Ho appena finito di leggere “I racconti di Kolyma” di Varlam Šalamov e devo ammettere che, dopo aver letto le testimonianze di circa vent’anni di detenzione nei lager staliniani, non avevo tanta voglia di leggere storie di detenzione e sofferenza. Ma è appena uscito “L’altalena del respiro” di Herta Müller (Feltrinelli, pp. 251, 18 euro) ed ero curioso di leggere il libro del vincitore dell’ultimo premio Nobel, tanto più che non ho avuto occasione di leggere “Il paese delle prugne verdi”.
Herta Müller ricostruisce (letterariamente) la storia del poeta Oskar Pastior (morto nel 2006), con il quale aveva incominciato a scrivere questo libro. Pastior fece parte di quella minoranza rumeno-tedesca che, nel 1945, venne mandata nei campi di concentramento russi in Ucraina. La Romania aveva appoggiato Hitler, e quando decise di uscire dall’alleanza coi tedeschi, dovette pagare ai russi una sorta di tributo: contribuire a ricostruire l’economia sovietica.
Ad arricchire i particolari di questa storia ci sono gli ex detenuti che la Müller ha incontrato e l’esperienza della madre, che veramente trascorse cinque anni in quei lager. Il protagonista di questa storia, Leopold Auberg, alter ego di Pastior, ha soltanto diciassette anni quando entra nel lager ucraino.
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Il premio Nobel rumeno Herta Müller ha pubblicato oggi una lettera aperta in sostegno di un altro scrittore e storico rumeno, Marius Oprea, classe 1964, per sostenere la sua riconferma a presidente dell’Istituto d’indagine sui crimini del comunismo e la memoria degli esuli rumeni.
«Marius Oprea lo conosco come scrittore», ha detto la Müller, «uno dei più importanti della Generatiei ‘80 (la cosiddetta Generazione ‘80 di romanzieri e poeti come Simona Popescu, Caius Dobrescu e Andrei Bodiu, tutti inediti in Italia, n.d.r.); «e come storico, per i suoi interventi contro i residui del totalitarismo in Romania, che, sfortunatamente, continuano a esercitare molta influenza».
Mandare via Oprea dall’Istituto costituirebbe, secondo Herta Müller, «una vittoria delle strutture del vecchio regime. Perciò ho deciso di sostenerlo pubblicamente affinché possa continuare, coi suoi collaboratori, le indagini sui crimini del comunismo».
Dopo questo autorevolissimo appello della più importante scrittrice rumena vivente, la palla passa al Primo Ministro liberaldemocratico Emil Boc, cui per legge tocca nominare il presidente dell’Institutul de Investigare a Crimelor Comunismului si Memoria Exilului Romanesc. Secondo il rapporto 2006 dell’Istituto, il regime di Nicoale Ceausescu (nella foto) ha sterminato e perseguitato in Romania oltre un milione di persone.
Via | Hotnews.ro

Il trambusto che ha sollevato in Italia l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Herta Muller ha avuto un’intensità elevatissima: da alcuni esponenti della critica giornalistica, in primis D’Orrico del Corsera, fino ad un sacco di lettori comuni, alcuni anche lettori di Booksblog, la vittoria della Muller è stata spesso vissuta con fastidio.
Anch’io, nel mio piccolo, ho avuto l’istinto iniziale di chiedermi chi diavolo fosse questa Muller, forse una parente dei produttori di yogurt, eppure studio lettere, scrivo in un blog di libri, produco una rivista di letteratura. Ma proprio per questo motivo mi sono subito imposto di riflettere e di vedere la cosa in modo intelligente. Non so chi sia Herta Muller? Beh, allora vuol dire che dovrò allargare i miei confini culturali, dovrò legegre qualche libro in più.
