Come spesso capita nelle migliori occasioni, anche nell’incontro di presentazione del libro A Lampedusa, di Fabio Sanfilippo e Alice Scialoja, edito da Infinito Edizioni, il discorso sul libro ha rappresentato un punto di partenza, un trampolino da cui gli autori, insieme a Piero Dorfles e Ilda Curti, Assessore alle Politiche per l’integrazione della città di Torino, hanno ragionato sul tragico presente italiano a cui stiamo assistendo inerti.
A partire dalle dichiarazioni che il sindaco di Milano Letizia Moratti ha rilasciato qualche giorno fa, quelle che identificavano i clandestini con i delinquenti, i due relatori hanno speso parole a tratti infuocate per ribadire ancora una volta l’illegalità e la disumanità delle politiche italiane in materia di immigrazione, dalla trasformazione della clandestinità in reato, fino ai respingimenti in mare dei migranti, ributtati verso le coste della Libia e verso le sue terribili prigioni.
E se Ilda Curtis, citando Faulkner, ha ricordato che per noi “non voler accettare di vivere in uno stato multietnico è come abitare in Alaska e non accettare di vivere nella neve”, Dorfles ha invece sottolineato l’inerzia e l’indifferenza dell’Italia di fronte a questi drammatici problemi. “Questo è un libro da leggere prima di andare a dormire, proprio perché non facilita il sonno”, ha detto Dorfles, “un sonno in cui siamo da ormai troppo tempo e da cui abbiamo il dovere di svegliarci al più presto”. E qualcuno mi spieghi come sia possibile non essere d’accordo.
Era il primo aprile quando vi avevamo segnalato la notizia della soppressione delle tariffe postali agevolate per l’editoria, segnalandovi anche la mobilitazione di centinaia di realtà editoriali spinte dal provvedimento a consorziarsi, facendo rete.
Devo dire che a molti, me compreso, questa decisione governativa sembrava uno scherzo, uno di quei classici pesci d’aprile inventati per movimentare un po’ l’approssimarsi della primavera. In realtà, come ben si sono accorte case editrici, giornali, associazioni no profit e in generale tutte le realtà che su questa “agevolazione” contavano per lavorare con profitto, di scherzo non si trattava, ma di realtà, la più cupa.
L’aggiornamento che vi diamo oggi, direttamente dal Salone del Libro di Torino, luogo che sembrava dover rappresentare lo spazio elettivo di una protesta come quella che sembrava in procinto di scoppiare, almeno dopo il raggruppamento di oltre 300 realtà editoriali, è un aggiornamento spiacevole, almeno per chi tiene ancora all’esistenza di un settore editoriale di qualità, passionale, se mi passate il termine, vale a dire quella parte di editoria – in fondo la gran parte a livello numerico – che non può vantare il marchio di “grande gruppo editoriale” e neppure può sognarsi la relativa stazza.
Difatti la notizia di oggi è che di tutte quelle appassionate – o presunte tali – adesioni alla lotta per riavere le tariffe agevolate per l’editoria praticamente nessuna si è strutturata in una presa di posizione effettiva e tra gli stand del Salone, soltanto in uno campeggiava il drappo bianco con la scritta “Ridateci le tariffe agevolate per l’invio dei libri“, nello stand di Infinito Edizioni e di Edizioni Estemporanee, tra i promotori della protesta.
Se dal punto di vista personale è rincuorante vedere ancora qualche piccola realtà che non cede all’inerzia e non china il capo di fronte alle difficoltà, dal punto di vista giornalistico non si scampa, la notizia mi pare chiara e limpida: il mondo culturale, dominato dall’individualismo o forse soffocato nella rassegnazione, ha deposto l’unica arma su cui poteva contare per cambiare le cose: la possibilità di unirsi e di lottare insieme.
