Una persona che conosco, di professione chimico, a distanza di anni è tornata a regalarmi lo stesso libro (per la cronaca, Il sistema periodico di Primo Levi). Si è giustificata dicendomi che non ricordava di averlo già fatto, e che comunque in vita sua non aveva mai regalato altri testi al di fuori di quello.
Capita anche a me: dovendo regalare un libro, tendo a scegliere gli stessi due-tre titoli di sempre, i “fondamentali” della mia esistenza. Ad esempio quello che più ho regalato in assoluto in vita mia è Terra degli uomini di Antoine de Saint-Exupery, un libro che dà una definizione di coraggioe fratellanza, definendo il “quid” dell’essere uomo, il tutto semplicemente raccontando la vita di pilota di guerra dell’autore.
Poi c’è Lettere a un giovane poeta, di Rainer Maria Rilke, un testo splendido, luminoso, un tentativo di spiegare come attraversare questa vita senza corrompere il cuore, e nel contempo come dedicarsi all’arte creativa della letteratura.
Che emozione sarebbe ricevere una busta grandissima con dentro tantissime letterine di bambini e bambine di tutto il mondo? Conoscere, attraverso le loro parole, come si vive in India, e che il Kulfi è il tipico gelato che si mangia lì, oppure che a Trinidad le divise scolastiche sono formate da fresche camicette bianche e pantaloni color sabbia, per combattere il caldo. Lì se non ti piacciono le verdure al vapore (Callaloo) sei nei guai, visto che costituiscono uno dei piatti principali.
In Indonesia, invece, come ci insegna questo bel volume Lettere dal mondo, Apa kabar significa come stai, e ci si rilassa sui bei tappeti - Batik - lavorati in casa da mamme e nonne. Si tratta di un altro titolo della collana Interculturale della Nuova Frontiera, di cui vi avevo già parlato. Non vi ho ancora detto, invece, che tutte queste interessanti informazioni le trovate in colorate busine attaccate sulle pagine, che nascondono ognuna, appunto, una letterina da tirare fuori.
Tutte sono indirizzate ad Emily, una bimba inglese, che in questo modo ha la possibilità di conoscere ad esempio come vive Marika in Nuova Zelanda, Muhammad in Tanzania. E così nelle pagine si susseguono lettere di risposta in una vera corrispondenza di “amici di penna” che sarebbe bello avere anche nella realtà, per ogni bambino e bambina (io l’ho sempre sognato). Da regalare, dai 6 anni in su.
T. McLaren, Liz e Kate Pope (ill)
Lettere dal mondo. Con 12 vere lettere dei piccoli protagonisti e il gioco degli amici di penna
La Nuova Frontiera
16.50 euro
Premessa: mi asterrò da qualsiasi tipo di commento sulla graziosa notizia che vi sto per dare (d’altronde l’opinione di chi scrive è nota a chi segue la nostra testata, ed è stata espressa più volte in altri tipi di post, come QUI).
Allora, esce per l’editore La Riflessione “Finchè morte non ci separi”, un libro che raccoglie le lettere che Olindo Romano e Rosa Bazzi – autori della strage di Erba - hanno indirizzato a una giornalista, Cristiana Cimmino. L’autrice, dopo lunga frequentazione, si è conquistata la fiducia dei coniugi, ed è stata destinataria delle loro lettere di sfogo, in cui i due parlano della loro infanzia, della loro relazione, della dura vita in carcere.
I due ad esempio scrivono che “In carcere ci manca tutto, ma soprattutto la vicinanza, la sua presenza, la mia presenza. Da quando ci hanno separato, vediamo il tempo passare, la vita riaffiora ogni 15 giorni per 3 ore. Tre ore per cui vale la pena di vivere”. I coniugi romano sono stati condannati all’ergastolo nel 2008 per l’uccisione, avvenuta l’11 dicembre 2006, di Raffaella Castagna, del figlioletto Youssef Marzouk, della nonna del bambino Paola Galli, e della vicina di casa Valeria Cherubini.
