Se lo scrittore deve assomigliare ad un camaleonte si può a buon diritto affermare che l’americano Truman Capote fosse uno dei più dotati. Sapeva attraversare da una pagina all’altra tutte le tinte del noir, per poi sfociare allegramente nell’amaro affresco sociale e nella descrizione puntuale ed acuta dell’umanità contemporanea. Aveva a cuore le miserie della gente, per la quale dimostrava alternativamente sincera partecipazione o critiche cinicamente spietate. Rifiutato ed afflitto da vicende personali e familiari complicate, era animato dal disincanto, eppure, in alcuni sprazzi singolari dei suoi discorsi, sapeva ricostruire una parvenza credibile di sogno.
In “Musica per camaleonti”, articolata raccolta di affreschi-brevi, impreziosita dalla lunga digressione di “Bare intagliate a mano. Cronaca vera di un delitto americano”, lascia spazio al suo sguardo di cronista e di personaggio mondano. Tra conversazioni con alcune icone e ricordi del profondo sud, mette in piedi una serie di ritratti vibranti, istantanee di donne piacenti e di uomini dal piglio feroce, che emergono sullo sfondo di un paese dai molteplici scenari. Dal mardi gras di New Orleans ai moli di New York, dal braccio della morte alla libertà de La Martinica, tutto sembra trasudare dolcemente vendetta, come la descrizione di Marilyn Monroe.
“Oh, sì,” mi comunicò la signorina Collier, “ha qualcosa dentro. E’ una bellissima bambina. Non mi riferisco a ciò che è ovvio…forse troppo ovvio. Non credo affatto che sia un’attrice, in senso tradizionale. Ciò che ha - questa presenza, questa luminosità, questa intelligenza a sprazzi - non potrebbe mai emergere su un palcoscenico. E’ così fragile e sottile che solo l’obiettivo può coglierlo. Come il volo di un colibrì: solo una cinepresa può fissarne la poesia. Ma chiunque pensi che questa ragazza sia semplicemente un’altra Harlow o che, è pazzo. A proposito di pazzi, ecco su che cosa abbiamo lavorato: Ofelia. Immagino che certuni riderebbero all’idea, ma potrebbe davvero essere un’Ofelia squisita. Parlavo con Greta, la settimana scorsa, e le ho detto dell’Ofelia di Marilyn, e Greta ha risposto che sì, poteva crederci perché aveva visto due suoi film, roba molto brutta e dozzinale, ma egualmente aveva intravisto le possibilità di Marilyn. Anzi Greta ha avuto un’idea divertente. Sai che vorrebbe fare un film del Dorian Gray? Dorian sarebbe lei, si intende. Be’, ha detto che le piacerebbe avere Marilyn nella parte di una delle ragazze che Dorian seduce e rovina. Greta! Così mal sfruttata! Così ricca di talento… e somiglia un po’ a Marilyn, se ci pensi bene. Certo Greta è un’artista consumata, un’attrice perfettamente padrona del mestiere. A questa bella bambina manca ogni concetto di disciplina o di sacrificio. Chissà perché, ma non credo che arriverà molto in là con gli anni. Assurdo, ma in qualche modo sento che se ne andrà giovane. Spero, prego vivamente che viva abbastanza per liberare quello strano, incantevole talento che si aggira in lei come uno spirito imprigionato.”
Via | sindromedistendhal.com
Truman Capote nacque a New Orleans il 30 settembre 1924 e morì a Bel Air il 25 agosto 1984. Sono passati 27 anni. Esordì nel 1948 con Altre voci e altre stanze, aveva 24 anni è dietro le spalle un’infanzia e un’adolescenza che avrebbero abbattuto un elefante. Ma era già un genio. Dopo l’esordio, segnaliamo tra le tante opere di Capote, L’arpa d’erba, del 1951, sicuramente Colazione da Tiffany del 1958, e poi nel 1965 un’opera che l’avrebbe fatto entrare nel pantheon dei grandissimi, A sangue freddo. Meno noto ma a mio giudizio - e non solo, ci mancherebbe - imperdibile è Musica per camaleonti, del 1980. Per ricordare Capote traduciamo qualche estratto dell’ultima sua lettera pubblicata su Interview - magazine fondato nel 1969 da Andy Warhol - era il 1980 e Capote già al tramonto.
Scrive oggi nell’introduzione alla lettera Hillary Busis:
Il noto bon vivant Truman Capote apparve per la prima volta su Interview nell’aprile del 1976. Nella primissima intervista raccontò, tra le altre cose, del suo romanzo in lavorazione Preghiere Esaudite (che etichettò come “hi-larious!”*) e di quel che pensava di Gore Vidal (”Oh non me ne potrebbe importare di meno! Qualunque cosa dica Gore di me, io penso la stessa cosa di lui!”). Tre anni dopo Capote diventò un punto fisso del magazine. Nel 1979 iniziò a scrivere una rubrica intitolata “Conversazioni con Capote” sulla quale basò la sua antologia del 1980 Musica per camaleonti. Andy Warhol realizzò una serigrafia di Capote in cambio della rubrica. Nell’aprile del 1980 Interview pubblicò una lettera di Capote nella quale l’autore spiegava che avrebbe contribuito per un po’ “in maniera irregolare” in quanto doveva terminare Preghiere Esaudite (…) Capote morì di cancro al fegato il 25 agosto del 1984.
Verso la fine del 2004, la Sotheby’s di New York mette all’asta un mucchio di cose appartenute a Truman Capote. A quanto pare, Capote aveva vissuto per un certo periodo di tempo – del 1950 – in un seminterrato a Brooklyn.
Lo scrittore aveva lasciato l’appartamento senza portare nulla con sé, aveva lasciato tutto lì e chiesto al proprietario di buttare o, in alternativa, di bruciare le sue cose. Per fortuna, il lungimirante e assennato proprietario non gli ha dato retta, anzi, per quasi cinquant’anni ha conservato gelosamente le sue cose. Fino alla morte.
Qualche tempo dopo, però, un suo anonimo successore decide di sbarazzarsene e così si rivolge alla Sotheby’s. La famosa casa d’aste scrive all’avvocato Alan U. Schwartz – avvocato, curatore dei diritti d’autore e amico dell’autore di A sangue freddo – per informarlo dell’esistenza di un manoscritto; glielo fanno pervenire.

Pochi divi godono di un fascino imperituro e granitico che sopravvive e s’intensifica a decenni di distanza dalla morte. Grace Kelly, forse. Marilyn Monroe, sicuramente. Ma colei che nell’immaginario collettivo - specie femminile - incarna meglio di ogni altra l’universale platonico del concetto di fascino è Audrey Hepburn. La TOP 5 di oggi è dedicata a questa fantastica donna.
5] Le vacanze romane di Audrey, di Gianfrancesco Iacono, Falcone. Nonostante il disegno di copertina non renda giustizia alla bellezza dell’attrice, il romanzo è un delicato omaggio al più celebre film interpretato dalla Hepburn. Ricostruisce con dovizia di particolari un immaginario dietro le quinte della gita romana più famosa del mondo, rievocando un’Italia e un mondo che ormai non ci sono più. Originale.
4] Audrey Hepburn, di Donald Spoto, Frassinelli. Bella, completa e piacevole biografia che non punta solo il dito sulla principale caratteristica della diva, l’eleganza, ma si concentra soprattutto sul ricchissimo risvolto umano del personaggio. L’infanzia sotto il nazismo, l’adolescenza a Londra, il successo travolgente e inaspettato, infine il volontariato nell’UNICEF e la malattia che la strappò al mondo. Riassuntivo.