“Punto Omega” (Einaudi, 118 pagine, 18,50 euro) si apre con un uomo che trascorre le sue giornate a guardare in un museo il film Psycho proiettato al rallentatore, così lentamente da durare un’intera giornata (è un’installazione di Douglas Gordon, come ci avverte una nota finale) e si chiude con il misterioso incontro di questa persona con una donna.
Tra queste cento pagine si dipana una storia che è soprattutto una riflessione sul tempo, sulle potenzialità e sulle capacità della parola, e che immerge il lettore in una scrittura tanto secca quanto evocativa, riflessiva. La trama è piuttosto semplice, anche se in un certo senso aperta. Jim Finley è un giovane regista che vorrebbe riprendere l’anziano Richard Elster, un teorico della Difesa durante la guerra in Iraq, davanti a una parete, in un lungometraggio-confessione (un’altra performance, dunque).
Jim raggiunge Elster nella sua casa, in mezzo al deserto, e tra i due si instaura un rapporto intellettuale densissimo. “Quando hai strappato via tutte le superfici, quando guardi sotto, ciò che resta è il terrore. È questo che la letteratura vuole curare. Il poema epico, la favola prima di andare a letto”, ed è forse questo svelamento che il vecchio vuole evitare.