
Marco Stanley Fogg, il protagonista indiscusso di “Moon Palace”, firmato Paul Auster, è “un avventuriero dell’anima”, una specie di “cercatore d’oro moderno”, che incatena i suoi passi uno dietro l’altro per risolvere il mistero della sua famiglia. Un interrogativo potente che lo porterà ad attraversare il tempo e lo spazio sulle orme di quel padre che lo ha lasciato orfano.
Secondo la migliore delle tradizioni classiche (o almeno in base ad una delle più diffuse), sarà proprio l’America, terra di scoperta e antico confine immaginifico della civiltà, ad ospitare le sue peregrinazioni. Quel paese che si dipana dall’atterraggio sulla Luna fino “agli albori del secolo”, dallo skyline di Manhattan agli sconfinati deserti dello Utah. Peripli incredibili che lo porteranno ad affrontare immani distanze di tempo e di spazio interrogandosi sui numerosi sensi della sua esistenza.
Non a caso Marco Stanley ha come ultimo cognome Fogg, un riferimento al londinese Phileas che intraprendeva il famoso “Giro del mondo in ottanta giorni” nell’omonimo romanzo di Jules Verne, che sicuramente non sarà sfuggito agli amanti dei più grandi classici d’avventura.
Mi ero buttato in un burrone, ma proprio mentre stavo per toccare il fondo avvenne un evento straordinario: appresi che c’era qualcuno che mi voleva bene. Essere amato fa una grandissima differenza. Un fatto che non attenua il terrore della caduta, ma che tuttavia conferisce una nuova prospettiva a ciò che tale terrore significa.
Mi ero buttato nel burrone, ma poi all’ultimissimo momento, qualcosa si era proteso a fermarmi a mezz’aria. E’ proprio questo qualcosa che definisco amore. L’unica cosa che può fermare la caduta di un uomo. L’unica cosa che abbia in sé la forza di negare le leggi di gravità.
Immagine da lesartbookins.over-blog.fr
Via | einaudi.it
“Un giorno esprimerò un desiderio guardando una stella/e mi sveglierò dove le nuvole sono distanti dietro di me/dove le preoccupazioni si sciolgono come neve al sole/ lontano sopra i comignoli dei camini:/ è li che mi troverai”
Cosa succede, al giorno d’oggi, all’interno di una famiglia della provincia americana quando all’improvviso la loro figlia maggiore, in partenza per il college, svanisce nel nulla? Il bel romanzo di Stewart O’ Nan, Canzoni per la scomparsa, ci racconta infatti l’epopea che affrontano amici e genitori di Kim, a partire dalla notte in cui la ragazza scompare.
Le “Canzoni” a cui fa riferimento il titolo sono quanto di più intimo emerge dall’animo di chi la conobbe pensando alla presenza della bella Kim nella propria vita. Una privata verità, spietata e cruda, a volte, che ogni personaggio sente di dover dire su di lei, senza comunicarlo agli altri, che pur condividono, nel silenzio, il dolore per la sua assenza.
Continua a leggere: Canzoni per la scomparsa, di Stewart O' Nan
Non sarà facile restare cattolici a lungo, nella famiglia di Ritchie. Non è facile anche se Ritchie ha solo 13 anni e non ha mai smesso di desiderare di diventare un buon prete irlandese. Tutta colpa del divorzio.
Prima di quello di suo padre Greg dalla madre Joan, poi quello di suo fratello Larry da Brenda. Ma soprattutto colpa dell’inaccettabile amore nato tra suocero e nuora, tra Greg e Brenda. Non è facile perchè Ritchie non riesce ad amarli nonostante i loro sbagli, come lo sollecita padre Obert, perchè per Ritchie la croce sono gli altri.
Inizia così lo splendido libro dell’americano Andre Dubus, Voci dalla luna, che vi consiglio se amate i romanzi di formazione. Una storia splendida, forte di una carica umana che solo le certi scrittori americani (e irlandesi) che narrano il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, sanno trasmetterci.
Il 20 dicembre 1923 Raffaele Bendandi, falegname e astronomo autodidatta, “deposita presso il Notaio Domenico Savini di Faenza una busta che contiene la previsione di due terremoti; il 21 dicembre, cioè il giorno dopo, in America, e il 2 gennaio nella penisola Balcanica. I terremoti si verificano puntualmente”.
Il giorno dopo, sul Corriere della sera esce una pezzo scritto dal giornalista Otello Cavara (fino ad allora scettico) che sancisce la nascita del mito del Bendandi. Titolo: Colui che prevede i terremoti.
Il nome di Bendandi torna spesso in questi giorni, a corredo delle profezie di sciagura che, l’11 maggio prossimo, dovrebbe colpire secondo una diceria molto popolare sul web, anche Roma.
Continua a leggere: Bendandi, l'uomo che andava incontro ai terremoti, di Marco Palomba
Ragazzo ricco, libro d’esordio della scrittrice americana Sharon Pomerantz, uscito per Frassinelli, è molto semplicemente una splendida sorpresa.
L’operazione, da un punto di vista squisitamente letterario, non è nuova, ma concepita bene e, in ogni caso, sempre di grande fascino: seguendo la vita di Robert Vishniak, in realtà, ripercorriamo cinquant’anni e più di storia americana.
Robert è appena nato quando comincia questa storia, è un bellissimo bambino che, coccolato da tutti i parenti, vive in un quartiere ebraico in una delle zone più povere di Filadelfia; quindi, si può immaginare quanta importanza ricoprano i soldi in una situazione del genere, al punto da diventare una vera e propria ossessione, di fronte alla quale né Robert, né tantomeno suo fratello Barry, potranno rimanere di certo indifferenti.

