Quasi nulle le novità di questa settimana nella classifica dei libri più venduti elaborata dalla Nielsen. Unica nota inaspettata, l’entrata nella top ten del testo di Mario Calabresi Cosa tiene accese le stelle. Storia di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro (Mondadori), in decima posizione.
Personalmente apprezzo sempre – ed evidentemente lo fanno i miei connazionali-lettori – l’approccio costruttivo di Calabresi. Che ci ha raccontato la sua esperienza di figlio del commissario Luigi Calabresi (Spostando la notte più in là) ma che ci ha anche insegnato che La fortuna non esiste (titolo del suo omonimo secondo libro).
Calabresi torna con questa nuova raccolta di storie di italiani che non si sono arresi allo sconforto, alla rovina economica o alla povertà dei propri mezzi, e che hanno saputo investire su un sogno apparentemente impossibile.

“Non so cosa abbiate nell’anima ma date a vedere che siete felici, ridete, vivete con leggerezza…almeno in apparenza”
Mariano Sabatini, per questo suo L’Italia s’è mesta, edito da Giulio Perrone, riesce a fare un bel ritratto del nostro Paese visto dai giornalisti stranieri che ne scrivono, da anni, per le loro testate.
Sabatini ha chiesto ai corrispondenti dall’Italia di El Mundo, Figaro, Financial Times, Frankfurter Allgemeine Zeitung e moltre altre, di raccontargli, spiega, “qual è stata la prima impressione che hanno avuto arrivando in Italia, come ci vivono, quali motivi di entusiasmo o di scontento li animano”, oltre ovviamente a un parere sulla politica italiana, come in una sorta di ‘intervista’ collettiva.
Ovvero, chiede loro l’autore, “Moriremo Berlusconiani?”, oppure, “C’è da fidarsi del compagno Fini?”, come da titolo di altrettanti capitoli. Senza considerare altre questioni come quella delle ingerenze della Chiesa nella politica italiana, e del ruolo delle donne come propulsori della crescita del Paese. Consapevoli che, come scriveva Montanelli, “la patria la si difende discutendola”: anche perchè, continua Sabatini, a volte come “per la pittura impressionista, composta da tocchi e macchie, serve fare due o tre passi indietro per avere una migliore visione d’insieme”.
Allora: due sono le ipotesi. O il fatto che gli italiani siano un popolo poco ‘acculturato’ è un vuoto luogo comune che continuiamo a ripetere per inerzia, o è davvero così, e gli imprenditori dell’editoria stanno prendendo un gigantesco abbaglio.
Visto che la seconda mi sembra improbabile, dati i business plan e le analisi di mercato che sempre precedono l’avvio di un’avventura economica, la notizia che sto per darvi appare confortante. Allora: rispetto al 2009, l’editoria libraria è in crescita (+2.3%).
Il settore connesso alla produzione culturale sembra godere di buona salute, complessivamente. In aumento il numero trasmissioni radiofoniche (+71,4%), attività di programmazione e trasmissioni tv (+64,1%), editoria musicale (+10,5%), attività artistiche e di intrattenimento (+2,8%).
Continua a leggere: Gli italiani non leggono, ma il numero di imprese editoriali cresce
Immaginate di avere 24 ore per apprendere le fondamentali abitudini e i tipici modi di fare dell’italiano medio. Ogni ora sarebbe dedicata ad apprendere qualche dettaglio del nostro carattere nazionale, e a fine giornata il miracolo sarebbe compiuto: avreste raggiungo il vostro QI (quoziente di italianità) ideale, senza sentirvi più ’stranieri’.
Da questa simpatica idea parte il libro di Laila Wadia, indiana, che racconta come sarebbe essenziale ad esempio scegliersi un altro nome, se se ne ha uno difficile (”preparati per delle fantasiose storpiature o scegliti un soprannome”) oppure “ricordarsi che mentre gli altri paesi hanno le barzellette l’Italia ha la politica”, e che è essenziale imparare a fare la coda (non una semplice fila, ma una sorta di ‘ring’).
