Per riprendere il filone sui più bei libri da far leggere ai vostri ragazzi, e visto che il nostro post sui 1001 libri da leggere prima di morire è uno dei più cliccati da sempre, segnaliamo volentieri questa originale variazione sul tema, affidata alla giornalista del Guardian Julia Eccleshare, 1001 libri da leggere prima di diventare grandi, pubblicato in Italia dall’editore Atlante.
L’autrice , coordinatrice del sito lovereading4kids.co.uk, ha redatto questa lista servendosi della collaborazione di più di 70 autori e chiedendo inoltre a scrittori famosi (da Margaret Atwood a Isabel Allende o Philip Pullman) di indicare le loro preferenze in merito, da Pinocchio a Pimpa, passando per Willy Wonka e le cronache di Narnia.
Non tutti i libri segnalati sono tradotti in italiano (e chissà che qualche editore italiano non sia spinto a farlo), e magari è un buon metodo per imparare l’inglese, regalarli in lingua originale. I libri sono divisi per fasce d’età (0-3; 3-4; 5-7; 8-11; 12+) e vi consiglio, se ve lo siete perso, anche di leggere i consigli su come appassionare alla lettura bambini riluttanti.
J. Eccleshare
1001 libri da leggere prima di diventare grandi
Atlante ed
35 euro
L’Isola sotto il Mare, di Isabel Allende, il nuovo romanzo della grande scrittrice cilena, sarà in libreria a partire dal 2 dicembre.
Amo Isabel Allende. Forse non tanto quella dei celebrati capolavori di ambientazione più contemporanea, come La casa degli spiriti o D’amore e ombra, quanto, piuttosto, quella che ritrae, in modo splendidamente romanzato, figure femminili del passato, che incarnano l’evoluzione e la storia dei paesi sudamericani e della donna. Adoro le appassionate eroine dell’800 de La figlia della fortuna (a) e del successivo Ritratto in seppia (b), prequel ottocenteschi, anche se scritti posteriormente, de La casa degli spiriti (c), o di Ines dell’anima mia. Per me, che ho questa passione per il genere storico/avventuroso (e di formazione) con protagoniste femminili (anche Zorro, a dir la verità, mi era piaciuto…), leggere un libro della Allende è sempre una gioia.
L’Isola sotto il Mare (romanzo fortemente sentito dall’autrice) narra le vicende della mulatta Zarité Sedella, detta Tété e rientra, a pieno titolo, nella “categoria” storico/avventurosa con eroine femminili. Siamo a Santo Domingo (oggi Haiti), la più ricca colonia francese, nel 1770. Tété è una bimba di nove anni, che viene venduta, come schiava, ad un giovane francese appena sbarcato dall’Europa, Toulouse Valmorain. Il giovane è giunto ai Caraibi per rilevare la piantagione di canna da zucchero ereditata dal padre.
Abitate a Milano? Parteciperete alla ‘Maratona di lettura d’amore’ promossa da Mondadori? L’idea è quella di dare voce ai lettori, che potranno leggere in libreria i loro brani d’amore preferiti. Poesie e romanzi, indifferentemente, credo.
I gusti sono gusti, le scene d’amore sono tantissime in tantissimi libri, e quindi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ogni lettore ovviamente dovrà presentare un solo brano. Voi quale scegliereste?
Nella mia classifica personale (romanzesca) ci sono tre scene d’amore: quelle del ‘Dio delle piccole cose’ di Arundhaty Roy, di ‘D’amore e ombra’ di Isabel Allende e di ‘Il tempo di Blanca’ di Marcela Serrano.
Arundhati Roy
Il dio delle piccole cose
Guanda
9 euro
Via | Facebook
Chi ha letto “Io sono Charlotte Simmons” ricorderà la terribile scena in cui il ragazzo ride della inesperienza a letto di Charlotte facendo un truce paragone con la durezza dell’erba sintetica. A pensarci bene, nella memoria di scene di sesso un po’ macchinose se ne trovano tante, nei libri. Ma forse non sapete che esiste anche un “Bad sex fiction award”, organizzato dalla Literaly Review ed assegnato, Wikipedia docet, al libro pubblicato entro l’anno in cui è descritta a parere della giuria la più brutta scena di sesso (Wolfe ha vinto con quel romanzo nel 2004).
