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Tutti gli articoli con tag Salone del libro di Torino 2010

I dati del Salone del Libro, vendite in aumento per le grandi case editrici, e per le piccole?

pubblicato da Andrea Coccia

I dati del Salone del Libro, vendite in aumento per le grandi case editrici, e per le piccole? Alla fine questo Salone sembra essere andato bene, almeno per quanto riguarda i grandi gruppi editoriali che, secondo i dati forniti da Ernesto Ferrero, direttore editoriale dell’evento, avrebbero registrato un aumento considerevole delle vendite rispetto alle scorse edizioni, un aumento più o meno quantificabile tra il 20 e il 25 per cento, a seconda della casa editrice.

In particolare, tra quelle che hanno registrato i maggiori aumenti, la Feltrinelli ha registrato un aumento del 25%, la Newton&Compton e l’Adelphi il 20%, mentre la Mondadori il 15%, dati molto confortanti nel contesto di un mercato che, come tutti i settori in questo momento di crisi, ha segnato generalmente dei dati di vendita stagnanti sull’anno.

In realtà bisogna però stare attenti a non interpretare questi dati in maniera troppo positiva, perché se è vero che i grandi gruppi hanno avuto dei picchi di visite e di vendite ragguardevoli, per le piccole e medie case editrici il discorso è sostanzialmente diverso e, come vi avevo fatto notare qualche giorno fa in uno dei miei post dal Salone, le piccole realtà non sembrano essere state assaltate dalla folla dei lettori.

Proprio per valutare l’impatto del Salone sulle piccole e medie case editrici, propongo a tutti i lettori di Booksblog che di queste realtà fanno parte – e che so essere abbastanza numerosi – di fornire i propri dati sulle vendite nei giorni del Salone. Giusto per cercare di capire se l’aumento è stato generalizzato o se, come penso, ha riguardato solo i grandi gruppi. Fateci sapere dunque!

Via | VirgilioNotizie

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Parole in libertà sul Salone del Libro di Torino

pubblicato da Roberto Russo

Parole in libertà sul Salone del Libro di Torino

Con il mio pass che recava in bella vista la dicitura “relatore” ho fatto il mio ingresso al Salone del Libro di Torino, edizione 2010. Le prime tre sensazioni che ho provato sono state le seguenti: follarumoreah! ci sono i libri.

Folla: volenti o nolenti è la prima cosa che si nota entrando al Lingotto. Una fiumana di persone che si aggira per stand e padiglioni, orde di scolaresche vocianti che in fila vagano sperduti per gli ampi locali del Salone del Libro, gente che sbuca da ogni dove, con divise, felpe, magliette, cappelli, sciarpe di tutte le fogge e colori.

Rumore: insieme alla moltitudine di persone – non credevo che morte tanta n’avesse disfatta, per citare il Sommo Poeta (via Elliott) – c’è il rumore, le chiacchiere, i suoni. Quasi ad ogni stand c’è una presentazione di un libro più o meno famoso, con relatori più o meno coinvolgenti che parlano con toni più o meno forti della loro ultima – e splendida, ça va sans dire – fatica. Aggiungete il vocio delle persone, i vari stand radiofonici che trasmettono in diretta, qualche espositore che spara musica e il gioco è fatto.

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Dal Salone del Libro di Torino: Un bizzarro paradosso

pubblicato da Andrea Coccia

Salone del Libro di Torino 2010

Salone del Libro di Torino 2010 La 23esima edizione del Salone del Libro di Torino, come da normale copione, è stata oggi invasa finalmente dal placido popolo dei visitatori comuni, il cosiddetto pubblico dei non addetti ai lavori per intenderci, quello che il primo giorno manca sempre. Proprio in seguito alla consueta invasione di appassionati e lettori di ogni età mi sono accorto dell’esistenza di un bizzarro paradosso.

Il cortocircuito in questione è molto semplice e si basa su alcune osservazioni banali ed empiriche: gli stand dei grandi gruppi editoriali, in realtà molto simili alle grandi librerie, con commessi e sfilze dei soliti romanzi, registrano il pienone, con ottimi risultati di vendita, mentre gli stand dei piccoli editori, gestiti spesso dagli editori stessi e colmi di libri per la maggior parte difficilmente reperibili nella grande distribuzione libraria, registrano afflussi di gran lunga minori. Ovvio direte voi, l’attrattiva dei titoli e del nome ha il suo peso.

