Prendo spunto dall’avvicinarsi della Giornata della memoria per segnalare una notizia che mi ha incuriosito, ovvero il fatto che Nathan Englander (di cui ho amato molto ad esempio Per alleviare insopportabili impulsi, raccolta di racconti pubblicati da Einaudi) e Shalom Auslander (autore fra le altre cose, per Guanda, del Lamento del prepuzio) si siano ispirati, per alcune loro recenti creazioni letterarie, alla figura di Anna Frank.
Englander si chiede ad esempio, citando Carver, Di cosa parliamo quando parliamo di Anna Frank, in un suo racconto che sarà inserito in una raccolta che uscirà a settembre per Einaudi. Racconto che ha ricevuto numerosi apprezzamenti, fra i quali quello di Franzen che ha parlato di “una combinazione eccezionale di umiltà e certezza morale con cui riesce ad integrare la commedia raffinata con grandi tragedie”.
Auslander invece parla di Anne Frank servendosi della sua verve caricaturale e il suo humour al vetriolo, immaginandola nel suo ultimo romanzo Hope: A tragedy, come una anziana vecchietta sopravvissuta all’Olocausto che – per sua sfortuna – un burbero inquilino si ritrova al piano di sopra, dovendone sopportare le manie di grandezza e il continuo tic tac dei tasti della macchina da scrivere.
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È sorprendente riscoprire a distanza di anni la potenza evocativa degli scritti di Rabindranath Tagore, poeta bengali e premio Nobel per la letteratura nel 1913.
La capacità di rappresentare l’universo interiore specchio ed eco di quello esteriore fa sì che il lettore resti incantato, ma non – non solo – per la levigatezza del linguaggio e delle immagini quanto per la percezione dell’abisso che separa il creato dalla coscienza. La natura non è più vista come foresta di simboli, ma come creazione parlante, oserei dire, dialogante, che chiede partecipazione prima ancora che stupore.
La poesia della natura edita da Guanda con la curatela di Brunilde Neroni riunisce una selezione dei migliori componimenti poetici e delle pagine di prosa più ispirate del poeta bengali. La ricerca dell’armonia è alla portata di chiunque voglia incontrarla, tra la luce e l’ombra, nelle più svariate forme d’amore, nel trascorrere del tempo e soprattutto nella Natura, chiave di lettura dell’intera opera del “guru” bengali.
Rabindranath Tagore
La poesia della natura
antologia a cura di Brunilde Neroni
Guanda, 2005
ISBN 978-88-8246-758-6
pp. 169, euro 9
Le edizioni Isbn conquistano un riconoscimento importante per la grafica: si sono aggiudicate infatti l’European Design Award 2011 e scorrendo la photogallery qui sotto è difficile non pensare che si tratti di un riconoscimento meritato. Sono nate, per chi ricorda i loro esordi, già con una grafica “eclatante”: total white e il codice isbn, appunto.
Poi, è arrivato il colore, le foto come su una testata giornalistica (Skippy muore), i disegni (Io sono febbraio) e insomma la nuova grafica degli Special books (sezione di narrativa straniera).
A prescindere da Isbn - i cui libri a me piacciono molto sia per grafica che per contenuti - quali sono le case editrici con la grafica più bella, secondo voi? Escludendo le grandi, e per mio puro gusto personale, trovo molto belle (anche per la carta-cartone morbida, dai colori pastello, che “simula” un libro di altri tempi), edizioni come quelle di Le Nubi o Mattioli 1885.
Poi mi piacciono le “chicche” del Melangolo, ma anche piano b edizioni e Moby Dick (io sono il tipo “Adelphi” - e non nella versione economica - per capirci). Se proprio invece devo pensare alle mie preferite fra le “grandi” direi sicuramente minimum fax e Guanda. E voi?
Compie 85 anni il 24 marzo il premio Nobel Dario Fo, che tornerà prossimamente in libreria con il suo ‘Boccaccio riveduto e scorretto’, edito da Guanda e corredato di 170 illustrazioni.
Fo ha dichiarato di aver voluto riscoprire Boccaccio rendendosi conto di quanto teatro, dal Quattrocento in poi, per secoli, debba molto all’autore del Decameron, “al suo modo distaccato, ironico, disincantato e provocatorio di raccontare. Persino un grande come Shakespeare ha rubato molto per il suo ‘Cimbelino’”
“Sarà un compleanno orribile – ha dichiarato il premio Nobel all’agenzia stampa Ansa - Sono anni che aspetto un finale se non lieto, almeno di speranza, per dirmi che me ne posso andare in pace. Invece, ancora una volta non sara’ una festa, visto il clima che puo’ solo farci piangere”.
