Dori Ghezzi negli anni Ottanta figlia dei fiori e sognante, Antonella Clerici a inizio carriera 25 anni fa appariva più sensuale, Alessia Marcuzzi come Anna Falchi, Stefania Orlando e Anna Tatangelo erano decisamente quattro fanciulle acqua e sapone. Che dire di una Milva annata 1988? Sembravano invece l’una la fotocopia dell’altra Stefania e Amanda Sandrelli immortalate sempre sul finire degli anni Ottanta dal fotografo delle dive Bruno Oliviero, che ieri sera ha organizzato un party al White di Roma per presentare agli amici le sue 204 “Prime donne. Istanti d’autore” (Armando Curcio Editore); noi di Booksblog c’eravamo e gli abbiamo fatto qualche domanda.
Visi e corpi in posa di donne nel mondo dello spettacolo, del cinema ma anche donne della politica, dell’editoria, ritratte solo in bianco e nero, perché?
Sono affascinato dal bianco e nero, che in modo nitido il senso della vita. D’altronde la fotografia è nata in bianco e nero, usarla mi regala la sensazione di tornare indietro nel tempo, alle origini, in un periodo dove vedo troppo colore e un eccessivo uso di Photoshop.
Cosa ti colpisce di più di un “soggetto”?
Dipende cosa ha di bello quella donna: se ha belle le mani, mi innamoro delle sue mani, se ha di bello le gambe, mi colpiscono le gambe e così via. Anche se gli occhi rimangono il volto dell’anima e il mio obiettivo è quello di cogliere l’attimo, un’espressione e avere un’immagine.
Nel libro si sono tante donne che hai scoperto artisticamente, quali?
C’è una Ornella Muti quattordicenne, in una delle prime foto che le ho scattato ma è il ritratto al quale sono più affezionato: fu il suo esordio e la sua fortuna. Ma ci sono anche altre donne colte in un momento ancora acerbo come Corinne Clery, Simona Ventura, Vittoria Belvedere, Martina Colombari e tante che poi mi hanno scelto come fotografo. Scoprii Anna Falchi quando ancora non si era rifatta il seno, un intervento superfluo secondo me, perché i suoi suoi punti di forza erano il lato B e le gambe. Anche di Alessia Marcuzzi, ricordo quando la notai: conduceva un programma a Telemontecarlo e mi colpii il suo modo di arrivare al pubblico. Invece di una giovanissima Antonella Clerici, fotografata nel 1985, mi incuriosì la sua carica erotica, che però non traspariva in tv e d’altronde il segreto del suo successo sta proprio nel fatto che le altre donne non la vedono come rivale.
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Arriva in libreria Questo sono io, la prima autobiografia di Gigi D’Alessio, scritta di getto per fare chiarezza su alcune vicende della sua vita che sono state oggetto di pettegolezzo negli ultimi anni. Il titolo è lo stesso del suo ultimo cd che proprio bene non è andato. E così D’Alessio ci parla della sua storia con Anna Tatangelo ed espone la propria verità; narra del rapporto di amore-odio con Pino Daniele; i concerti per la camorra (“non chiedevo il certificato penale a chi mi chiamava”) e un’inedita poesia sulla mondezza, che forse diventerà canzone. Quindi Gigi D’Alessio anche poeta. Della mondezza.
Scusatemi se sono troppo critico, ma questa frenesia di pubblicare che invade tutti, proprio non mi piace. In mezzo a tutta questa caterva di libri – che le grandi case editrici con gran profusione di capitale ci fanno trovare in tutte le librerie, anche le più recondite – risulta sempre più difficile trovare libri interessanti, anche di nuovi autori.
Gigi D’Alessio
Questo sono io
Mondadori 2009
pp. 127, euro 16,00