Ma quello che mi ha fatto definitivamente giudicare positiva la vittoria della Muller è un articolo apparso oggi sul Fatto Quotidiano, intitolato “L’editore del Nobel che gira in furgone e brinda a chinotto”, un articolo che parla di un editore, Roberto Keller, che produce libri in soffitta, che ha pagato poco meno di 1000 euro per i diritti de Il paese delle prugne verdi e che ora, alla luce di questo Nobel, potrà dare un contributo forse importante, sicuramente originale, al panorama editoriale italiano. Se l’avesse vinto Philip Roth questo Nobel, o qualsiasi altro grandissimo autore, tutto questo clamore sarebbe servito a molto di meno.
Foto | Gazzetta di Parma
La motivazione ufficiale dell’Accademia Svedese nell’assegnare il Premio Nobel per la Letteratura alla scrittrice rumeno-tedesca Herta Muller è stata”la forza della poesia e la franchezza della prosa” con cui la scrittrice “descrive il panorama dei diseredati”, ma di questa forza e di questa franchezza i lettori italiani (e forse non solo) non sanno praticamente nulla.
Ma a dimostrare la più completa ignoranza di questa poetessa e scrittrice, almeno in Italia, non sono solo i lettori più sprovveduti, come me, ma sono persino i critici, quelli che dai giornali danno ordine, con i loro giudizi, al caos letterario che ci circonda. Ma anche loro, temo, questa Muller non l’hanno mai sentita nominare.
Valga l’esempio di uno per tutti: Antonio D’Orrico, il critico letterario più letto d’Italia, quello che scrive sulle pagine del Corsera e di Sette, per intenderci, il quale oggi, poco dopo la proclamazione della Muller ha affermato ad AffariItaliani: “E’ la conferma che non va dato più nessun valore a questo premio. La Müller è una perfetta sconosciuta, non è assolutamente un’autrice da Nobel”. Come se fosse la fama a decretare le nomination al premio più ambito del mondo.
E’ per questo, per iniziare a conoscerla, che vi propongo, con dedica particolare ad Antonio D’Orrico, un’intervista esclusiva, rilasciata dalla Muller a Mantova durante l’ultima edizione del Festival al sito La Compagnia del Libro. Sperando che la maggior parte dei lettori reagisca al meglio a questa inaspettata proclamazione: vale a dire cominciando a leggere questa scrittrice, piuttosto che screditando l’Accademia Svedese.
Via | La Compagnia del Libro

Il vincitore del Premio Nobel per la Letterature del 2009 è Herta Muller, scrittrice e poetessa, nata in Romania, ma di nazionalità tedesca. Ancora una volta la scelta dell’Accademia Svedese che assegna ogni anno il premio più importante del mondo in campo letterario, il Premio Nobel per la Letteratura, va ad una outsider.
Fino a poco fa ci si sarebbe aspettato un altro nome, uno che scalano le classifica di tutto il mondo come Philip Roth o David Grossman, qualcuno aveva parlato di una possibile vittoria di Bob Dylan, certo nessuno si aspettava una vincitrice sconosciuta ai più come la Muller, autrice tanto emarginata dal mercato editoriale delle majors che in Italia le sue opere sono pubblicate da una casa editrice relativamente piccola come la Keller.
Ma l’emarginazione da parte delle grandi casi editrici e del mercato non deve ingannare, perché quest’anno l’evento a lei dedicato da Festivaletteratura è stato preso letteralmente d’assalto, a dimostrazione che la Muller non è, come già qualcuno dice “una perfetta sconosciuta”.
Questo Nobel, in fondo, sembra un segnale che l’Accademia ha voluto dare al mondo della letteratura, un mondo talmente governato dai numeri e dalle vendite da perdere di vista la qualità. Una volta i nomi dei vincitori premiati a Stoccolma erano i nomi degli scrittori che più vendevano perché più facevano sognare i lettori: saremo noi ad avere cambiato i nostri gusti tendendo alla cultura main stream o è l’Accademia ad essere diventata più snob? Io propendo per la prima delle due ipotesi.