Ok, la domanda se l’era già posta Bradbury con Farheneit 451: “Cosa succederebbe alla nostra società se le persone smettessero di leggere?”. Però ho trovato molto interessante che il New Yorker abbia deciso di rilanciare la questione.
Nel 1982, infatti, riporta il redattore dell’articolo, il 56.9% degli Americani aveva letto un romanzo di narrativa nell’anno, mentre solo il 54% lo dichiarava nel 1992, e il 46.7 nel 2002.
Si tratta di dati preoccupanti soprattutto perchè, a quanto dice il New Yorker, sono state parallelamente effettuate delle ricerche che correlano questo declino della lettura con fenomeni come disoccupazione, bassi stipendi, e minori opportunità di carriera.
“The walking out stopped. The rows stopped. The talking, too; it was a wordless life”.
Segnalo, sul New Yorker, la presenza di un raccontino di Roddy Doyle, cinque schermate appena, che gli appassionati che masticano un po’ di inglese non potranno perdere.
Si tratta della storia di una coppia che vive in a “wordless world”, in cui non c’è più comunicazione, e in cui ci si accorge, da piccolissimi segnali, che si è diventati due estranei (lei inizia a criticare con disgusto i capelli grigi di lui finiti sul suo maglione; lui guarda le sue scarpe nuove e fa il gesto di vomitare, per scherzare, e lei non ride più come faceva una volta; lui non riesce neanche più ad abbracciarla se lei piange). L’ultima occasione per recuperare sembra l’arrivo di un cane, che li ha resi più uniti nell’impegno comune di addestrarlo. Ma qualcosa va storto.
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