
Non è poi così sorprendente notare che tra gli scrittori molti sono suicidi, come diversi sono impazziti in un modo o nell’altro. Gli scrittori (e le scrittrici, ovviamente) tendono ad essere persone particolarmente sensibili, volubili, vulnerabili e iperestetici. Questo è dovuto a diverse motivazioni ma, principalmente, è dovuto al fatto che scrittrici e scrittori si nutrono della propria sensibilità per creare storie che commuovono. Spesso, poi, gli scrittori hanno bisogno di una pacca sulla spalla per andare avanti e una critica – anche piccola – può avere effetti devastanti. Si aggiunga, poi, che il suicidio ha sempre quell’aria decadente che è sempre molto apprezzata in ambito letterario e il quadro è completo.
Così il salto di Virginia Woolf nel fiume Ouse con le tasche piene di sassi quel 28 marzo 1941 assume un’altra dimensione. Antonin Artaud ingerì chloral per porre fine alla sua vita; Cesare Pavese prese più di dieci bustine di sonnifero nell’Hotel Roma a Torino; Hemingway si sparò alle tempie; Stefan Zweig si uccise in Brasile insieme alla sua segretaria Carlota Altman, con la quale si era sposato ed era scappato dalla persecuzione nazista; nel 1970 Alejandra Pizarnik si suicitò con barbiturici e nello stesso anno Paul Celan si gettò nella Senna; Vladimir Majakovskij si sparò.
Nel 1911 Emilio Salgari, povero, con problemi familiari e con gli editori sempre alle calcagna si uccise con un coltello da cucina, quasi come un harakiri gastronomico. Stessa aria gastronomica possiamo trovare nel suicidio di Sylvia Plath che, dopo aver preparato pane e burro e due tazze di latte da lasciare sul comodino nella camera dei bambini sigillò porte e finestre e infilò la testa nel forno a gas.
Si dice che gli stolti aprano cammini che poi i saggi seguiranno. O che il confine tra pazzia e genialità sia molto labile. Queste affermazioni sembrano essere molto vere nel caso degli scrittori. Secondo lo psichiatra Enrique González Duro non è una mera casualità:
Ci sono troppi esempi di autori curati, rinchiusi, a cui è stata diagnosticata qualche forma di pazzia perché la relazione tra letteratura e pazzia sia casuale. È curioso notare come in molte culture il pazzo sia un individuo ispirato, privilegiato, capace di percepire e di dire quello che altri non captano. Sempre si è cercata una connessione tra pazzia e arte. L’artista, con il suo lavoro, tende a crearsi un mondo interiore che lo allontani dalla realtà e se questo processo non ritorna al mondo reale sotto forma di prodotto artistico, si corre il rischio di rimanere intrappolati in questo mondo immaginario. In un certo senso si potrebbe dire che la creazione artistica libera dalla propria pazzia.
Molti mostri sacri della letteratura hanno avuto una qualche forma di “disordine”: Friedrich Hölderlin era schizofrenico, parlava continuamente con se stesso in una lingua incomprensibile e solo dopo, a sera, scriveva poesie (serene, per ironia); Percy Bysshe Shelley soffriva di frequenti attacchi di melanconia, allucinazione e sonni letargici; l’umore di Byron cambiava spessissimo; Charles Baudelaire era vittima di frequenti crisi nervose, nevralgie e vertigini che lo lasciavano prostrato a letto; Marcel Proust rimaneva chiuso in casa per settimane, tra tende pesanti e nutrendosi di caffeina, birra e gelati. E alla lista possiamo aggiungere Virginia Woolf, Allen Ginsberg e Sylvia Plath.
Se quando vi accingete a scrivere siete tormentati da mal di testa e crisette varie, allora potreste essere sulla strada per diventare grandi maestri della parola scritta (del resto, bisogna essere un po’ stolti per dedicarsi all’insana arte della scrittura e della lettura…).
Via | Papel en blanco
Foto | Flickr
Sono tanti i romanzi da leggere e regalare se appartenete alla schiera di coloro che amano i cani. A farci compagnia ci sono le storie di Martin e Sprite, Henry e il cane filosofo di Ted Kerasote.
