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Tutti gli articoli con tag Jack London

Centotrentasei anni e non sentirli: Jack London, narratore di un mondo perduto

pubblicato da Roberto Russo

Jack London

L’ultimo bagliore del tramonto si spegneva sulle deserte solitudini gelate e, contro l’indistinto colore del cielo, più viva spiccava la massa scura degli abeti che premevano e incalzavano il corso gelato del fiume.
Il vento che sino allora aveva impazzato, strappando dagli alberi la veste gelata che li aveva ricoperti, ora aveva tregua.
Nessun rumore, nessuna voce d’uomo rompeva quel silenzio, e la natura, sempre uguale da che è nato il mondo, dominava incontrastata.

Così inizia Zanna Bianca uno dei più famosi romanzi di Jack London che nacque centotrentasei anni fa – il 12 gennaio 1876 - a San Francisco. Nella mia mente è immediato il collegamento tra Jack London e Zanna Bianca e anche a Il richiamo della foresta, per via dei film visti in tv prima e poi perché, appassionato di quelle storie, ne lessi avidamente i romanzi.

Jack London (pseudonimo di John Griffith Chaney London) era figlio illegittimo di un astrologo ambulante, tale William Henry Chaney, e di Flora Wellman figlia di un ricco inventore dell’Ohio, che dopo otto mesi dalla nascita di Jack si spostò con John London, contadino vedovo con due figli, che, difatti, divenne suo padre. L’essere figlio di un ambulante, per di più figlio illegittimo, l’esser passato da un padre all’altro segnò molto la sua esistenza tanto che tutta la sua vita fu all’insegna del vagabondare e svolse i lavori più vari: lavandaio, agente di assicurazioni, pescatore, cercatore d’oro… Una vita avventurosa, insomma, come avventurose sono le storie di cui narra. Come cercatore d’oro partì, nel 1897, alla grande corsa d’oro del Klondike e fu proprio lì che nacquero i suoi primi testi di successo. Il richiamo della foresta – suo primo romanzo – venne pubblicato nel 1903 ed ebbe un successo enorme tanto che Jack London decise di dedicarsi solo alla scrittura. Seguirono Zanna Bianca nel 1906, Il tallone di ferro nel 1908 e Martin Eden nel 1909. Morì nel novembre del 1916, a soli quarant’anni, probabilmente per un’overdose.

Il fascino esercitato da Jack London sulla cultura successiva è stato enorme: fra tutti ricordo che London era uno degli autori preferiti di Christopher McCandless, il giovane americano che dopo la laurea abbandonò tutto e andò a vivere nelle terre selvagge dell’Alaska.

Foto | Wikimedia Commons

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Storie di pugni, di Jack London

pubblicato da lara

Guantoni da pugile su sfondo grigio bianco Quando ho ricevuto dalla casa editrice Piano B Edizioni il libro di cui vi sto per parlare, il primo pensiero è stato: “Leggerò le prime due pagine e non riuscirò ad andare avanti. Certo l’autore è Jack London, ma la boxe non mi ha mai interessato.” Così facendo ho sottovalutato quello che una penna capace può fare e cioè trasformare qualsiasi accadimento nel più avvincente dei racconti.

London è stato oltre che un celebre romanziere, anche cronista sportivo e in questo libro mescola i due mestieri, dando vita a piccole perle letterarie. I personaggi delle storie sono pieni di vita e lottano sempre per qualcos’altro oltre che per vincere un incontro: il messicano per la rivoluzione, Tom King per ridare alla sua famiglia un’esistenza dignitosa, Joe Fleming per la sua donna. Tutti salgono sul ring con una storia alle spalle e il lettore rimane incollato alle pagine a tifare, come fosse lì davanti.

La maestria dello scrittore americano sta proprio nel riuscire a trasmettere la frenesia di un incontro di pugilato. Sembra di essere in mezzo alla folla urlante, di sentire l’odore del sudore, il rumore delle corde che vibrano e quello dei guantoni che si scontrano. Non ho mai assistito a un incontro di boxe, ma se qualcuno ora mi chiedesse se ho mai visto dal vivo due pugili scontrarsi, d’istinto, risponderei di sì. Il libro contiene anche l’inedito “Il match del secolo”. Unico appunto a questa edizione sono i refusi, ne ho trovati parecchi, ma sono certa che nella prossima ristampa scompariranno.

