La poesia è morta? La letteratura aforistica ancora peggio? E allora ecco che noi andiamo controcorrente e suggeriamo delle chicche per chi ama questi generi tanto bistrattati (soprattutto in Italia).
Inizio con Taccuino d’amore, del premio Nobel Wislawa Szymborska, una delle mie poetesse preferite. Un libro che consiglio di leggere soprattutto se siete innamorati, perchè per dirla con lei, in effetti, “che se ne fa il mondo di due esseri/che non vedono il mondo?(…) Guardate i due felici:/se almeno dissimulassero un po’/si fingessero depressi, confortando così gli amici!” (Un amore felice).
E invece “Eccoci qui distesi, amanti nudi,/belli per noi – ed è quanto basta -/solo con foglie di palpebre vestiti/siamo immersi nella notte vasta” (Notorietà). Anche se nessun giorno ritorna, e “ieri, quando il tuo nome qualcuno ha pronunciato/mi è parso che una rosa/sbocciasse sul selciato./Oggi che stiamo insieme,/ho rivolto gli occhi altrove./Una rosa? Ma cos’è?” (Nulla due volte).
Ne Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh ho respirato la stessa atmosfera riposante che si trova in alcuni best seller al centro dei quali ci sono storie di donne lontane dai ritmi frenetici degli impieghi metropolitani (penso ad esempio alla stessa Scuola degli ingredienti segreti).
Si tratti di composizioni floreali o di cucina, la storia scorre narrata attraverso gli occhi di una protagonista che svela se stessa raccontandoci le sue routine e il suo “club” di rapporti amicali-parentali, introducendoci in punta di piedi – e senza sentimentalismi – nei complicati meccanismi che caratterizzano l’inizio di una storia d’amore.
Victoria ha 18 anni, è appena uscita dalla casa per orfane che l’ha accolta per una vita, e non sa cosa fare della sua esistenza. Odia il contatto fisico, che le procura degli involontari conati di vomito, si tratti di una carezza sulla schiena o delle mani infilate sotto le maniche del cappotto per aggiustarle i polsi di una maglietta.
Continua a leggere: Il linguaggio segreto dei fiori, di Vanessa Diffenbaugh
Esce venerdì prossimo il nuovo libro di Margaret Mazzantini Nessuno si salva da solo . L’autrice torna a pubblicare con Mondadori a tre anni da Venuto al mondo, che nel 2009 ha vinto il premio Campiello.
Nessuno si salva da solo, stando alle anticipazioni, è la storia di una crisi sentimentale di una coppia, Delia e Gaetano. Entrambi prossimi ai “quaranta”, i due si ritrovano faccia a faccia, dopo la rottura, durante una cena in un ristorante.
L’esito del loro amore, i due figli Cosmo e Nico, sono rimasti a casa con Delia, e per lei e Gaetano la cena sarà l’occasione per confrontarsi l’uno con l’altra ripercorrendo passioni e rabbia intercorsi negli anni del loro rapporto.
Entrambi in bilico fra la voglia di pace e la seduzione dell’altrove e dell’altro.
Margaret Mazzantini
Nessuno si salva da solo
Mondadori ed.
19 euro
(dal 4 marzo 2011)
Giancarlo il tarlo è molto fortunato: quando se ne è andata la vecchia inquilina della casa in cui vive - una signora anziana, che “non faceva caso alla pioggerella di segatura che egli faceva cadere sul pavimento, nè ai forellini rotondi sulle gambe di tavole e credenze” - lì vi si trasferisce un giovane altrettanto svagato, un musicista.
Giancarlo quasi non riesce a credere che da quello strumento che il giovane imbraccia, il violino, escano dei suoni tanto belli. E quale la sua sorpresa quando scopre che quello stesso strumento…è altrettanto buono da mangiare! Da qui in poi questa bella fiaba di Franca Monticello, La magia della musica, molto ben illustrata da Chiara Fedele, diventa una vera e propria storia d’amore.
Perchè Gianfranco segue il musicista nei suoi giri in città, beandosi delle musiche che egli suona, finchè un giorno nota che il violinista è sempre più depresso: il suono che esce dal violino non è più così bello. E se fosse colpa sua? E se Giancarlo potesse ri-ottenere la sua bella musica, e la felicità del giovane, solo in cambio di una rinuncia grande, grandissima? Giancarlo, innamorato della musica, non ha scelta. E fa la scelta giusta.
Franca Monticello, Chiara Fedele (ill.)
La magia della musica
Edigiò ed.
9.50 euro
“E sarete/perfetti dentro/più belli dentro,/negativi vivi esistenzialisti tristi/quarti arrivati/ai campionati/di discesa libera all’inferno”
(La settimana bianca)
Può esistere una avanguardia artistica “di massa”? O meglio: un movimento di avanguardia, cioè di “sperimentazione artistica anche massima”, può essere alla portata di tutti? I Baustelle sembrano dimostrare che può essere così, secondo Paolo Jachia e Davide Pilla, autori di I Baustelle mistici dell’Occidente.
E’ lo stesso front man del gruppo Francesco Bianconi a ricordare d’altronde che questa sorta di “utopia” è già stata realizzata da precursori illustri. “Battiato per esempio, con La voce del padrone, ha fatto un disco di canzonette pop ma ha fatto cantare alla gente lo “Shivaismo tantrico” o gli adorniani “minima immoralia”.
Continua a leggere: I Baustelle mistici dell'Occidente, di P. Jachia e D. Pilla
E’ strano leggere oggi un romanzo come Rosa conosce il mare, perché ha un sapore antico, che ricorda i vecchi feuilleton. Ci sono delle donne, tutte con un fardello pesante, c’è un padre padrone, la fuga dal paese verso la città, un amore perso, un nuovo amore tormentato e impossibile, tutti gli ingredienti del rosa, insomma.