La soppressione delle tariffe agevolate per la spedizione di libri, attuata per decreto interministeriale del 30 marzo 2010 “Tariffe postali agevolate per l’editoria (10A04046) (GU n. 75 del 31-3-2010)”, a partire dal 1° aprile, giornata di solito consacrata agli scherzi e alle burle, ha lasciato sui volti di tutti gli addetti ai lavori tutt’altro che un sorriso.
In questi pochi giorni trascorsi da quel funesto 1° aprile, l’indignazione per una decisione assolutamente incomprensibile e dalle conseguenze letteralmente catastrofiche, soprattutto per la piccola editoria che non si può avvalere di un distributore forte e presente sul territorio, è montata e sta generando le prime reazioni.
Dalla costituzione di un gruppo su Facebook, dal titolo “RIDATECI LE TARIFFE POSTALI AGEVOLATE PER I LIBRI”, promosso da alcune piccole realtà editoriali quali Infinito Edizioni, Mangrovie Edizioni e Edizioni Estemporanee, fino alla apertura di una petizione online per chiedere di “ripristinare immediatamente le tariffe postali agevolate e di convocare un tavolo con la partecipazione sia delle associazioni degli editori sia dei rappresentanti di quella pluralità di soggetti indipendenti da essi non interamente rappresentati e a cui noi vogliamo dare voce”
Per chi ancora non ne avesse sentito parlare e volesse legegre le parole originali del decreto, qui potete trovare il testo, firmato in calce dai Ministri Scajola e Tremonti.
Sarà presentato in anteprima nazionale l’8 aprile a Sassari Il mare di mezzo al tempo dei respingimenti, l’ultimo libro del giornalista Gabriele Del Grande distribuito in libreria da Infinito Edizioni. Seppur la sua età anagrafica lo racchiuda in una fascia, quella dei minori di trent’anni, che in Italia è fortemente penalizzata, soprattutto nel mondo giornalistico, Gabriele Del Grande, classe ‘82, è riuscito negli ultimi anni a ritagliarsi uno spazio importante, oserei dire addirittura centrale e fondamentale, nel mondo, sempre più complesso, dei professionisti del giornalismo di inchiesta.
Del Grande infatti, oltre che giornalista e scrittore – già autore dell’interessante Mamadou va a morire – è fondatore e gestore di Fortress Europe, il più importante blog di informazione che si occupa di registrare e far sopravvivere nella memoria, le storie drammatiche e spesso tragiche dei migranti che affrontano il Mediterraneo per cercare di entrare nella Fortezza Europa.
Questo nuovo libro di Del Grande nasce dall’esperienza ormai pluriennale dei fenomeni migratori che interessano il “mare di mezzo”:
Tre anni di inchieste, un viaggio tra memoria e attualità che vi farà trattenere il fiato dalla prima all’ultima pagina. Una raccolta di testimonianze e storie che fanno la storia. La nostra storia. E quella di un Mediterraneo sempre più blindato dalla paura dell’altro.
Un libro sicuramente da leggere e da far leggere, per fare in modo che le storie di disperazione, morte e miseria che ora non riempiono le pagine dei nostri giornali e non ci riguardano, possano un giorno finalmente riguardarci, ed entrare “nella storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola sarà scritto che negli anni duemila morirono decine di migliaia di emigrati nei mari d’Italia. Mentre tutti fingevano di non vedere.”
Gabriele Del Grande
Il mare di mezzo al tempo dei respingimenti
Infinito Edizioni
euro 15
Il dentro è il carcere. La vita è quella di Luigi Morsello, che nei penitenziari ha speso 36 anni della sua esistenza dirigendo sette case di reclusione. Le vite che racconta sono quelle di chi, in prigione, ci è stato rinchiuso per avere commesso dei reati. Quella che emerge è un’umanità spesso dimenticata come se, una volta rinchiusi, i detenuti scomparissero dalla società e smettessero di essere uomini.