Cristiana Cimmino
Finchè morte non ci separi
La Riflessione
13 euro
I tg effettuano spesso collegamenti in diretta da postazioni volanti per la strada. Nonostante gli sforzi di «stringere» l’immagine sui corrispondenti, una folla saltella alle loro spalle ridendo, chiamando la mamma al telefonino, facendo ciao con la manina. Possibile che la Rai non riesca a trovare luoghi più adatti, se proprio deve trasmettere all’aperto?
Domenico G., Napoli
Basta. Certe riviste letterarie sono proprio ‘avanti’. Come l’Accalappiacani, che già avevamo segnalato tempo fa. Un settemestrale edito da DeriveApprodi che parla di ‘letteratura comparata al nulla’.
Nell’ultimo numero, cosa ci vado a trovare? Un collage di lettere di lettori apparse nel 2009 sulle più disparate testate italiane. Il ritaglio del copia incolla non è mai oggettivo e ‘dato’, si sa, e dalla scelta emerge un ritratto, un’opera a sè (d’altronde è anche il credo di un testo recente e molto discusso, “Fame di realtà di David Shields). Stai a vedere che ne esce un ritratto dell’ultimo anno di noi italiani?
Via | DeriveApprodi

Undici lettere autografe di J.D. Salinger, il padre del Giovane Holden morto lo scorso 27 gennaio all’età di 91, saranno ben presto il baricentro di una mostra che si terrà alla Morgan Library, nel centro di Manhattan, lo ha reso noto venerdì il più prestigioso quotidiano della grande mela, il New York Times.
Le undici lettere, scritte dall’autore per antonomasia meno amante della celebrità e del pubblico tra il 1951 e il 1993, sono indirizzate a E. Michael Mitchell, uno degli amici dello scrittore, e rappresentano, secondo le prime voci di corridoio, una interessantissima fonte per comprendere la vita di Salinger, uomo notoriamente incline alla solitudine e della cui biografia si sa pochissimo.
Secondo il New York Times, inoltre, le lettere conterrebbero le prove che Salinger non abbia mai cessato di scrivere e che quindi, da qualche parte, in qualche cassetto, ci siano degli inediti dello scrittore che attendono solo di essere ritrovati e pubblicati. Io, personalmente, mi auguro di no, sia perché non ho mai trovato il Giovane Holden un capolavoro assoluto, ma anche, e soprattutto, perché se Salinger ha deciso di non portarsi i suoi inediti fino alla tomba, ci sarà pure un motivo.
Via | LeMonde
Foto | NewYorkTimes
E’ basato sul libro di Randal Keynes ‘Casa Darwin. Il male, il bene e l’evoluzione dell’uomo’ (Einaudi) il film ‘Creazione’, che sarà proiettato nelle sale di tutto il mondo a partire dal 22 gennaio.
Si tratta di una biografia scritta dal suo trisnipote Randal Keynes, che allo scopo ha usato lettere personali e diari di tutta la famiglia Darwin. Nel film, l’amore dello scienziato per la moglie (una donna molto religiosa) e i suoi pensieri privati sulle ricerche che condusse.
Il film è ambientato nel paesino di Downe, nel Kent, che ospita Down House, la Casa dei Darwin oggi museo, e racconta anche il ruolo che ebbe sul percorso esistenziale e professionale la figlia dell’autore, Annie, morta a dieci anni.
Via | Cineblog

Nelle Lettere a un giovane poeta Rainer Maria Rilke scriveva, rispondendo a un ragazzo che gli chiedeva consigli sui suoi componimenti: “Questo anzitutto: domandatevi nell’ora più silenziosa della notte: devo io scrivere? Scavate dentro voi stesso per una profonda risposta. E se questa dovesse suonare consenso, se v’è concesso affrontare questa grave domanda con un forte e semplice “debbo”, allora edificate la vostra vita secondo questa necessità.”