La storia comincia in un tempo che sembra lontanissimo e plana sul presente, come se non fosse un solo racconto. Ciò che lega le tre vicende, oltre al legame di sangue tra le protagoniste, è l’elemento drammatico: Rosa scappa da un amante troppo in vista, Adele dalla vergogna, Irene da se stessa. Sullo sfondo c’è il mare, anche quando è ormai lontano, a scandire la vita dei personaggi, ora calmo, ora burrascoso. Ciò che emerge con forza è la necessità di queste donne di esprimere la loro sensualità: persino Giuseppina, donna di paese, integerrima, fedele, non sa rinunciare alle riviste che nasconde sotto al materasso e a cui si lascia andare solo quando è sicura di essere sola e dopo essersi fatta il segno della croce.
L’autrice riesce a descrivere in modo eccellente l’ambientazione di Bellavista, piccola località del sud Italia, e non solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche e soprattutto per i rapporti umani, le relazioni (quelle tra padre e figlia, dettate dall’onore; quelle tra madre e figlia, impotenti e struggenti; quelle tra sorelle, solidali e comprensive.) Vale la pena di leggerlo per i particolari più che per la storia in sé: per Rosa che stira nella residenza di un ricco della capitale (e sembra di sentire l’odore della biancheria), per Francesco che esce in barca sicuro di tornare dalla sua amata, per Adele, innamorata di un’illusione che si lascia prendere da un bracciante in un campo di peschi. Il finale lascia un po’ insoddisfatti, è consolatorio, un po’ artefatto: Irene è quella che ce la fa, dopo aver attraversato l’oscurità, ma non ha il fascino e l’impeto di sua madre Rosa.
Rosa conosce il mare
Ivana Sica
Edizioni Artestampa
pp. 142, € 15,00
Il saggio è sempre all’altezza della sua bassezza
“Laccati di cristallina neppure i fossili sono più quelli di una volta”: è già un aforisma, il titolo di questo volume di Silvana Baroni, medico psichiatra romano. Il testo, che si è aggiudicato il secondo posto nel Premio internazionale “Torino in sintesi 2010″, si compone di una costellazione di aforismi, accompagnati, per la maggior parte, da composizioni pittoriche e grafiche dell’autrice.
Tra le mie preferite c’è quella di un paravento di legno affacciato su un orizzonte di mare: “l’eternità è il luogo dove il tempo è innamorato”. Forse perchè l’Amore, “quello con la A maiuscola, è miope”.
E non ho bisogno di spiegare - a chi mi interessa mi intenda - la saggezza della frase “la seconda metà della vita o è finalmente la prima o è inesorabilmente l’ultima”, o dell’idea che “solo a un single è data la rara opportunità di essere intero”.

L’amore non dovrebbe essere una lotta…L’amore è una grazia divina. E’ qualcosa che accade o niente. Non è solo un prodotto del lavoro e del sudore. E nemmeno sempre te lo sei guadagnato. Certo, a volte bisogna lavorarci, ma la cosa migliore è quando l’amore arriva senza una ragione, misteriosamente. Quello che sto dicendo è che non puoi costringere quella maledetta cosa a esistere.
Due coppie diversissime tra loro, alle prese con quel grande mistero di equilibrismi che è il matrimonio, di cui ogni personaggio svela il complicato funzionamento con le proprie parole. Questo il filo rosso fra i due racconti di Philip Lopate raccolti nel volume Due Matrimoni.
Lopate ci mette davanti, in metafora, ai meccanismi che regolano miracolosamente un orologio delicato. Alimentato spesso da episodi casuali delle nostre esistenze, oltre che dalle nostre emozioni e dalle nostre capacità di introspezione.

“Se ci fosse un ufficio governativo chiamato dipartimento dell’Amore umano, una grande stanza rosa piena di donne dai grembi soffici e di teneri uomini dagli occhi scuri, questi verrebbero inondati di reclami e proteste ogni giorno. La gente intenterebbe causa all’Amore per danni inimmaginabili. Ma non può, così viene da me”
Tre persone si incontrano, un’ora a settimana, in un pittoresco studio color albicocca a Evanton, nelle Highlands scozzesi. Nella loro testa - mentre dovrebbero stare ad ascoltare, in teoria, le frasi che pronunciano gli altri - una realtà parallela di recriminazioni, aspirazioni romantiche e voglie di fuga (e di sano sesso).
Funzionano tutte così, le sedute di Rose e Harry dalla loro consulente matrimoniale, Ania. Perchè si, Rose lo confessa: “Sono una pessima madre, oltre che una pessima moglie…. una moglie che parla con suo marito soprattutto attraverso una donna polacca-scozzese, e che si dimentica di nutrire il suo figlio adolescente in modo equilibrato”.
Continua a leggere: Anteprima Booksblog: I love you, Goodbye, di Cynthia Rogerson
L’ultimo romanzo della scrittrice sarda Milena Agus, La contessa di ricotta, è secondo me anche più bello dell’acclamato Mal di Pietre, osannato in Francia e scoperto dai nostri editori dopo il boom di vendite d’Oltralpe.
Vediamo: potrei dirvi che vi piacerà se amate Garcia Marquez o Isabel Allende, ma anche Niffoi ad esempio, perchè si tratta di una saga familiare, tutta al femminile e dal sapore meridionale, che racconta di passioni inesplose e di figure al femminile perse nelle loro ossessioni.
Bellissima secondo me la figura della contessa di ricotta, dal cuore fragile e morbido come appunto l’omonimo prodotto caseario, che va in giro a preoccuparsi degli sfortunati della vita, profondamente insicura di sè, e con un figlio a carico.