Bisogna poi imparare a gesticolare e ad essere prolissi quando si danno indicazioni stradali, e a sognare, perchè:
Gli italiani sognano forse più degli altri, ed è questo l’elisir del paese. I poveri sognano di vincere la lotteria, i ragazzi un lavoro fisso, i vecchi di arrivare fino alla fine del mese con la pensione sociale…ma tutti sognano di vincere nuovamente il mondiale e di tornare alla cara vecchia lira”.
Continua a leggere: Anteprima Booksblog. Come diventare italiani in 24 ore, di Laila Wadia
A 150 anni dall’unità nazionale, escono per Laterza due riflessioni su cosa significa essere italiani, oggi.
Due buone letture, i volumi di Silvana Patriarca (Italianità) e Francesco Remotti (Ossessione identitaria). La prima è docente di Storia Europea contemporanea alla Fordham University di New York, e nel saggio spiega come gli epiteti ‘italiani brava gente’ o il ‘familismo amorale’, per finire con la proverbiale ‘autodenigrazione’ del nostro popolo abbia radici profonde nei vari periodi della nostra storia.
E questi concetti sono spesso stati utilizzati, scrive, come ‘alibi’ per deresponsabilizzarsi. Il secondo saggio già dal titolo esprime il concetto della necessità di una ridefinizione dell’identità delle nazioni moderne. Cambiamento inevitabile, visto l’evolversi multiculturale della nostra società.
Silvana Patriarca
Italianità
22 euro
Laterza
Francesco Remotti
L’ossessione identitaria
16 euro
Laterza

Ci sarà anche Roberto Saviano, domenica prossima, sul palco della manifestazione ‘Libri come’, organizzata presso l’Auditorium-Parco della musica di Roma per parlare dei tanti ‘mondi’ che ruotano intorno ai libri.
Originale il tema scelto dall’autore, ovvero’Raccontare il Sud attraverso la sua musica’. Saviano si addentrerà nei paralleli e nelle contaminazioni fra la musica dei neomelodici italiani e libri. E questo tema sarà presente anche nella sua nuova opera, ‘La parola contro la camora’.
Si tratta di un libro piu’ Dvd in uscita a fine marzo per Einaudi, che comprende anche una sua intervista alla trasmissione Che tempo che fa. ‘Attraverso il racconto della cronaca quotidiana ho cercato di far emergere la realta’ di una guerra ignorata da gran parte del Paese”.
Continua a leggere: La parola contro la camorra, il nuovo libro di Roberto Saviano

“In un Paese come il nostro, che ha visto negli ultimi anni la cultura sempre più oggetto di disprezzo trovare un luogo in cui poter condividere questa passione è quanto meno rivitalizzante”. Lo ha scritto sul Fatto lo scrittore Nicola La Gioia, riferendosi ad Anobii, come leggo in un blog di Panorama.
“I commentatori italiani di aNobii… sono lettori accaniti e disinteressati, e mostrano di avere attraversato l’intera esperienza di un libro: hanno speso soldi per acquistarlo, e tempo per leggerlo…- continua - Tutto il contrario di ciò che invece fanno gran parte dei critici e dei giornalisti culturali, pronti a scrivere “l’ennesima recensione capace di accostarsi a un libro come a un topo morto”.
La polemica, come nota Panorama, è stata ripresa da Filippo La Porta sul Riformista. Qui l’autore ha preso invece le difese della critica letteraria, notando come orma essa sia ormai ridotta a interviste su commissione e a recensioni francobollo, avendo smesso di incidere sulle vendite.
Ma è davvero così? Davvero i libri li compriamo solo grazie al passaparola (su intenet o no)? Voi da quali fonti vi fate guidare nella scelta?
