Nonostante la sua leggibilità, “Contro il fanatismo” di Amos Oz (Feltrinelli, 78 pagine, 4,50 euro) non è un libro semplice. Non lo è innanzitutto perché lo scrittore israeliano affronta in modo diretto una questione spinosa, la guerra tra Israele e Palestina; e non lo è perché spesso sono proprio gli europei (ma non solo) a essere soggetti alle critiche di Oz.
In questo libro, che raccoglie tre letture svolte da Oz a Tubinga, c’è una frase, che vi voglio riportare, che a mio parere condensa una grande verità, qualunque sia il conflitto che ci sta a cuore. La tragedia di quelle terre:
Non è una storia nero su bianco. Non è un film western, e nemmeno un western capovolto. Benché qui in Europa molto spesso, davvero molto spesso, incontro persone impazienti, sempre ansiose di sapere per ogni storia, per ogni scontro, chi siano i “buoni” e chi i “cattivi” (trad. di Elena Lowenthal)
Il nuovo libro di Amos Oz (Feltrinelli, pp. 184, 16 euro) è una sorta di puzzle di personaggi. Sullo sfondo di una cittadina, Tel Ilan, si muovono i suoi abitanti, il sindaco, un’insegnante, un ragazzino, una bibliotecaria. Persone dall’apparenza comune, ma che in realtà nascondono segreti, finiscono per trovarsi in situazione strane o assurde che - e questo è uno dei tratti più caratteristici del libro - non trovano mai soluzione.
Sono storie che rimangono sospese, e che denunciano attese mancate, dilemmi dell’anima, frustrazioni. Come accade ad Arieh Zelnik, il personaggio del primo racconto, che un giorno si vede arrivare a casa uno strano personaggio che intende comprare la casa in cui vive, che in realtà appartiene alla madre, e dopo un po’ di tergiversamenti si ritrovano tutti e tre sdraiati nel letto dell’anziana donna, senza spiegazioni.
O come accade a un altro personaggio, che un giorno si vede recapitare un biglietto della moglie con su scritto: “Non ti preoccupare per me”, senza altre spiegazioni. Non sapremo mai perché la donna se ne è andata, ma ci rimarrà l’angoscia, l’attesa, le abitudini del protagonista infrante.
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E’ stato annunciata per l’una ora italiana (che è anche quella svedese) la proclamazione del vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2009, colui che succederà al francese Le Clézio nella lunga lista di poeti e prosatori, i migliori del globo, lista che nacque più di un secolo fa e che vede tra le sue file, quasi tutti i più grandi cultori della Letteratura del secolo.
Come ogni anno, nelle ore che precedono la proclamazione, da una parte all’altra della rete rimbalzano classifiche, percentuali, quotazioni per stabilire in anticipo il nome del vincitore. Quest’anno qualcuno dice che a ritirare il premio più ambito sarà un americano (i nomi che circolano sono quelli di Roth, De Lillo, McCarthy, addirittura Bob Dylan), altri dicono che sarà un sudamericano, magari Vargas Llosa, altri un israeliano (come Amos Oz o David Grossman).
Ancora qualche giro di orologio e lo sapremo, basterà connetterci al sito del Nobel verso l’una e assistere alla proclamazione live.
Foto | Nobelprize.org