Storie di pugni
Jack London
Piano B Edizioni
128 pp. € 11,50

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Cronache mediorientali di Rober Fisk

pubblicato da Andrea Coccia

Cronache mediorientali di Rober Fisk Robert Fisk, giornalista inglese della vecchia scuola, inviato sui fronti di guerra di mezzo mondo, da Belfast a Beirut, dall’Afganistan all’Iraq, non è certo uno che ha bisogno di presentazioni. E anche se molti se lo ricordano per via del fatto che è l’unico giornalista occidentale che abbia mai intervistato Osama bin Laden – tre volte tra 1994 e il 1997 – i suoi contributi all’ars giornalistica sono ben più grandi, tanto da fargli meritare sicuramente un posto nell’olimpo della professione accanto tra Erodoto e Kapuscinski, tra John Reed e Jack London.

Il libro che vi segnalo si intitola Cronache mediorientali, è edito nella collana Tascabili de Il Saggiatore e, se volete capire meglio le tragedie che da decenni fanno sanguinare la regione più densa di umanità e di storia dell’intero mondo, è un libro che dovete assolutamente leggere. Dal fronte afgano durante la guerra ai russi, fino a quello iraniano durante la “guerra lampo” di Saddam Hussain, dal conflitto israelopalestinese fino al Kosovo, gli occhi di Robert Fisk hanno assistito ad alcuni degli avvenimenti più dolorosi della storia contemporanea, avvenimenti che egli ha testimoniato memorabilmente nelle incontabili pagine dei suoi taccuini.

Un libro da leggere assolutamente dicevo, perché, come i migliori reportage di Kapuscinki in Africa o in Russia, come le migliori pagine di Jack London nei bassifondi dell’est end londinese, testimoniano la volontà di un uomo di assistere allo svolgimento della storia e di cercare di capirla, forse anche di scriverla, un uomo che ha sempre dedicato la sua vita al giornalismo, uno di quei «rappresentanti di quel piccolo esercito di uomini che stanno scrivendo la storia distesi accanto alle bocche dei cannoni».

Robert Fisk
Cronache Mediorientali
Il Saggiatore
euro 17

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Da Roma a Roma, di Andrea Carraro

pubblicato da sara

carraroUn reportage che inizia e finisce nelle periferie di una grande metropoli Roma, esplorando luoghi che a nessuno verrebbe in mente di considerare orizzonti di viaggio da scoprire.

E’ questo il principio ispiratore di ‘Da Roma a Roma’, dello scrittore Andrea Carraro, già autore de Il branco, che racconta lo stato attuale dei margini della Capitale d’Italia.

Il viaggio inizia dal cantore per eccellenza delle periferie romane, Pier Paolo Pasolini, partendo dal luogo in cui è posizionata la sua stele, ‘una lunga curva scura sormontata da un bel cielo azzurro solcato da strinature rossastre, e lambita dalla tavola del mare grigio ferro’.

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L'ombra e il bagliore, un racconto di Jack London illustrato da Fabian Negrin

pubblicato da Andrea Coccia


Da domani sarà in tutte le librerie l’ultima fatica di Orecchio Acerbo di Roma, un’uscita molto interessante, come ormai la casa editrice romana ci ha abituato: si tratta del ripescaggio di un racconto di Jack London dal titolo L’ombra e il bagliore, illustrato da Fabian Negrin.

L’ombra e il bagliore è un racconto tra i più visionari e fantastici del tormentato scrittore americano, padre tra gli altri di avventure memorabili come quelle di Zanna Bianca e de Il Richiamo della foresta, ma anche prolifico e non meno geniale inventore di marchingegni narrativi fantastici, come Il Vagabondo delle stelle.

Protagonisti del racconto sono Paul e Lloyd, due ragazzi identici tra loro la cui vita procede in qualche modo in opposizione, in eterna competizione, che si estende dal gioco alle donne, fino ad una comune e pazzesca sfida, la ricerca dell’invisibilità, l’eliminazione della rifrazione della luce, una ricerca che vede i due ragazzi affrontarsi su due piste parallele, da una parte la trasparenza, dall’altra il nero assoluto.