“Ma cosa e’ accaduto alla gente? - ha continuato - Direi che si sono addormentate le coscienze e la tv ha una bella responsabilita’: un Nirvana che in piu’ illude la vita sia come quei concorsi a premi dove, se ti va bene, senza impegno o intelligenza, ma solo con un qualche colpo di fortuna te ne vai via con un bel gruzzolo”.
Foto | Flickr
Qualche giorno fa, una professoressa di liceo della provincia di Milano, attraverso una lettera aperta pubblicata sulle pagine di Repubblica, denunciava lo stato di precarietà, e la relativa frustrazione che ne deriva, in cui è costretta a lavorare da anni. L’unica cosa che riusciva a trarre da questa frustrazione e da questa rabbia era un segnale di resa, una vera e propria bandiera bianca, un’abdicazione al proprio ruolo di insegnante che si basava su un’asserzione molto precisa: studiare letteratura e latino non serve più a niente.
Basta leggere un breve estratto di quella lettera per capire le esatte dimensioni di questa abdicazione:
Non dovete imparare a usare il cervello, perché vivrete male, sempre critici verso tutto, poco furbi, poco scaltri, poco sfrontati, sempre onesti, sempre fessi e sempre più soli. Come mi sento io. Onesta e fessa, e sola. Debole, sempre senza soldi, sensibile alle belle parole e alle romanticherie. E poi stanca. Stanca di tutto.
Questo saggio di Paola Mastrocola, invece, rappresenta un altro modo di reagire alla stessa identica situazione aberrante e desolante, alla stessa rovina che segna il presente non semplicemente della scuola italiana, ma di un’intera generazione di ragazzi. Rispetto alla resa della professoressa milanese, però, la reazione della Mastrocola è più lucida, anche se non meno incisiva e rabbiosa, ed è più lucida, credo, perché, per sua fortuna, non appartiene alla generazione che sta assaporando l’amara disperazione della precarietà.
Eppure, proprio per questo, proprio perché il suo punto di vista non è “viziato” dalla quotidiana infelicità del precariato, l’analisi di Paola Mastrocola è da ascrivere alla lista – sempre più breve di questi tempi – della analisi preziose, da leggere per cercare di capire e di affrontare la realtà che ci circonda.
Continua a leggere: Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, di Paola Mastrocola

È l’amore – per il suo popolo, per la cultura, per i libri, per chi soffre, per gli animali, per l’umanità, per… – che si respira nel leggere l’ultimo libro di Luis Sepúlveda dal titolo Ritratto di gruppo con assenza, edito in questi giorni da Guanda.
Ventiquattro racconti, più il primo che dà il titolo alla raccolta, compongono questo libro – di cui su Booksblog vi abbiamo già parlato – permettono di apprezzare il gusto per le storie (perché, come scrive Sepúlveda, “a tutti piace raccontare storie”) e, soprattutto, hanno il pregio di aiutare a riflettere. Non è detto, infatti, che tutti i libri (e gli autori) sappiano parlare al cuore del lettore e fargli guardare la realtà in un modo diverso. Spesso ci troviamo dinanzi a testi che sono puro esercizio di stile, ad altri che sono insignificanti e altri ancora semplicemente banali o brutti. Ritratto di gruppo con assenza, invece, riscalda il cuore e proprio quell’assenza, annunciata fin da subito, è compagna di tutta la lettura e non si può fare a meno di tornare con la mente all’assente e al perché non ci sia più. La lettura, quindi, si carica di nuovo significato a seconda di chi legge: ed è forse questo uno dei pregi maggiori di questa raccolta.
Dicevamo dell’amore per la cultura e per i libri. Uno degli squarci più belli, a mio vedere, è costituito dall’aneddoto Libri:
Continua a leggere: Ritratto di gruppo con assenza, di Luis Sepúlveda. Un altro punto di vista
«Sono cresciuto a circa un miglio dalla vecchia casa dove John Synge e sua madre trascorsero i loro ultimi, difficili anni: una casa che compare alcune volte in questo romanzo. Da bambino spesso ci passavo davanti e mi faceva un po’ paura: a volte mi chiedevo di quali storie potesse essere stata testimone».