Scrive il magistrato Piero Luigi Vigna nella prefazione:
“L’appassionante panorama di personaggi che La mia vita dentro ci propone può finalmente rivelare al lettore, al di là delle aride statistiche con le quali viene spesso rappresentata la realtà carceraria, l’umanità che vive dietro le sbarre e che costituisce, insieme al direttore, agli agenti, agli assistenti sociali, agli educatori, ai medici e infermieri, non tanto un’istituzione totale, quanto una vera e propria comunità.”
Gli anni di lavoro di Luigi Morsello sono coincisi con uno dei periodi più bui della storia del nostro paese, in cui terrorismo e stragi mafiose hanno rivestito un triste ruolo da protagonisti. Nel libro ritroviamo molti nomi noti: Curcio, Sindona, Gianni Guido, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e il generale Dalla Chiesa. La mia vita dentro costituisce un importante documento di storia dell’Italia, raccontata da un punto di vista d’eccezione.
La mia vita dentro
Luigi Morsello
Infinito edizioni, febbraio 2010
€ 14,00

Di questo libro scritto da Gabriele Del Grande, giornalista classe ‘82 fondatore del blog Fortress Europe, avevamo già parlato al momento della sua prima pubblicazione, un paio di anni fa, e se ora ne riparliamo non è semplicemente perché il successo di questo bellissimo e importante reportage lo ha portato, dalla ristampa della prima edizione ad una seconda edizione aggiornata e ad una successiva ristampa.
Riparliamo ora di questo libro perché parla di una realtà che gran parte dell’Italia non vede, o per colpevole miopia o per scarso accesso alle informazioni, è la terribile realtà della migrazione, una realtà fatta di cadaveri a migliaia, cadaveri di uomini, donne e bambini di cui la “fortezza Europa” non si vuole occupare, una realtà che però, come dimostrano gli ultimi fatti di Rosarno, non possiamo permetterci di ignorare.
Il libro, nato dall’esigenza di restituire alle migliaia di morti senza nome e senza volto i cui corpi affollano i fondali del mediterraneo, è un reportage di viaggio, un viaggio lungo le rotte di tutti questi viaggi, alla ricerca delle storie di quegli uomini e di quelle donne e della loro memoria. Una memoria di cui noi abbiamo il dovere di farci carico, almeno per poter testimoniare a quelli che verranno l’esistenza di una faccia nascosta del nostro mondo occidentale, quella barbara e meschina dell’indifferenza.
A tutti coloro che fossero interessati a conoscere meglio questa dura realtà, segnalo che è in programma, per domani, alla Parrocchia di San Pietro in Sala, in piazza Wagner 2, a Milano, una presentazione del libro che vedrà la partecipazione dell’autore, di Rossella Miccio (Emergency) e di Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità di Milano.
Gabriele Del Grande
Mamadou va a morire
Infinito edizioni
euro 14
Continua la nostra piccola mappa degli editori presenti alla Fiera della piccola e media editoria di Roma Più libri più libri che apre oggi e dura fino all’8 dicembre. Di sicuro merita un salto la casa editrice Hacca, a cui dobbiamo l’ultimo libro del grande Luca Canali, (L’interdetto) che ci ha regalato bellissimi romanzi storici come Diario segreto di Giulio Cesare (Piemme), o nuove voci come Dora Albanese (’Non dire madre).
Se volete leggere qualche titolo della scrittrice Herta Muller, ultimo premio Nobel per la letteratura, andate allo stand di Keller (di cui segnaliamo anche ‘La stasi dietro il lavello’ di Claudia Rush, una storia di formazione vissuta all’ombra del muro di Berlino). Non possiamo ovviamente dimenticare Infinito edizioni, con la sua pregevole attenzione a temi dell’attualità come dossier ambientali o reportage sull’immigrazione clandestina nel nostro paese.
Si è meritata l’attenzione della stampa Isbn edizioni, con la sua formula grafica innovativa (copertine bianche e codici a barre + titolo) e le sue scelte editoriali, ( fra i saggi, avevamo segnalato l’originale I simpson).
