, a cominciare da gran parte della letteratura fantascientifica, di cui fu uno dei primi e migliori esponenti, fino alle riproposizioni cinematografiche che sul suo immaginario si fondano.
H.G. Wells è stato sicuramente uno dei più grandi scrittori della modernità e, come ogni grande scrittore, il suo influsso sarà intuibile nei sogni e negli incubi (forse più in questi ultimi) di svariate generazioni che lo conosceranno anche senza averlo letto, e questa è un’altra delle caratteristiche che certificano l’ingresso di un artista nell’eternità.
Foto | Google
Liliana de Curtis ha presentato a Portici “A’ livella”, nota poesia di suo padre Totò. Questo è quanto accaduto lo scorso 3 dicembre alla libreria Vocali Nonsololibri. La novità dell’edizione illustrata per bambini edita da Paramica era clamorosa, ma la stampa non se n’è accorta. Non solo perché il ricavato della vendita viene devoluto in beneficenza per una comunità di 250 bambini nel Monzambico, resi orfani dall’Aids.
“A’ livella” qui tradotta in prosa da Antonella Ossorio, è il libro che detiene il record delle falsificazioni, ma anche delle vendite in edizione originale. Ora è tornata in una veste d’ arte, in formato album, con le illustrazioni di Monica Auriemma fatte a collage, vestite d’antico ma modernizzate. Riconoscendo a Totò il ruolo di narratore per i piccoli, raffigurandolo tra loro come fosse il burattinaio di un teatrino dallo sfondo amaro, fatto di immagini ironiche e ingiallite foto di famiglia.
Fatto sta che, a pochi giorni dall’uscita dell’articolo di Stella Cervasio sull’edizione locale de La Repubblica, anche la redazione web partenopea ha rispolverato l’uscita Paramica, cogliendo il la per ricordare l’imminente ricorrenza del genetliaco del Principe della risata (il 15 febbraio corre il 111° anniversario della nascita di Antonio de Curtis), dedicando uno speciale al volume raccontato magistralmente e illustrato in maniera mirabile.
Antonella Ossorio/Monica Auriemma
“A’ livella di Antonio De Curtis”
Paramica
pagine 50
prezzo: €18,00
lettura dai 9 anni

Un anno fa moriva in una clinica milanese lo scrittore, giornalista e conduttore Enzo Biagi, all’età di ottantasette anni, dopo una lunga carriera costellata di successi letterari e televisivi.
Oltre che per le sue importanti interviste a personaggi famosi e per i suoi lucidi articoli, Biagi è stato ricordato anche per due romanzi: Disonora il padre e Una signora così così.
Rizzoli ha pubblicato In viaggio con mio padre, scritto dalla figlia per ricordare quello che per tutta l’Italia è stato un grande giornalista, e per loro è stato semplicemente un papà. Per maggiori informazioni su questo libro potete visitare il sito online del Corriere della Sera, mentre per leggere l’articolo di Booksblog scritto un anno fa per commemorare la morte di Biagi cliccate qui.

Ieri, 2 novembre, è ricorso il trentatreesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, scomparso appunto il 2 novembre 1975, quando fu ucciso brutalmente sulla spiaggia di Ostia, vicino Roma.
In diverse occasioni abbiamo parlato su Booksblog di Pier Paolo Pasolini, che al giorno d’oggi è considerato quasi come un profeta per alcune produzioni artistiche (non solo letterarie), che si sono mostrate, nel corso degli ultimi decenni, molto avanti rispetto ai propri tempi.
In particolare vi segnaliamo, sempre su nostri vecchi post, il singolo della cantante Linda dedicato allo scrittore, e una poesia di Pasolini recitata da Toni Servillo.