Oltre ai famosi La mia vita con George e L’arte di correre sotto la pioggia c’è il ritratto canino Storia di Liù, scritta da Edmondo Berselli. Recentemente ristampato, trovate Requiem per un cane di Carlo Coccioli, una ‘chicca’ per intenditori (o lettori Doc,come diciamo spesso).
E’ ormai diventato un ‘classico’ del genere Timbuctù, di Paul Auster, e Flush, la biografia canina scritta da Virginia Woolf. Per il resto, trovate tante altre proposte in photogallery per farvi ispirare.
Libri di Natale per chi ama i cani: i romanzi
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Oggi su Cult (canale 319 di Sky) alle ore 15.15 verrà trasmesso Orlando, film del 1992 tratto dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf del 1928.
Orlando, nobile cortigiano della regina Elisabetta I e poi di Giacomo I, durante un viaggio da ambasciatore a Costantinopoli entra in letargo per una intera settimana e si risveglia in un corpo di donna. Prima si unisce agli zingari, poi, tornato/a in Inghilterra, s’innamora dell’avventuriero Lord Bonthrop Shelmerdine. La sua esistenza dura la bellezza di tre secoli, e la narrazione si conclude “ai giorni nostri”, cioè nel 1928.
I critici ricordano che la Woolf, riferendosi a Orlando, usò parole per lei inedite come «satirico», «divertente», «fantasy», «comico», e lo definì un «libriccino». Ciò conferma che questo romanzo narrativo, strutturato e quindi più accessibile rispetto alle altre opere, nonostante il successo internazionale e l’importanza per la storia della letteratura femminile, rappresenti una sorta di esperimento. La critica ha sempre oscillato tra la tentazione di dare credito a quanto dichiarato dalla Woolf, e quindi valutarlo poco più che una facezia, e considerarlo invece, come scrisse Susan Squier, addirittura l’«emancipazione letteraria» della scrittrice, l’opera in cui «dà una nuova forma al romanzo, ricavandosi una nicchia nella tradizione dei romanzieri inglesi [classici]».
Com’è noto, Orlando è almeno in parte lo specchio letterario del turbolento amore tra Virginia Woolf e la scrittrice Vita Sackville-West (trasfigurata in Orlando), e della relazione di quest’ultima con la scrittrice Violet Trefusis (la principessa Sasha del romanzo). La dimensione fantastica del racconto ha consentito all’autrice di trattare senza paura (nel 1928) la tematica dell’amore lesbico. Perciò Orlando è tutt’ora considerato un imprescindibile caposaldo della letteratura femminista e omosessuale di tutti i tempi.
Virginia Woolf
Orlando
Newton & Compton
5 euro
Dopo aver trasformato le storie della neo first lady Michelle Obama, di Oprah Winfrey e della principessa Diana in altrettanti albi a fumetti, la Bluewater Productions, probabilmente convinta dal successo dei primi esperimenti, continua sulla stessa strada e annuncia lo stato di working in progress per due progetti che riguardano la vita di due tra le donne più popolari della letteratura odierna.
La prima è J.K. Rowling, dalla cui mente è nato il maghetto più famoso di sempre, Harry Potter, l’altra è Stephenie Meyer, autentica re Mida della letteratura degli ultimi cinque anni. Dalle loro due storie, due biografie che probabilmente affronteranno anche la fase di ideazione e realizzazione dei rispettivi bestsellers, saranno prodotti due fumetti della serie Female Force, fumetti che faranno sicuramente impazzire gli innumerevoli fan.
Dopo l’uscita di queste due nuove avventure “Female Force”, la casa editrice americana Bluewater Productions ha annunciato di essere in procinto di valutare se continuare o meno nella serie. Nel caso la risposta commerciale sia positiva, i nomi di scrittrici su cui la Bluewater punterebbe sarebbero quelli di Toni Morrison, Ayn Rand, Margaret Atwood, Ursula LeGuin, Harper Lee, Anne Rice, Beatrix Potter e Virginia Woolf.
