Ammettetelo pure, se l’aveste saputo prima che c’era una testimonianza così autorevole a comprovare le vostre tesi, non avreste esitato ad usarla come prova, contro l’ennesima parafrasi libresca che vi sembrava fin troppo azzardata. Avreste avuto tutto il mio sostegno. E invece no, ai tempi della scuola ben pochi hanno osato “mettere ufficialmente in dubbio” le tonnellate di interpretazioni, (naturalmente molto spesso contrastanti) che accompagnavano qualsiasi testo poetico, per farsi più ardite proprio quando i in questione si rivelavano più apparentemente oscuri.
Ma ci voleva un grande poeta per dirlo, un “innamorato e precoce difensore dell’oscuro Mallarmé“. Solo una mente allenata a riconoscere gli aloni di mistero del reale, poteva scagliare efficacemente una lancia a favore del “segreto della poesia”. Perché in fondo certi versi non chiedono altro che essere ascoltati, nel tono della declamazione o più semplicemente nell’intimità del pensiero, per fondersi con le corde più profonde dell’anima.
[…] Sentivo che in quella poesia intensa c’era un segreto. Perché la poesia è poesia quando porta in sé un segreto.
Video da Rai.tv cultura
Un attimo poetico che risale a qualche decennio fa. Sicuramente il testo ha un’area d’antan, con tutti quei riferimenti fin troppo religiosi, ma ciò non toglie che l’adorazione verso una figura tanto amata, come quella materna, non ha proprio niente di scontato, passato o banale. E’ anzi un segno imperituro di trasmissione generazionale, iscritto più che nel sangue, nella memoria stessa della specie umana.
Ma c’è una cosa con la quale non concordo con Ungaretti, lasciatemelo dire. Nessuna madre resisterebbe immobile, seppur fremente, ad aspettare la propria creatura sottoposta al giudizio divino, per accoglierla tra le sue braccia solo dopo che questo si sia pronunciato favorevolmente. L’immagine potrebbe a prima vista trasmettere un un senso della maternità moralizzato, che non si concilia troppo con una dimensione d’amore immenso e trascendente, ma con una specie di innato fatalismo, che però si dissolve immediatamente nell’enorme desiderio di ritrovarsi degli ultimi indimenticabili versi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.
Via | club.it
Non so voi. Ma io adoro i Meridiani Mondadori. Con quelle pagine leggermente giallini, sottilissime eppure così lisce e morbide al tatto…A parte queste considerazioni da bibliofila, la notizia che dia spunto a questo mio exploit feticistico c’è, ovvero: i Meridiani compiono quarant’anni.
Con l’occasione, Mondadori ristampa, ovviamente in questa collana, l’opera di Giuseppe Ungaretti, con un rinnovato e, leggo ‘ricchissimo’ apparato critico. Era stata infatti questa la prima opera ad essere pubblicata in questa collana.
Fra le più recenti, consiglio quella del reporter polacco Kapuscinski.
La critica letteraria contemporanea ha conosciuto un solo grande protagonista, capace di scardinare concezioni consolidate e dirigere l’analisi verso lidi inimmaginabili. Quell’uomo è Giovanni Bivona, l’opinionista più noto dell’emittente agrigentina Teleacras, uomo politico e intellettuale siciliano, eroe di Youtube e animatore di una rubrica televisiva “eletteraria” che rappresenta uno spartiacque nella storia del pensiero europeo.
Con colpevole ritardo (i filmati risalgono a quattro anni fa) anche Booksblog riconosce l’altissimo valore culturale del pensatore Bivona proponendovi una preziosa silloge di suoi discorsi.
Nel video, che vi invitiamo a visionare con grande attenzione, il Bivona rilegge alla luce di nuovi orientamenti critici M’illumino d’immenso di Giuseppe Ungaretti, Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri e persino il Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Se già con Dante il Bivona raggiunge vette inespugnabili di profondità analitica - accusando il Vate fiorentino di voler trattare la donna «come una schiava», quando invece «si tratta giusta, normale», perché «vedendosi rispettata [la donna] si comporta bene» - è con un’interpretazione assolutamente inedita del Romeo e Giulietta che il Maestro conquista l’immortalità.
A chi vaneggia della morte della critica letteraria italiana, Booksblog risponde quest’oggi con un solo nome, da marchiare a lettere di fuoco nella carne viva della storia culturale nazionale: Giovanni Bivona. Buona visione.
Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade Ho tanta stanchezza sulle spalle Lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticata
Qui non si sente altro che il caldo buono Sto con le quattro capriole di fumo del focolare
Natale di Salvatore Quasimodo
Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?