Così scrive Joseph O’Connor nei ringraziamenti in calce al suo ultimo, bel romanzo: Un canzone che ti strappa il cuore, appena edito da Guanda, traduzione di Massimo Bocchiola.
Queste sue parole in un certo qual modo ci autorizzerebbero a definire il romanzo, se vogliamo, una biografia immaginaria, dato che si tratta di personaggi storicamente esisti: John Synge, genio del teatro irlandese, che insieme a un altro genio, Yeats, fonda l’Abbey Theatre di Dublino, e l’attrice Molly Algood (al secolo, Marie O’Neil).
Continua a leggere: Una canzone che ti strappa il cuore, di Joseph O'Connor
Pochi autori, nella storia delle letteratura di ogni tempo e paese, sono stati attaccati e messi in discussione quanto Louis Ferdinand Destouches, per la storia della letteratura semplicemente Céline, autore di alcuni dei pilastri della letteratura del novecento come il Viaggio al termine della notte e Morte a Credito, ma anche di alcuni pamphlet, come Bagatelle per un massacro, che hanno gli sono valsi accuse di antisemitismo e di filo nazismo.
Per cercare di capire meglio la complessa personalità di questo incredibile scrittore non c’è niente di meglio che sentire la sua stessa voce, o meglio, leggerla, scorrendo quei suoi lunghi e celeberrimi monologhi polemici in cui si trasformavano quasi tutte le sue interviste e a cui queste sette, ripubblicate pochi mesi fa da Guanda precedute da una interessante introduzione di Ernesto Ferrero, non fanno eccezione.
Dai discorsi sullo Stile, incontestabile baricentro dell’attività letteraria di Céline, alle opinioni sulla scrittura, sulla modernità, sulla guerra, queste interviste – che pur peccano di scarsa attenzione redazionale, con ogni probabilità già presente negli originali fracnesi – hanno il pregio di fornire un’immagine diacronica e a tutto tondo dello scrittore francese. Un libro senz’altro interessante per fare qualche passo in più nel complesso universo céliniano.
Louis Ferdinand Céline
Polemiche 1947-1961
con un introduzione di Ernesto Ferrero
Guanda
euro 12,50
Ante Valdemar Roos è un uomo stanco, frustrato dalla consuetudine e dalla vuotezza di una vita che molto probabilmente sente di aver sprecato. Ha un figlio dalla prima moglie, che non vede mai; una figlia acquisita con un secondo matrimonio, con Alice, che tuttavia stenta a decollare; ha sessant’anni e, a quattro anni dalla pensione, ha pochissime speranze di poter dare un senso a tutto ciò che è e, soprattutto, ciò che sarà.
Anna Gambowska invece è una ragazza caduta nella trappola dello sballo, e adesso si trova in una casa di cura con tutte le intenzioni di uscirne con le vene e la testa liberi da quell’inferno che è la droga. Ad ogni modo, dovrà uscire da quel posto.
Un evento del tutto inaspettato (eppure profondamente radicato nell’immaginario collettivo, soprattutto italiano, che per ovvi motivi tacciamo) sarà la causa che farà toccare la vita di questi due personaggi inquieti, confusi eppure vitali.
L’abbazia di Montecassino, fondata nel 529 da san Benedetto, durante tutto il medioevo fu uno dei maggiori centri di diffusione e produzione culturale.
È stata distrutta più volte: dai Longobardi nel 584 e da un terremoto nella metà del XIV secolo, per esempio, dopodiché rimase intatta fino al 1944, fino a quando cioè un massiccio e assurdo bombardamento da parte delle forze alleate la distrusse nuovamente.
Per quattro mesi le forze alleate avevano tentato di sfondare le linee tedesche, la famosa Linea Gustav. Le battaglie furono quattro. Alla fine fu ordinato il bombardamento dell’abbazia. Pensavano che vi si nascondesse un cospicuo numero di soldati tedeschi, finirono invece per fare una carneficina tra i civili che si trovarono in mezzo ai due fuochi. Dopo la battaglia, diedero luogo alle marocchinate: ai soldati algerini e marocchini fu permesso, come premio, di perpretare uno stupro di massa.
Continua a leggere: Le rondini di Montecassino, di Helena Janeczek