
Dopo la casa museo di Hemingway a Cuba, ristrutturata soprattutto per l’archiviazione digitale dell’immenso patrimonio che conteneva, ora è il turno di un’altra casa appartenuta ad un altro grande personaggio della letteratura dello scorso secolo, sto parlando della regina del giallo, di Agatha Christie.
Risale a pochi giorni fa, infatti, l’annuncio dell’apertura della casa in cui Agatha Christie andava in villeggiatura nel Devon, nell’Inghilterra del sud. La casa della scrittrice di gialli più celebre al mondo, è stata aperta al pubblico al termine di un percorso di lavori di restauro costato addirittura 6 milioni di euro e numerosi anni di lavoro, ma, proprio grazie a questo grande investimento di tempo e di denaro, la casa in cui la Christie passava le vacanze è tornata ad essere esattamente come era un tempo e promette di diventare presto un vero e proprio santuario per gli appassionati della signora del giallo.
Via | SherlockMagazine
Foto | Flickr
Musei, spiagge, collegi oppure ospedali, sembrano essere i set preferiti dai romanzieri del suspance. Ma se da Vigàta a Montelusa i bar e i ristoranti del commissario Montalbano sono tutti inventati da Andrea Camilleri, qualche luogo reale esiste davvero nei gialli d’autore. Come quelli scelti da Gaston Leroux o da Agatha Christie per ambientare i loro capolavori, diventati nel frattempo meta turistica tra gadget e tour operator creati ad hoc. Volendo fare un giro intorno al mondo letterario, ho pensato di scegliere il treno come luogo del delitto.
E mi sono tornati alla mente “Il mistero del treno azzurro” (Parigi-Nizza) di Agatha Christie, “La signora scompare” di Ethel Lina White, il “Treno Transcontinentale” di Charles Daly King. Ma poi ho fatto uno più uno e mi è balenato il più elegante, il mito dei miti su rotaia: l’Orient Express. È il treno dei sogni dove una bufera di neve bloccò la scrittrice Agatha Christie. Fatto che le ispirò “Assassinio sull’Orient Express”, scritto nel Pera Palas Hotel, albergo nella capitale turca dove la scrittrice soggiornò nella stanza 411, oggi adibita a piccolo museo in suo onore.
La storia? Finisce sul treno di linea Parigi-Istanbul la fuga dell’omicida della bambina Daisy Armstrong. Fatto ispirato al primo caso al mondo di kidnapping (furto di bambino), ovvero al rapimento del figlio dell’aviatore Charles Lindbergh. Malgrado il riscatto fosse stato pagato, il bimbo di un anno e mezzo fu ucciso nel 1932 da Hauptmann, falegname tedesco. La celebrità del giallo ha ispirato l’omonimo videogame Atari.



Moltissimi di noi hanno letto - magari senza saperlo - gli articoli Guido Vitiello, perché costui è uno dei recensori di libri della apprezzatissima rivista Internazionale.
Da qualche mese il dottor Vitiello ha dato alle stampe La commedia dell’innocenza. Una congettura sulla detective story un delizioso saggio sulla letteratura gialla e poliziesca in cui sostiene una tesi, anzi una congettura molto originale. Vale la pena di sviscerarla insieme a lui.
Allora Vitiello, possiamo dire che che la detective story è figlia del dramma greco?
Su questo punto è bene essere molto cauti, e ritirare l’analogia nel momento stesso in cui la si lancia.
Continua a leggere: La commedia dell'innocenza: intervista a Guido Vitiello
Noir e giallo non conoscono crisi, in Italia. I giganti del genere continuano a spopolare in libreria e nuove leve si affacciano con successo dagli scaffali.
Nella seconda categoria rientra Lucia Tilde Ingrosso, di cui l’editore Kowalski ha appena pubblicato “A nozze col delitto”, seconda avventura dell’Ispettore Rizzo dopo “La morte fa notizia” (Pendragon, 287 pagg.)
Per presentare una scrittrice si parla di cosa ha scritto. Invece noi introduciamo Lucia Tilde Ingrosso in base a cosa scriverà. Quali sono i suoi libri futuri?
La mia casa editrice e io siamo ottimiste. Pensiamo che l’ispettore Rizzo si stia guadagnando schiere di entusiasti ammiratori. Tutto ciò per dire che sono già a metà della sua prossima avventura.
Il giallo è il suo filone, insomma.
Scrivo anche libri leggeri e umoristici, ma le trame gialle mi piacciono, trovo che siano un modo per sposare l’intrattenimento a un minimo (ma minimo minimo) di critica sociale.
Continua a leggere: "A nozze col delitto": intervista a Lucia Tilde Ingrosso
Una cosa che ritengo insopportabile sono le digressioni: ovvero, mi stai raccontando che tu sei un clown disperato perchè la tua ragazza ti ha lasciato e mi stai descrivendo la scena in cui ti lascia? Allora perchè metterti a raccontarmi i riti della comunità cattolica che lei ha iniziato a frequentare prima di prendere la decisione di troncare con te? (indovinate che libro è…)*.
In realtà ci sono anche delle “digressioni” che forse si riescono aa tollerare molto bene, e che fanno l’effetto di un massaggino mentale per allentare la tensione in attesa di scoprire chi abbia ucciso una donna nel suo letto deturpandogli il volto**. L’immagine che mi viene in mente in questo caso è quella di mobili un po’ demodè e un po’ ingombranti che appesantiscono una stanza molto bella, o meglio che rimane nonostante questo MOLTO BELLA.
“Agatha Christie enjoyed Poirot but she NEEDED Miss Marple”
(L. Thompson)
Esce, a 31 anni dalla morte, una nuova biografia di Agatha Christie, “Agatha Christie. An English Mistery”, che l’autrice ha scritto grazie al libero accesso a tutte le lettere inedite, alle carte e ai taccuini conservati nella Casa di Greenway, nel Devon, che la Christie acquistò nel 1938.
La cosa interessante, come segnala il Times online, è che l’autrice ha cercato di ritrovare, nella vita della Christie, alcuni dei fatti che hanno ispirato i suoi gialli. Viene riportato ad esempio il suo grande amore per la casa della sua infanzia ad Ashfield (“fu un’infanzia idilliaca, Agatha era una bimba che cantava meravigliosamente e aveva capelli bellissimi, così lunghi che poteva sedercisi sopra”), che si ritrova nella preferenza dei suoi personaggi per una varietà infinita di case dotate di tutti i confort, la sua dolorosa esperienza dell’amore sarebbe rimessa continuamente in scena dalle sue eroine, e la sua difficile relazione con la figlia Rosalind troverebbe riscontro nei personaggi di bambini presenti nei suoi libri “poco attraente, a volte anche assassini”.
Come ci racconta Repubblica, la casa editrice che pubblica le opere della giallista inglese, HarperCollins, ha deciso di proporre i suoi lavori anche a fumetti: Hercule Poirot e Miss Marple prendono dunque forma anche attraverso il disegno, grazie alla mano di Bruno Lachard.
L’iniziativa nasce dalla considerazione che anche il pubblico più giovane possa rimanere affascinato dalle storie raccontate dalla Christie, che continuano a riscuotere un costante successo di pubblico. I primi sei classici, disponibili solo in lingua inglese, sono usciti il 20 agosto, ma altri titoli sono già in programma.
Dopo il cinema e la televisione, dunque, i libri della prolifica scrittrice inglese (66 romanzi, 154 racconti, 20 piece teatrali) hanno trovato un nuovo linguaggio con cui riproporsi, finora inesplorato.