Goetia è il nuovo romanzo dell’italianissimo Riccardo Coltri.
Dopo aver ambientato i precedenti libri fantasy nell’Italia ottocentesca (Zeferina, La corsa selvatica) con Goetia, quest’autore, amante delle leggende passate e ancora da “inventare”, ci porta nell’Italia del futuro. Un futuro post-apocalittico. In cui, però - e questo è il punto di contatto che più mi incuriosisce - trova posto anche la magia.
Non sono trapelate molte notizie finora, ma ciò che sappiamo è sufficiente a rendere il romanzo davvero intrigante: l’Italia, come noi la conosciamo, nella tarda prima metà del 21esimo secolo, non esiste più. Al suo posto ci sono macerie, scheletri di città, nuovi agglomerati cadenti (saranno forse i colori della copertina, ma ditemi voi se questa bella ambientazione non ricorda Fallout 3). Ci sono, però, a differenza di altri scenari post-apocalittici, vegetazione e animali. Tra la popolazione sono presenti varie fazioni e società guerriere (dice l’autore in un’intervista a Med-Fantasy *), che combattono con vecchie armi e con la magia. In questa strana Italia, infatti, alcuni testi di esoterismo sono stati conservati in dispositivi elettronici ancora funzionanti (a batterie) e grazie ad essi, spesso con sacrifici di sangue, vengono risvegliate entità soprannaturali.
Reminiscenze di racconti paesani narrati dinanzi al camino, con l’occhio della coda rivolto alla porta per essere pronti nel caso in cui qualche personaggio dei racconti sbucasse all’improvviso da fuori. È questa la sensazione che si prova nel leggere il romanzo La corsa selvatica di Riccardo Coltri, pubblicato recentemente dalle Edizioni XII.
Mio nonno – mi diceva Bepi – che ne sapeva più del diavolo, mi diceva sempre quando ero piccolo: “Bepi dài retta a me, se l’uomo sapesse veramente cos’è la notte nessuno mai si sognerebbe di mettere il naso fuori di casa la sera, dopo il tramonto, specialmente attorno alla mezzanotte quando il mondo si rovescia!” Io lo guardavo con tanto d’occhi sgranati immaginando chissà cosa, ma la sera quando calavano le tenebre avevo paura ed ero ben contento di essere in casa, sotto le coperte al calduccio, protetto dalla mamma che cuciva o filava vicino al camino (dall’Appendice di Dario Spada, pag. 179)
Riccardo Coltri attinge ai racconti popolari tirolesi e li rivisita con la propria sensibilità di scrittore dei nostri giorni. In questo sta un primo pregio del romanzo: è ambientato nelle nostre zone e non, come (purtroppo) spesso accade, in luoghi lontani, quasi come se un’ambientazione “straniera” possa conferire maggior importanza alle parole.
E’ in uscita Zeferina, di Riccardo Coltri, un fantasy dal Regno d’Italia, come recita il sottotitolo, particolarmente atteso dai lettori. Dopo una prima edizione con un’altra casa editrice, Coltri pubblica con Asengard (l’editrice di Sanctuary) una seconda versione di Zeferina. Riveduto, corretto, ampliato e reso più oscuro, il romanzo, fresco di presentazione alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, arriverà in libreria nei prossimi giorni.
La storia è ambientata in Italia e, per la parte fantasy, si ispira a leggende e miti presenti nell’area mediterranea ed alpina. Riccardo Coltri fa parte di quel gruppo di autori occidentali che, per le proprie elaborazioni fantastiche, ha deciso di utilizzare “miti” non tipicamente anglosassoni, ma materiale appartenente al folclore e alle leggende locali; così come ha fatto Maite Carranza con la Spagna o Sergej Luk’janenko con la Russia, per citare un paio di autori di cui abbiamo scritto di recente. E’ anche grazie a questo tipo di operazioni che il fantasy sta offrendo, di recente, vie di sviluppo alternative e nuovi sentieri narrativi. Operazioni di cui noi, amanti del fantastico e sensibili ad ogni innovazione, non possiamo, ovviamente, che gioire.
Il periodo in cui la storia di Zeferina si ambienta è quello successivo al 1861, all’Unificazione d’Italia. Anni fondamentali della Storia del nostro Paese, ma - per forza di cose - estremamente difficili per tutti quelli che, diversissimi per tradizioni, lingua, aspetto fisico, indole e quant’altro, si trovarono costretti, ad un certo punto, a considerare loro stessi come un unico popolo di un unico stato. In questo particolare periodo si colloca la storia della nostra eroina, che si svolge in una zona di confine tra Italia ed Austria. Una zona abitata, non solo da persone normali, ma da una moltitudine di personaggi e creature che, a causa del Concilio di Trento (nel ‘500, con conseguente stretta religiosa), è costretta a nascondersi nei boschi, nelle grotte e in villaggi iraggiungibili. Zeferina, occhi verdi e capelli color arancia, dopo la morte dell’anziana tutrice, cerca di sopravvivere, in questo mondo, come meglio può.