Guarda Mary: cosa facciamo, qui? Da dove veniamo? Dove andiamo? Che eterne domande, vero? Più è vasto un orizzonte e più te le poni, e più hai fretta di andare fino in fondo, meno riesci a risponderti. Così ti fermi a metà strada, ti arrendi alla convinzione di avere fatto del tuo meglio, e un giorno, senza accorgertene, finisci per dimenticare cosa ti spingeva all’orizzonte.
Sono flussi di parole di “gente arrivata da lontano, unita da sogni diversi”, queste suggestive Storie sottoamericane di Mauro Salvi, che dà voce a tre storie dell’anima. Tre brevissimi racconti poetici che danno voce alla condizione di chi vive da emigrante, non importa se in luoghi fisici o meno.
E così troviamo i monologhi di Mary e della Straniera, che evocano i destini dei “molti che si accampano all’inizio soffocando gli ultimi sogni, altri frugano in cerca di segni del destino, e altri si alimentano di tenacia sconosciuta”.
Eccoci di nuovo con l’appuntamento ormai fisso del venerdì. Oggi vi proponiamo un breve elenco (forma di espressione molto in voga negli ultimi tempi) di elementi dai quali dovrete indovinare il titolo di un libro di narrativa americana del ‘900. Gli indizi riguardano il contenuto dell’opera, ma anche altre informazioni sull’edizione italiana.
Una macchina fotografica
il colore arancione
Marathon
alcolismo
un college
Elementi di grammatica
tradimento
Buon lavoro!
Classifica aggiornata.
XDBahamut: 3,5
Sakura: 2
Costantino: 1
Ciarallitt: 0,5
Sartorio: 0,5
Ozarzand: 1
Da quando avevamo lasciato il Kuwait settentrionale, Buck aveva contrinuato a promettermi che mi avrebbe mostrato le linee guida che gli erano state date circa il comportamento da tenere con i giornalisti (…) “Eccolo qui”, disse solennemente, tiranto fuori dal giubbotto antiproiettile mimetico un libretto spiegazzato e incrostato di fango. (…) Persi velocemente ogni interesse quando arrivai alla parte dal titolo “Come trattare un rappresentante della stampa morto”.
Questo è davvero uno dei libri più divertenti che ho letto quest’anno. Si intitola ‘Corrispondenza di guerra per codardi’ e l’ha scritta Chris Aires, un giornalista del Time che racconta le sue esperienze di inviato ‘embedded’ (al seguito dei militari) durante la guerra in Iraq.
“Per me, i corrispondenti di guerra erano una razza a parte: tipi a cui piaceva stare all’aperto impavidi e abbronzati che a scuola diventavano boy scout, studiavano latino e urdu a Oxford, e probabilmente conoscevano il modo giusto di mangiare il pene di un caprone alla tavola di un signore della guerra africano”.
Continua a leggere: Corrispondenza di guerra per codardi, di Chris Ayres
Dopo la sua morte, a soli trentasette anni, Nathanael West è esploso come autore di culto. Amato dai lettori e posto dai critici sotto la lente d’ingrandimento per il suo stile originale e il suo occhio lucido e spietato, nei suoi romanzi questo scrittore americano registrava e metteva in ridicolo la controversa realtà dell’America post Grande Depressione, freneticamente instradata verso tutti i vizi di una civiltà troppo dollarocentrica, in cui i media e la pubblicità inziavano a ritagliarsi un ruolo destinato a diventare egemonico.
Dotato di un’ironia tagliente e preveggente, West ha giocato col sogno americano come un picador che provochi il toro nell’arena, per poi infilzarlo con quattro romanzi beffardi e spietati. “La vita in sogno di Balso Snell”, il primo che scrisse, sancisce l’inizio di una nuova era per la letteratura attraverso la metafora surreale del cavallo di Troia, abitato da scrittori vacui e narcisi, e invita a liberarsi di una tradizione letteraria ingannevole, ormai inadatta a raccontare il presente.
Questa nuova edizione del romanzo, ottimamente tradotto da Cecilia Martini, è accompagnata dai racconti di West che, tradotti per la prima volta in italiano, ci fanno ulteriormente rimpiangere uno scrittore dotato di raro talento.
La vita in sogno di Balso Snell e altri scritti inediti
Nathanael West
A cura di Sergio Calderale
Robin Edizioni, 2010
pp. 240, € 14
Becky Bloomwood era ancora lontana, eppure in ‘La signora dei funerali’ secondo me c’era già quel talento narrativo messo a servizio da Madeleine Wickham (alias Sophie Kinsella) per la saga di ‘I love shopping’.
Non possiamo, questa volta, identificarci nella sua protagonista, la bellissima Fleur, che a quarant’anni suonati (e con figlia al seguito) è ancora una silfide che fa impazzire i freschi vedovi che approccia ai funerali. Fleur non è una persona ‘normale’ come Becky ( a parte il vizietto dello shopping, d’accordo).
Lei non ha una vita, ma passa il tempo a procacciarsi, appunto, uomini ai funerali. Non ha una casa, e si ‘appoggia’, fra un uomo e un altro, a casa del suo migliore amico gay, Johnny, che per sua figlia Zara è stato praticamente un padre.
Continua a leggere: La signora dei funerali, di Madeleine Wickham