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Il panorama editoriale italiano si arricchisce di due nuove collane firmate Castelvecchi

pubblicato da lara

Copertina jack london Si tratta di due collane molto diverse tra loro, ma in accordo con la linea anticonformista della casa editrice romana. La prima, “Biblioteca dell’immaginario”, racchiude opere classiche rare e introvabili e segna l’esordio con il titolo La strada di Jack London. Più in là uscirà un testo irreperibile in Italia da vent’anni, La vergine del sudario di Bram Stoker, noto al grande pubblico per il suo Dracula. Ad aprile, in concomitanza con l’uscita nelle sale di Robin Hood con Russel Crowe e Cate Blanchet, la Biblioteca dell’immaginario proporrà Robin Hood di Joseph Walker McSpadden, il romanzo sul quale si è basato Riddley Scott per scrivere la sceneggiatura del film.

Facendo un lungo balzo in avanti Castelvecchi arriva ai nostri giorni con la collana “Le torpedini”, che vedrà la luce a fine febbraio con il romanzo gotico “Lullaby. La ninna nanna della morte”, dell’autrice Barbara Baraldi. Il secondo titolo in programma è invece quello del genovese Michele Vaccari: Giovani, nazisti e disoccupati. A maggio la collana ospiterà Gianluca Morozzi con Nato per rincorrere, un libro dedicato a Bruce Springsteen e in particolare ai suoi concerti. Un mese dopo sarà la volta delle memorie della transessuale Selene, messe su carta da un esordiente nascosto dietro lo pseudonimo di Joseph Martin.

Dietro queste novità di Castelvecchi c’è il lavoro di Cristiano Armati, scrittore ed editor, da poco entrato nella scuderia della casa editrice come direttore editoriale, il quale racconta che le sorprese non finiscono qui: “Presto saranno annunciati altri cambiamenti e inaugurate nuove collane fedeli al motto della casa editrice: ‘Attenti a Castelvecchi, il classico che non ti aspetti’”. Intanto noi attendiamo impazienti le prime uscite.

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La strada: Jack London tra i vagabondi d'america

pubblicato da Andrea Coccia

La strada: Jack London tra i vagabondi d'america In occasione dell’uscita nelle librerie di una nuova edizione, edita da Castelvecchi, di La strada. Diari di un vagabondo, una raccolta di nove, tra articoli e racconti di Jack London, apparsi su Cosmopolitan tra il 1906 e il 1907, Gian Paolo Serino, attraverso il blog di Satisfiction, propone un brano tratto dall’introduzione, curata da Davide Sapienza, che ne ha curato anche la traduzione.

Questa nuova edizione della raccolta ospita, per la prima volta, l’inedito Diario del Vagabondo, scritto da London durante i mesi di vagabondaggi che segnarono la sua vita giovanile nella primavera del 1894, ma non è l’unica novità che la distingue dall’ultima edizione della raccolta, uscita negli anni Novanta per i tipi Einaudi e curata da Maurizio Maggiani, rispetto alla quale ha optato per la scansione originale dei capitoli, rispettando così il volere di London.

Serino, che di questa uscita parla anche su un suo articolo pubblicato oggi da Il Giornale, illustrando il mondo che emerge dai racconti di London, dice: :

I protagonisti sono senzatetto e diseredati che vivono l’inferno di un’America, quella tra la fine dell’800 e i primissimi del ’900, colpita da una delle crisi economiche peggiori della sua storia. London decide di portare sulla carta la visione dei più emarginati per raccontare le molte piaghe, sociali e morali, che si nascondono proprio dietro le fulgenti apparenze del progresso.

Una realtà a cui London è stato molto legato e a cui ha dato spesso voce nei suoi scritti, una realtà che nel frattempo, dopo un secolo, non solo non è scomparsa, ma si è acuita sempre di più ed è tornata, purtroppo, ad essere un realtà senza voce.

Via | Satisfiction

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Un mondo perduto. Viaggio a ritroso nel tempo, di Walter Bonatti

pubblicato da lara

copertina un mondo perduto Si resta incantati davanti ai racconti di Walter Bonatti, uomo d’avventura, alpinista, reporter e ci si chiede se davvero un uomo possa compiere tante imprese nell’arco di una sola vita. Ha scalato il K2, seguito una tigre per 40 giorni, percorso in canoa circa 2500 chilometri, avvicinato il varano e tanto altro ancora.