Via | Adnkronos
Un must per chi ama gli animali in genere e i cani in particolare: parlo di Flush. Biografia di un cane scritto da Virginia Woolf nel 1933 e pubblicato in Italia da Mondadori nel 1934 e con varie edizioni fino all’ultima del 2008 (Mondadori e La Tartaruga si sono alternati nel corso degli anni a pubblicare il testo della Woolf, sempre, però, utilizzando la stessa traduzione di Alessandra Scalero che è ottima ma risente del fatto che ha settantacinque anni).
Flush è un cocker spaniel dal pelo fulvo ed è il compagno a quattro zampe della poetessa Elizabeth Barrett Browning (1806-1861). Se si vuole, quindi, è la biografia di un cocker. Ma non solo: attraverso gli occhi e la mente del cagnolino, Virginia Woolf ci presenta un’epoca, un quadro storico, una vita di poetessa e di donna. Pare quasi di vedere (e di sentire con il fine odorato di Flush) la campagna inglese in cui il cocker spaniel nasce, quindi la cupa casa di Wimpole Street dove vive quasi reclusa Elizabeth, le ansie per il colpo di scena e il viaggio per l’Italia dove – felice, spensierato e padre di una moltitudine di cagnolini – Flush morirà.
Il libro è delizioso e l’interesse non viene mai meno, anzi personalmente mi sono immedesimato in Flush che risulta molto più interessante dei personaggi umani del libro…
Continua a leggere: Un classico per gli amanti dei cani: Flush di Virginia Woolf
L’Italia ha avuto una sua Virginia Woolf e l’ha dimenticata. Perciò bisogna riscoprirla, e a tutti i costi: anche prestando libri rarissimi - perché mai ristampati da trent’anni - a degli sconosciuti via posta. Questo è l’imperativo della “Biblioteca online di Anna Banti“, gestita da lettori decisi a far esplodere la ri-scoperta di una grande scrittrice dimenticata.
Spedendo questo modulo all’indirizzo galassialibri@hotmail.it chiunque può ricevere gratis per posta un’opera di Anna Banti, al solo patto di restituirla integra in circa un mese.
Perciò, salvo ritrovamenti in qualche cantina impolverata di un suo vecchio e preziosissimo libro, questa è l’unica maniera per riscoprire Anna Banti, la Virginia Woolf italiana, ormai sconosciuta a tutti i non addetti ai lavori.
Emily Dickinson, sempre vestita di bianco, autoreclusa volontariamente nella sua luminosa casa con giardino (una volta che provò a uscire, tornata a casa, svenne), aveva come compagno di lunghe solitudini Carlo, un grosso newfoudland nero. Mentre Edith Warthon e il marito Teddy, non potendo avere figli, adottarono una serie di chihuahua. Virginia Woolf dedicò un intero libro, invece, a Flush, il cane cocker spaniel di Elizabeth Barrett Browning. Il preferito di Woolf era invece un irish terrier di nome Shag.
Per chi ama i cagnolini e anche la letteratura, è una vera chicca questo “Shaggy muses”, il saggio di una psicologa californiana appena uscito negli Usa (Ballantyne ed.). Nel volume, come riporta “Panorama”, si viene a sapere ad esempio che nella vita di Emily Bronte, oltre al fido irish terrier Grasper, arrivo un meticcio dal cattivo carattere, Keeper. Che la scrittrice abbia preso ispirazione dal suo temperamento per i personaggi di “Cime tempestose”?
E’ interessante, quando si ha uno scrittore, o una scrittrice preferita, sapere qualcosa in più sulla sua vita, magari sui suoi comportamenti nelle piccole cose di ogni giorno.
Ad esempio, ho trovato un interessante articolo sul Telegraph riguardo al rapporto che Virginia Woolf ebbe con le sue donne di servizio. Interessante da sapere infatti come riuscisse concretamente a perseguire la dorata solitudine della “stanza tutta per sé” che riteneva condizione logistica indispensabile per lavorare.
Come spiega una studiosa della scrittrice, è ovviamente nel diario della Woolf che si trovano tante osservazioni sul suo personale domestico. Lei “non potè mai convincersi che, nonostante meritassero migliori condizioni di vita, i suoi domestici potessero avere una vita interiore “ricca e curiosa come la sua”.