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Tutti gli articoli con tag Scozia

Niente che mi riguardi, di Janice Galloway

pubblicato da sara

gallowayEcco un libro che consiglio a chi come me ha amato la scrittura e le storie di Frank McCourt, Hugo Hamilton o Harry Bernstein. Si tratta infatti, anche nel caso di Niente che mi riguardi, di Janice Galloway, di uno splendido romanzo di formazione ambientato nella Scozia a cavallo fra gli anni ‘50 e ‘60.

E’ qui che nasce - del tutto inaspettata per la sua madre ultraquarantenne - Janice. Prima di lei c’era stata Cora, sposata poco più che adolescente e tornata a casa senza battere ciglio, dopo aver abbandonato figlio e marito (”Non vuole prendersi cura di niente, diceva mia madre. Vuole tutte le attenzioni per sè (…) la troveranno morta in un androne con le calze attorno al collo uno di questi giorni, diceva mia madre. E’ troppo sfacciata accidenti”). Cora che ama truccarsi e si dice ‘che schianto’ allo specchio, Cora che porta in casa i clienti americani del bar dove fa la cameriera, Cora che non poteva essere più diversa da lei.

“Ero timida, introversa e avevo quasi cinque anni: al sera a letto respiravo appena. Cristo Santo, diceva lei. Se morisse di colpo non te ne accorgeresti nemmeno.
Ed eravamo sorelle. Pensaci. Io ci provavo, ma non ci riuscivo proprio”

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Partitura finale - Ian Rankin

pubblicato da Monica Cruciani alias AyeshaKru

Esce, il 26 febbraio, “Partitura finale” ultima fatica dello scozzese Ian Rankin, pluripremiato autore di thriller, tra i più raffinati ed originali nel panorama letterario internazionale; «un autore senza rivali nella crime fiction britannica», The Times. Un autore che James Ellroy definisce «il re incontrastato del giallo scozzese» e i cui romanzi svettano sempre in cima alle classifiche del Regno Unito.

La prosa di Rankin è concisa ed evocativa, i personaggi ben disegnati, i dialoghi convincenti, le trame eccitanti, ma le sue qualità più apprezzate sono la capacità di comprendere le debolezze umane, la deprivazione affettiva, la grettezza, l’odio e l’abilità di descrivere in che modo la corruzione riesce ad infiltrarsi in tutti gli strati della società (Wikipedia).

Il romanzo in sintesi:
È arrivata l’ultima avventura per l’ispettore Rebus? A una settimana dal suo pensionamento, parrebbe proprio di sì. Mentre cerca di passare le consegne alla sua inseparabile collega, la detective Siobhan Clarke, spiegandole quasi a forza tutti i casi insoluti che si lascerà alle spalle, Rebus si trova alle prese con quello che potrebbe essere il suo ultimo caso.

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Ron Butlin: Il suono della mia voce

pubblicato da simone

Apparentemente non c’è nulla di originale in un romanzo scritto da uno scozzese e che parla di un uomo di mezza età affetto da problemi di alcolismo e di insoddisfazione per il proprio lavoro e per il proprio ruolo sociale. Se la pensassimo così faremmo un colossale errore: Il suono della mia voce di Ron Butlin è invece un romanzo vivo, coraggioso e appassionante, che forse è stato addirittura troppo avanti rispetto alla sua epoca, e che ha fatto una critica sferzante e implacabile nei confronti della Gran Bretagna del suo tempo.

Uno degli elementi di grande originalità di questo testo è che è scritto interamente in seconda persona, artificio letterario non solo difficile (e magistralmente utilizzato dall’autore), ma anche molto efficace per dare vita a una sorta di sdoppiamento del protagonista e a un dialogo continuo con sé stesso, che mostra un’introspezione e un’analisi psicologica approfondita nel corso di tutto il romanzo.

Morris Magellan, il protagonista, è il brillante dirigente di un’azienda di biscotti in Scozia, è sposato, ha due figli, vive in un bel quartiere residenziale, risponde insomma ai requisiti dello yuppie anni Ottanta. Nonostante il suo apparente successo, Morris ha però un bisogno quotidiano di attaccarsi alla bottiglia di whisky (o di qualsiasi altro superalcolico) per coprire la propria insoddisfazione e l’incapacità di trovare la propria vera identità. Il tutto cercando di far credere ai figli e alla moglie che stia andando tutto bene.

Irvine Welsh, grande estimatore di Butlin e della sua opera, ha scritto una prefazione al romanzo, edito in Italia dalla Socrates (che gli dedica qui una pagina di presentazione), nella quale si può leggere quanto segue:

Ogni epoca esercita la propria egemonia culturale, e la Gran Bretagna thatcheriana lo ha fatto più rigorosamente che mai. L’opera di Butlin era forse troppo avanti per l’epoca; la sua critica incessante, anche se implicita, di un periodo spiritualmente vuoto e socialmente conformista è di gran lunga più destabilizzante rispetto a molte opere di narrativa più celebrate e apertamente polemiche che la Scozia abbia prodotto in quel periodo.

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