Via | Panorama
Foto | Flickr
Uscirà nel 2021, la ‘Nuova Edizione commentata delle Opere di Dante’, ad esattamente 100 anni dalla prima traduzione dell’opera del sommo Poeta, pubblicata appunto nel 1921 dalla Società dantesca italiana.
Il progetto sarà portato a termine, grazie a una commissione dei maggiori dantisti italiani, dalla società editrice Salerno. Ma non dovremo aspettare fino a quella data per vedere gli esiti di tanto lavoro.
Infatti il primo volume uscirà nel 2011. A seguire gli altri otto. Nel frattempo, di tutt’altro genere la notizia che la Random house abbia deciso di pubblicare un libro dedicato al gioco ‘Dante’s inferno’, di cui avevamo già parlato.
Via | Il Velino.it
Deliziosa questa storia di amore raccontata da un libro, non recentissimo, pubblicato dalle edizioni e/o. Si intitola ‘La badante’ e racconta la storia delicata e allo stesso tempo anche di un erotismo sottile, di un non più giovane padre di famiglia, il signor Pietro, che rimasto vedovo viene fatto oggetto di forte apprensione da parte delle figlie.
L’uomo in realtà sa badare benissimo a se stesso: ha le sue passioni, e il suo modo di passare serenamente il tempo. Si mantiene attivo, tra lo sport, il poligono di tiro, la passione per la cucina. Ma alla fine cede. Accetterà che in casa sua venga ad abitare lei, Olga, la badante russa. Una bella donna, ‘in carne’, proprio come le donne che in genere piacciono alle generazioni di maschi italiani di una volta.
La donna non comunica molto a parole, ma si rivela per il signor Pietro una presenza piacevole e discreta, tanto da indurlo a chiederle di partecipare con lui, a un corso di cucina. E, complice una sera di pioggia, fra i due l’intimità si farà maggiore. L’elemento scatenante è il fatto che ad un certo punto sarà lei ad ammalarsi per l’infreddatura, a dover restare a letto e a dover essere ‘accudita’ da lui, che avrà l’occasione di mostrarle il suo istinto di protezione e la sua galanteria.
Le figlie, garrule e poco stabili nella loro vita sentimentale e matrimoniale, non avranno neanche il tempo di pentirsi per ‘l’intrusa’. Il tutto raccontato con la bonomia e allo stesso tempo la vivacità di spirito di un personaggio molto credibile, che si conquista la nostra simpatia con i suoi modi gentili e perbene, di tutt’altri tempi. Molto bello il finale.
Paolo Teobaldi
La badante
e/o
12 euro
Un’idea sfiziosa del Guardian ( che come emerso qualche tempo fa è anche il quotidiano anglosassone più letto nel mondo, e di cui vi consigliamo le pagine culturali): chiedere a una dozzina di scrittori inglesi famosi di raccontare un libro che secondo loro descriva bene un luogo della loro terra.
Tutto questo, spiegano gli articolisti, ovviamente in previsione delle vacanze, ad uso di chi volesse esplorare la bella Inghilterra facendosi guidare, appunto, da un bel romanzo. E allora abbiamo Antonia S. Byatt che consiglia un libro che descrive Londra all’inizio del secolo (L’Inghilterra e gli inglesi, di F. Madox Fox), o Jonathan Coe che ha passato le sue estati nel nord del Galles e che consiglia ‘Travelling people’ di B.S. Johnson.
David Lodge consiglia invece ‘A pair of blue eyes’ di Thomas Hardy, e Ian Rankin, spostandoci nell’Irlanda del nord, si dichiara appassionato delle storie di Colin Bateman ( I Predict A Riot). Se avete invece come me intenzione di girare la Scozia, dotatevi di ‘The Tin-Kin’ di Eleanor Thom, consigliato da Ali Smith. Una domanda mi rimane: chissà gli scrittori italiani che libri suggerirebbero per scoprire al meglio il Belpaese?