Ma di libri famosi “premiati” ce ne sono stati tanti, negli anni: da Thomas Pynchon a Mark Haddon a Gregory a Jeannette Winterson, finendo con Ali Smith e Norman Mailer (a cui è andato il “riconoscimento” di questo 2007 per una scena di “The Castle in the forest”). Avete in mente brutte/ridicole scene di sesso lette in un libro? Fateci sapere! Io invece ne ricordo almeno due, bellissime, che direi sono le mie preferite. Sono “nascoste” in “D’amore e d’ombra” di Isabel Allende e nel “Dio delle piccole cose” di Arundhati Roy.
“Artemisia” di Anna Banti, “Cosima” di Grazia Deledda, “Le piccole virtù” di Natalia Ginzburg, “L’iguana” di Anna Maria Ortese e “Le strade di polvere” di Rosetta Loy. Cosa hanno in comune questi testi? Il fatto di essere scritti da autrici italiane, ovvio, ma anche il fatto di essere gli unici citati nel manualone “500 Great Books by Women: A Reader’s Guide” di Erica Bauermeister Jesse Larsen e Holly Smith (disponibile su Amazon), come riporta il sito Listofbest.com.
Fra le tante scrittrici citate, sono nominati per fortuna tutti i continenti, e fra le più conosciute abbiamo prevedibilmente Isabel Allende, Dorothy Parker, Jamaica Kincaid, Amy Tan, A.S. Byatt, Marion Zimmer Bradley, Sandra Cisneros, la baronessa Blixen, oltre a grandi “classiche” come le sorelle Bronte, Yourcenar, George Sand, Edith Wharton.
Ma la domanda rimane: cinque sole italiane sono un poche, pochissime. Un’osservazione che va fatta anche se, si sa, ogni lista che tenti di selezionare “il meglio di” è sempre una scelta relativa. Ma forse i redattori del testo potrebbero andarsi a leggere anche qualcosa di Sibilla Aleramo, Lia Levi, Gioconda Belli, o Maria Teresa di Lascia, per esempio. Anche se la mia, ovvio, è solo una personalissima opinione, lanciata per chiedere a tutti di indicare le scrittrici italiane “dimenticate” da questo librone.
Sembra il seguito ideale del suo romanzo “Paula” il nuovo libro di Isabel Allende (sarà pubblicato in Italia da Feltrinelli a gennaio) dal titolo “La somma dei giorni”. Nell’incipit infatti la scrittrice, come riportano alcuni quotidiani spagnoli ripresi oggi nel sito internet dell’Adnkronos, descrive il doloroso giorno in cui la sua famiglia si riunisce per spargere al vento le ceneri della figlia Paula, morta a 28 anni, nel 1992, per una malattia rara. A partire da quel momento, la Allende si sofferma a descrivere le dinamiche affettive all’interno del suo clan, fra tradimenti, crisi esistenziali e religiose. La storia racconta naturalmente anche la vita privata di Allende, il suo rapporto con il secondo marito, con cui vive da dieci anni in una villa Californiana.
“Temevo che questo mio libro provocasse una rottura in famiglia perché la gente non accetta mai volentieri che le proprie cose private vengano messe in pubblico”, sono le parole della scrittrice riportate dall’agenzia stampa. Proprio per questo Allende ha fatto leggere le bozze ai parenti e agli amici che vengono citati. “Molti di loro mi hanno chiesto di togliere parti, riscrivere capitoli, aggiungere alcuni particolari o modificare scene: sono tutte richieste che hanno contribuito a rendere migliore il libro”, ha aggiunto.
La speranza è che la scrittrice sia riuscita a descrivere le sue storie del suo clan parentale con la stessa passione che traspariva nella saga immaginaria della famiglia Trueba, protagonista de “La casa degli spiriti”. Allora il successo, nel cuore dei lettori, sarà assicurato.