Continua a leggere: Guida agli editori presenti a Più libri più liberi: dalla H alla Z

Elvira Mujcic è una giovane scrittrice bosniaca, residente in Italia da circa quindici anni. Avevo già parlato del suo primo lavoro letterario Al di là del caos.
Ora l’autrice sforna il suo secondo libro, E se Fuad avesse avuto la dinamite? edito da Infinito Edizioni. La storia è quella di Zlatan, un ragazzo fuggito dall’assedio della Bosnia nel 1995, che, dopo anni in Italia, ormai trentenne, torna a interrogarsi sulle contraddizioni e le incomprensioni della sua gente. L’occasione gli viene offerta durante una visita ai parenti in un piccolo paese vicino a Višegrad.
In particolare, l’incontro con lo zio, che aveva sempre reputato un fanatico nazionalista, gli rivela una faccia della storia da lui rimossa e dimenticata. La prima presentazione ci sarà a Roma venerdì 27 febbraio alle ore 20.30 presso il Four Green Fields in via Costantino Morin n. 38. Abbiamo intervistato l’autrice per i lettori di Booksblog.
Le tante guerre dimenticate, i soprusi che ogni giorno in luoghi lontani e vicini vengono perpetrati, la miseria, la disperazione, insomma tutti quegli argomenti che restano sulle pagine dei quotidiani quel tanto che basta a fare notizia e a placare la brama di voyeurismo sono qui raccolti in un libro reportage sui sud del mondo, specificando che “non esistono solo i sud del mondo geografici, ma anche quelli sociali e culturali”.
Si parla dei vicini Balcani: delle ceneri della Bosnia, delle donne che non hanno un corpo su cui piangere, dei criminali di guerra che girano indisturbati; dei tanti perseguitati politici in Africa che, dopo aver superato innumerevoli difficoltà, approdano sulle nostre coste e si vedono rifiutare lo status di rifugiato. Sono ragazzi, anche molto giovani, sfuggiti a morte certa per l’appartenenza politica o per non aver voluto imbracciare i fucili, con il sogno di potere ancora studiare e trovare un giorno un lavoro.
Facce che quotidianamente confondiamo tra i tanti disperati senza nome, come fossero una sola persona: lavavetri, venditori di calze. Uomini e belve resttituisce a questi volti una storia e un’identità là dove pregiudizio e ignoranza costringono all’anonimato e privano del diritto all’unicità.
Ebbene si, introduciamo questa dignitosissima categoria di cui da pochissimi mesi faccio parte: gli zii. Parliamo poi nello specifico degli zii di una certa età, da stupire con un titolo non scontato, ma al contempo di sicuro gradimento, visto il successo in libreria.
Andiamo ad esempio sul tipico bestseller di uno scrittore che il suo mestiere lo sa fare: nella top five riservo ben due posti ai tipi Adelphi, già di loro utilissimi a far fare bella figura per grafica e impaginazione, con quelle copertine d’altri tempi, le pagine leggermente gialline, con i caratteri belli grandi. Una scelta sicura sono sicuramente gli ultimi pubblicati di Silvatore Niffoi, ‘Collodoro’, e di Irene Nemirovsky, ‘ I cani e i lupi’.
Per la zia che preferisce letture meno impegnate, andrà benissimo anche uno qualsiasi di Joanne Harris, tipo l’ultimo ‘Le parole segrete’ (Garzanti Libri). Per chi preferisce i racconti, una scelta sicura è “Cortocircuito” di Elena Gianini Belotti (Rizzoli), storie incise con sguardo tagliente. Per lo zio (o per voi stessi, io lo prenderò) andate su ‘Il cielo in una stalla’ di Erri De Luca (Infinito edizioni, appena uscito): cronaca di una giornata vissuta nella seconda guerra mondiale da un gruppo di militari italiani fra cui il padre dell’autore, di stanza in Albania.