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Dal Salone del Libro di Torino: A Lampedusa, un libro che non fa dormire la notte

pubblicato da Andrea Coccia

Dal Salone del Libro di Torino: A Lampedusa, un libro che non fa dormire la notte Come spesso capita nelle migliori occasioni, anche nell’incontro di presentazione del libro A Lampedusa, di Fabio Sanfilippo e Alice Scialoja, edito da Infinito Edizioni, il discorso sul libro ha rappresentato un punto di partenza, un trampolino da cui gli autori, insieme a Piero Dorfles e Ilda Curti, Assessore alle Politiche per l’integrazione della città di Torino, hanno ragionato sul tragico presente italiano a cui stiamo assistendo inerti.

A partire dalle dichiarazioni che il sindaco di Milano Letizia Moratti ha rilasciato qualche giorno fa, quelle che identificavano i clandestini con i delinquenti, i due relatori hanno speso parole a tratti infuocate per ribadire ancora una volta l’illegalità e la disumanità delle politiche italiane in materia di immigrazione, dalla trasformazione della clandestinità in reato, fino ai respingimenti in mare dei migranti, ributtati verso le coste della Libia e verso le sue terribili prigioni.

E se Ilda Curtis, citando Faulkner, ha ricordato che per noi “non voler accettare di vivere in uno stato multietnico è come abitare in Alaska e non accettare di vivere nella neve”, Dorfles ha invece sottolineato l’inerzia e l’indifferenza dell’Italia di fronte a questi drammatici problemi. “Questo è un libro da leggere prima di andare a dormire, proprio perché non facilita il sonno”, ha detto Dorfles, “un sonno in cui siamo da ormai troppo tempo e da cui abbiamo il dovere di svegliarci al più presto”. E qualcuno mi spieghi come sia possibile non essere d’accordo.

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Dal Salone del Libro di Torino: Benedetta Tobagi e gli anni settanta, ovvero più Storia e meno Memoria

pubblicato da Andrea Coccia

Dal Salone del Libro di Torino: Benedetta Tobagi e gli anni settanta, ovvero più Storia e meno MemoriaIl nostro è un paese che ha bisogno di più Storia e meno Memoria. E’ questo il concetto, certamente da intendere problematicamente e non semplicisticamente, che è emerso dall’interessante incontro che questa mattina ha registrato il pienone, soprattutto di giovani, nella sala rossa del Salone e che ha visto al centro della scena Benedetta Tobagi, figlia di Walter e autrice di Come mi batte forte il tuo cuore, il suo tentativo di indagine e ricostruzione dell’itinerario umano e professionale del padre.

Sono gli anni Settanta, in particolare, ad essere stati illuminati da un luce nuova, almeno per quanto mi riguarda, una luce che più che il frutto di un lavoro storico, serio e profondo, di ricostruzione nient’affatto memorialistica, è il frutto di un approccio nuovo, rinnovato proprio perché effettuato da una persona che, anche se vittima, ferita personalmente dalla violenza di quegli anni, riesce a vedere tutta la problematicità degli anni Settanta, gli Anni Plumbei e non “di piombo”, dalla giusta distanza.

Una distanza impostale, suo malgrado, dalle dinamiche terroristiche che le hanno tolto la possibilità di avere memoria reale del padre – dinamiche i cui tanti esiti la stessa Benedetta non indugia a definire grotteschi – una distanza che però ha il merito di saper mantenere e gestire al meglio, sia attraverso la scrittura, sia attraverso le parole, come nel discorso appassionato di stamattina.

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Dal Salone del Libro di Torino: Una manifestazione lampo, ovvero una parentesi di realtà nel bel sogno del Salone

pubblicato da Andrea Coccia

Dal Salone del Libro di Torino: Liberi tutti, ovvero uno squarcio di realtà nel giardino incantato del Salone

Durante la presentazione – a tratti molto interessante, a tratti quasi di difficile comprensione – di Io sono il Signore Dio tuo, ultima fatica a quattro mani scritta per la casa editrice Il Mulino da Massimo Cacciari e Piero Coda, dalla Sala Rossa del Salone del Libro di Torino, ovattata e calda come un utero protettivo, le voci dei manifestanti che urlavano a gran voce Liberi Tutti – una trentina più o meno – si percepivano poco più intense di un brusio, ma un brusio sufficiente a distrarre e a far voltare il pubblico, con sguardi interrogativi.