Mi è venuto in mente questo brano pensando alle tante pubblicazioni presenti oggi sul mercato. Quante di queste sono state create per l’esigenza di scrivere? E quante invece sono il frutto di un’operazione studiata a tavolino solo per vendere e abbindolare intere generazioni di lettori? E quante ancora sono solo il frutto di uno sfogo personale, o anche una dissertazione sul proprio ombelico? Penso che la cerchia di scrittori con la S maiuscola sia sempre più ristretta e che la maggior parte di coloro che pubblicano siano spinti dalle motivazioni più disparate: bisogno di attenzione, ricerca di visibilità, acquisizione di prestigio.
Ormai scrivere un libro è diventata la tappa fissa di chiunque abbia un nome conosciuto e poco importa se quel libro sia stato scritto dall’autore il cui nome campeggia sulla copertina, o dal copywriter di turno e poco importa se quel libro abbia davvero un qualche valore letterario o il contenuto sia solo un accessorio superfluo.
31 cartoline illustrate da versi estemporanei, inviate da Ada Negri ai nipotini Donata e Guido, soprattutto nell’estate del 1930: le stesse pubblicate da Giunti col titolo “Cartoline della nonna”. Il carteggio integrale tra la poetessa e lo scrittore toscano Fernando Agnoletti (1875-1933), con il quale la Negri ebbe una lunga relazione amorosa, nel quale si tratta dalla solitudine al divorzio da Garlanda, all’incendio della redazione de “L’Avanti” e l’ascesa del fascismo. La corrispondenza con Gustavo Balsamo Crivelli: 80 lettere e 85 cartoline postali che l’uomo indirizzò ad Ada in dodici anni di rapporti.
E poi c’è anche il testamento olografo della poetessa, il carteggio con Giulio Barsotti, le lettere ricevute per la nomina a membro dell’Accademia d’Italia oltre alle 233 lettere inviate dai familiari ad Ada Negri. Tutto questo, sarà venduto all’incanto dalla casa Bloomsbury a Roma, in Palazzo Colonna, martedì 16 giugno. La stima? Oscilla tra i 55.000 e i 65.000 euro, considerata il giusto vista la storicità del personaggio: prima donna ad essere ammessa tra gli Accademici d’Italia (1940), a un passo dal Premio Nobel.
Via | Libero-news
Foto | Ilgiornale.it
Si è svolto recentemente a Roma un convegno sulla scrittrice statunitense Flannery O’Connor (1925-1964), sul tema ‘Ragione, fiction e fede’. O’Connor è stata infatti una scrittrice dichiaratamente (e attivamente) cattolica (ma non troverete insegnamenti teologici espliciti nei suoi racconti).
Leggetela se amate la forma racconto e soprattutto state cercando di scriverne uno buono: è considerata una vera maestra del genere (i suoi racconti più famosi sono ‘Il cielo è dei violenti’, ‘La saggezza nel sangue’ e ‘La vita che salvi può essere la tua’) tanto da essere stata paragonata a Faulkner o Graham Greene. Prendete la raccolta completa pubblicata da Bompiani, sono due volumetti.
Ma soprattutto, se non amate i racconti, non perdete le densissime e veramente intense lettere che O’Connor scrisse ad amici e conoscenti sulla sua vita e sulla sua vocazione alla scrittura, oltre che sulla malattia che la porterà alla morte - il lupus eritematoso - a soli 39 anni. Diagnosticata la malattia, ereditata dal padre, Flannery si ritirò a vivere con la madre e i suoi adorati pavoni.
Continua a leggere: Nel territorio del diavolo, di Flannery O'Connor
Segnaliamo volentieri una mostra molto curiosa che ha per protagonisti alcuni degli scrittori e artisti più grandi vissute fra il Settecento e lo scorso secolo, presentati da un punto di vista molto particolare: la loro scrittura.
Infatti fino al 18 marzo alla biblioteca Berio di Genova, è possibile visitare una esposizione che comprende oltre 250 lettere autografe scritte da personalità di spicco.
E così è possibile curiosare fra le calligrafie di Gabriele D’Annunzio o quella di Giuseppe Prezzolini, passanto per Eugenio Montale, Verdi o Dickens.
La mostra, ricordano gli organizzatori, è ad ingresso libero. Se la visitate, fateci un report!
Via | Primocanale
Foto | Flickr