Racconta che la sua passione è nata dagli autori di quando era ragazzino, Jack London su tutti. Per Bonatti “avventura” significa “impegno, mettersi alla prova, dare realtà a un sogno fatto o pensato”. Niente a che vedere, dunque, con i viaggi organizzati e le gite turistiche. Sebbene l’avventura vada preparata e studiata, fisicamente, ma soprattutto a livello psicologico.

Un mondo perduto è un libro che fa venire voglia di prendere lo zaino e la tenda e di partire alla scoperta di terre sconosciute, salvo pensare poi che sono poche in realtà le persone in grado di intraprendere simili viaggi. A noi comuni mortali resta però la possibilità di godere delle imprese di questi grandi uomini, sfogliando pagine ricche di racconti e immagini e sognando di seguirli in paesi e mondi lontani. Qui potete vedere l’intervista a Bonatti di Fabio Fazio.

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Libri da leggere: La peste scarlatta di Jack London

pubblicato da Andrea Coccia

Libri da leggere: La peste scarlatta di Jack London Il libro che vi voglio consigliare oggi si intitola La peste scarlatta e rappresenta uno degli esempi più interessanti della vena fantascientifica di Jack London, un autore sanguigno e geniale che da sempre viene erroneamente catalogato come scrittore per la gioventù, ma che ben altra platea merita.

In questo volume, che somiglia più ad un racconto lungo che ad un romanzo breve, si coagula tutta la potenza dell’individualismo che ha sempre caratterizzato l’immaginario di Jack London, un individualismo il cui simbolo, in questo caso, è un vecchio decrepito, vestito di una rognosa pelle di capra, che si aggira con i suoi nipoti in una California post apocalittica, popolata da fiere e da un natura che ha velocemente ricoperto e ossidato le opere dell’ingegno umano.

Sullo sfondo di una California più simile alla Waste Land piuttosto che alla rigogliosa e verde regione di inizio novecento, il vecchio racconta la fine della civiltà moderna, avvenuta nel 2013 in non più di una decina di giorni e causata da una misteriosa peste scarlatta dagli orribili effetti e dalla velocità di diffusione devastante.

Un libro da leggere in un fiato, sia per capire più a fondo la complessa e mai banale personalità di Jack London, sia per riflettere su questa nostra pericolosa modernità, sulla precarietà del nostro benessere.

Jack London
La peste scarlatta
Adelphi
euro 9

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Libri da leggere nel weekend: Le mille e una morte di Jack London

pubblicato da Andrea Coccia

Libri da leggere nel weekend: Le mille e una morte di Jack London C’è un racconto, splendido, di Michele Mari che si chiama Otto scrittori e che mette in scena un’autentica lotta all’ultimo rigo tra gli otto autori, una sorta di Pantheon dell’arte del raccontare storie, che si dividono l’immaginario narrativo, sanguigno e dall’odore spumeggiante di mare e avventura, del narratore. Tra gli otto scrittori, oltre ai nomi di Céline, Verne, Salgari, Melville, Stevenson, Poe e Conrad, vale a dire, l’olimpo della letteratura moderna, c’è anche lui,Jack London.

Questa breve raccolta di racconti, che scorrono veloci come frecce, ci fa attraversare trasversalmente tutto il fantastico e terribile mondo di Jack London, uno degli autori più sanguigni della letteratura moderna, un grand tour tra le sue più grandi ossessioni, quelle che hanno segnato sia la breve vita, sia il suo repertorio formidabile di storie.

La natura dell’uomo, una natura bestiale che nasce dalla frattura tra istinto e immaginazione, ma soprattutto, come mostra senza veli il titolo, la morte, sono infatti i cardini su cui si muovono le narrazioni di London, narrazioni ben oliate che sbattono come le porte di un saloon all’arrivo del pistolero di turno. Un libro da leggere, insomma, anche solo per uscire dal weekend con qualche nozione in più sulla natura umana.

Jack London
Le mille e una morte
Adelphi
euro 8,50

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