Tralasciando i motivi della manifestazione, di cui so troppo poco per parlare – per la cronaca il volantino che i manifestanti distribuivano mentre percorrevano il Salone con il loro striscione parlava di sgomberi e arresti indebiti da parte delle forze dell’ordine, mentre un poliziotto a cui ho rivolto qualche domanda mi ha laconicamente tarpato la curiosità con un classico “niente di importante” – vorrei fare una sola piccola considerazione sullo strano effetto che mi ha fatto l’accaduto.

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Dal Salone del Libro di Torino: La mobilitazione per riavere le tariffe agevolate sui pieghi di libri uccisa dall'inerzia

pubblicato da Andrea Coccia

Dal Salone del Libro di Torino: La mobilitazione per riavere le tariffe agevolate sui pieghi di libri uccisa dall'inerzia Era il primo aprile quando vi avevamo segnalato la notizia della soppressione delle tariffe postali agevolate per l’editoria, segnalandovi anche la mobilitazione di centinaia di realtà editoriali spinte dal provvedimento a consorziarsi, facendo rete.

Devo dire che a molti, me compreso, questa decisione governativa sembrava uno scherzo, uno di quei classici pesci d’aprile inventati per movimentare un po’ l’approssimarsi della primavera. In realtà, come ben si sono accorte case editrici, giornali, associazioni no profit e in generale tutte le realtà che su questa “agevolazione” contavano per lavorare con profitto, di scherzo non si trattava, ma di realtà, la più cupa.

L’aggiornamento che vi diamo oggi, direttamente dal Salone del Libro di Torino, luogo che sembrava dover rappresentare lo spazio elettivo di una protesta come quella che sembrava in procinto di scoppiare, almeno dopo il raggruppamento di oltre 300 realtà editoriali, è un aggiornamento spiacevole, almeno per chi tiene ancora all’esistenza di un settore editoriale di qualità, passionale, se mi passate il termine, vale a dire quella parte di editoria – in fondo la gran parte a livello numerico – che non può vantare il marchio di “grande gruppo editoriale” e neppure può sognarsi la relativa stazza.

Difatti la notizia di oggi è che di tutte quelle appassionate – o presunte tali – adesioni alla lotta per riavere le tariffe agevolate per l’editoria praticamente nessuna si è strutturata in una presa di posizione effettiva e tra gli stand del Salone, soltanto in uno campeggiava il drappo bianco con la scritta “Ridateci le tariffe agevolate per l’invio dei libri“, nello stand di Infinito Edizioni e di Edizioni Estemporanee, tra i promotori della protesta.

Se dal punto di vista personale è rincuorante vedere ancora qualche piccola realtà che non cede all’inerzia e non china il capo di fronte alle difficoltà, dal punto di vista giornalistico non si scampa, la notizia mi pare chiara e limpida: il mondo culturale, dominato dall’individualismo o forse soffocato nella rassegnazione, ha deposto l’unica arma su cui poteva contare per cambiare le cose: la possibilità di unirsi e di lottare insieme.

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Dal Salone del Libro di Torino: Vincenzo Consolo presenta Il corteo di Dioniso e annuncia l'arrivo di un romanzo e del Meridiano

pubblicato da Andrea Coccia

Dal Salone del Libro di Torino: Vincenzo Consolo presenta Il corteo di Dioniso e annuncia l'arrivo di un romanzo e del Meridiano La presentazione al Salone del libro di Torino de Il corteo di Dioniso, una nuova riedizione che riunisce, per i tipi della casa editrice La Lepre di Roma, i racconti Nerò Metallicò e il Teatro del Sole e li impreziosisce delle illustrazioni di Cecilia Capuana, è in realtà un pretesto, un punto di partenza da cui Vincenzo Consolo, senza dubbio uno dei migliori scrittori italiani viventi, parte per ricostruire, in un’ora scarsa, il suo punto di vista sul mondo contemporaneo, sulla letteratura, sulle sfide che attendono lo scrittore.

Dalla crisi linguistica che sta prostrando l’italiano, ormai “orizzontalizzato” e appiattito sulla lingua dei media, passando per per una appena accennata, ma cocente, invettiva contro i respingimenti italiani dei migranti – perché forse non ci ricordiamo che una volta su quei barconi c’eravamo noi – Consolo non risparmia niente e nessuno, dall’Italia alla sua Sicilia, “terra sequestrata”, arrivando a far intendere che è anche per il cambio di proprietà della Mondadori, la sua casa editrice storica, che da oltre dieci anni non da alle stampe un romanzo.

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