Era già un fenomeno editoriale negli altri paesi europei quando è arrivato nelle librerie italiane (anche booksblog ne ha parlato spesso) e, in poche settimane, L’ipnotista, edito da Longanesi, si afferma per quello che è: un fenomeno editoriale, appunto; e ancora una volta dalla Svezia (si pensi, ad esempio, a Henning Mankell o a Stieg Larsson).
L’ipnotista è un thriller che mantiene tutti i tratti caratteristici del genere. Innanzitutto, naturalmente, la trama: siamo nella cittadina di Tumba, a sud di Stoccolma; un addetto alle pulizie avverte la polizia: ha trovato il corpo senza vita di un uomo nei bagni del centro sportivo.
Uno dei poliziotti arrivati sul luogo del delitto, tale Erland, si prende la briga di informare la famiglia. Ma quando arriva all’indirizzo che la centrale gli ha fornito dopo l’identificazione del cadavere: «Nessuno apre la porta. Suono diverse volte. Allora non so perché. Ma mi viene in mente di fare il giro di tutta la fila di case, andare sul retro e guardare con la torcia attraverso la finestra». E quello che trova non piacerebbe a nessuno: una famiglia trucidata a coltellate.

A quattordici giorni dall’uscita, L’ipnotista di Lars Kepler è il terzo libro più venduto su Ibs.it e su Bol.it.
Nella classifica dell’Internet Bookshop il thriller svedese ha scalzato persino Il tempo che vorrei di Fabio Volo, il super best seller italiano che lo scorso Natale aveva a sua volta surclassato Il simbolo perduto di Dan Brown.
Anche su Anobii, L’ipnotista sta riscuotendo un rapido successo: 121 utenti l’hanno riposto sul proprio scaffale virtuale. C’è chi ne parla male - «thriller scialbo e banale, con una trama mal congeniata (sic) dove, a parte il gusto della tecnica dell’ipnosi, c’è ben poco di interessante» - e chi no - «terribilmente incalzante e pieno di suspense, la trama è ben strutturata e alla fine tutto si svela senza errori o mancanze».
È però un fatto che finora nessun utente di Anobii abbia assegnato il massimo, cioè le cinque stelline, al romanzo di Lars Kepler. Particolarmente impietoso il giudizio della scrittrice Loredana Lipperini, che gli ha dato solo due stelline.

L’ipnotista di Lars Kepler, il promesso best-seller del 2010, sta cominciando a vendere un ragguardevole numero di copie. Booksblog ha incontrato il traduttore italiano Alessandro Bassini, già docente di Letterature scandinave contemporanee all’università di Milano, e ha chiacchierato con lui di Lars Kepler, di Stieg Larsson, della letteratura scandinava contemporanea, dei legami con la letteratura russa, e naturalmente de L’ipnotista e dei suoi futuri seguiti.
Alessandro, gli autori de L’Ipnotista dicono di aver usato un linguaggio molto semplice e comprensibile. Parafrasando il famoso spot, ti piace vincere facile?
Non proprio. È vero che L’ipnotista ha uno stile molto secco e paratattico, senza troppi orpelli di stile. Ma il problema, traducendo, è fare in modo che questa “semplicità” non diventi “piattezza”. Deve emergere chiaramente l’intenzione degli autori, cioè dare vita a un narratore esterno non-onniscente, che si limita a ripetere quello che dicono i personaggi e a descrivere quello che vedono, scendendo di rado nei loro pensieri, a meno che non siano sotto ipnosi… I pensieri della stessa Joona Linna, per esempio, restano avvolti nel silenzio.
Sei di quelli che leggono tutto il romanzo prima di cominciare a tradurlo, o procedi pagina dopo pagina?
Nel caso de L’ipnotista, per ragioni di tempo, ho iniziato a lavorare prima di aver terminato la lettura; ma mi è servito molto anche da stimolo.
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