Questa settimana la voglio iniziare segnalandovi un bel pezzo di Gian Paolo Serino apparso stamane su Satisfiction.me e dedicato a un rito che fa parte da sempre del folklore della critica letteraria italiana, vale a dire l’autoincensarsi o il pubblicizzarsi a vicenda.
Il caso di cui parla Serino nel suo articolo - badate bene, non è certo l’unico e non sarà assolutamente l’ultimo - riguarda una recensione apparsa sul Corriere della Sera di lunedì scorso e dedicata al libro I quattro canti di Palermo, del giornalista Giuseppe Di Piazza.
Fin qui, direte voi, che c’è di male? In realtà di male non c’è niente, ad esserci è semplicemente qualcosa di strano, direi di cattivo gusto. Scrive Serino: “Giuseppe Di Piazza è il Direttore di “Sette” per cui la Baresani scrive a cottimo (non è assunta: più articoli le commissionano più la pagano in euro e visibilità). Quindi recensisce il suo Direttore. E lo recensisce sulle pagine del Corriere della Sera, di cui Sette è l’allegato.”
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Dal numero zero di Satisfiction, la rivista culturale freepress fondata da Gian Paolo Serino sul concetto cardine di soddisfare o rimborsare i lettori, sono passati degli anni. Nel frattempo abbiamo avuto tra le mani 12 numeri, abbiamo assistito alle vicissitudini che hanno portato all’allontanamento di un editore, Vasco Rossi, ma soprattutto abbiamo avuto il piacere leggere centinaia di inediti d’autore e di recensioni che, nel bene o nel male, hanno contribuito all’orientamento delle letture di molti di noi.
Ora Satisfiction si sdoppia. Da una parte la rivista cartacea il cui nuovo numero, per la prima volta di 48 pagine, verrà distribuito a partire da domani 15 dicembre in ogni libreria Feltrinelli d’Italia, dall’altra parte una nuova costola del progetto, il portale Satisfiction.me, che aprirà i battenti alle 10 di mattina del 16 dicembre.
L’obiettivo di questo nuovo portale è quello di diventare un punto di riferimento per i lettori della rivista, che potranno trovarci ogni giorno nuovi inediti, nuove rubriche d’autore e le classiche recensioni Soddisfatti o Rimborsati. Si potrà inoltre trovare tutto il materiale inedito fino a questo momento pubblicato dalla rivista, archiviato e indicizzato per bene, per la prima volta accessibile in toto.
Si parte dunque dopodomani (sulla home del nuovo portale trovate il conto alla rovescia) con inediti di Robert Louis Stevenson, Kurt Vonnegut, Antonin Artaud, Jean Genet, Edgar L. Doctorow, Louis Ferdinand Céline. Mica male per questo nuovo inizio.
L’unica free press letteraria della penisola, Satisfiction, creata e portata avanti coraggiosamente da Gian Paolo Serino con il sostegno di Mattioli1885 e dell’editore spericolato Vasco Rossi, continua a dimostrare di essere una delle realtà più dinamiche del panorama italiano, per il resto decisamente stantio e ammuffito, e si appresta a lanciare una nuova piattaforma web.
L’obiettivo è ambizioso: vale a dire diventare un punto di riferimento culturale imprescindibile, prendendo ispirazione nientemeno che dal New Yorker, sia come aspetto grafico sia come ampiezza dei contenuti, che, oltre a riguardare come al solito il mondo letterario nella sua complessità – dai preziosi inediti alle recensioni – si aprirà anche al giornalismo di inchiesta.
Vista la qualità che ha sempre contraddistinto l’operato di Serino e della sua banda, le aspettative per questo nuovo debutto, se così si può dire, sono senz’altro molto alte. Anche perché, francamente, in Italia si sente molto la mancanza di qualche punto di riferimento indipendente e dotato di una linea editoriale precisa. E se Satisfiction sarà in grado di cominciare a riempire questa voragine, l’intero panorama culturale italiano ne trarrà parecchio giovamento.
Via | Panorama

Di corsi di scrittura creativa ce ne sono ormai infiniti, ne nascono continuamente, come funghi, nell’umidità dei sottoboschi di ogni periferia culturale italiana, che poi è come dire in tutta Italia, visto che culturalmente parlando il nostro paese offre ormai solo periferie. E sono talmente numerosi gli aspiranti apprendisti scrittori che tra le loro variegate fila si trovano spesso “persone disarmate di fronte alla lettura, che non coglievano il ritmo, i dettagli, lo stile, che sono la grana letteraria di un libro, oltre alla trama”, come ha detto Camilla Baresani qualche settimana in un’intervista rilasciata a Vogue.
Non ci si può dunque sorprendere se proprio la Baresani, insieme a uno dei critici meno allineati e più interessanti del panorama italiano dei nostri giorni, il Gian Paolo Serino di Satisfiction che spesso abbiamo citato su queste pagine, abbiano ideato il primo corso di lettura creativa, denominato Book Trainer. Si tratterà di una serie di incontri della durata di tre ore in cui, come nei salotti letterari di una volta, tra un pasticcino e un caffé, tra una madeleine e un té, Serino e Baresani accompagneranno gli aspiranti lettori alla scoperta di un mondo che è ormai sconosciuto ai più, un mondo per cui iniziano mancare le mappe, quello della lettura.
I due cercheranno, in più o meno un mese di incontri al Caffè Letterario Taveggia di Milano di prendere per mano i lettori, “sempre più confusi nel mare magnum di una proposta letteraria ogni giorno più difficile da distinguere da quella editoriale, per orientarli tra i titoli proposti dalle classifiche e aiutarli così a leggere e interpretare le recensioni dei giornali, ma soprattutto a evitare romanzi inutili e invece a ricercare autori di riferimento adatti alle proprie vite, in grado, con le loro citazioni, di stimolare riflessioni sull’esistenza e sulla vita di tutti i giorni”.
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C’è una parte dell’editoria, in Italia, che è prossima al collasso – anche se forse ancora non se ne rende conto, come un malato terminale che preferisce ignorare la sua data di scadenza – è l’editoria dei colossi, delle concentrazioni, delle case editrici ipertrofiche dai cento titoli all’anno, degli esordienti a tutti i costi, una parte di editoria dai costi spropositati, pesante come un brachiosauro, ma che poggi su gambe sottili come quelle delle gru, un’editoria destinata, per l’appunto, a implodere, a crollare.
Fortunatamente c’è anche un’altra faccia del mondo editoriale, una faccia più discreta, più industriosa e più appassionata – composta per lo più da piccoli e medi editori accomunati dalla “religione del lettore”, dalla galassia impalpabile ma prolifica delle riviste letterarie indipendenti e, non ultimi, da una schiera di lettori che chiedono ai propri cervelli uno sforzo supplementare, che non si accontentano di succhiare da una cannuccia la solita minestra culturale riscaldata, che anelano a qualcosa di meglio che ai romanzi soap opera e alla serie interminabile di riscritture di “genere”, come se avesse senso dividere il mondo letterario in generi.
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Contravvenendo alla buona regola che impone di non tornare due volte sullo stesso argomento nel giro di pochi minuti, vi voglio segnalare - ci ho provato, ma non riesco proprio a farne a meno - un geniale articolo di Gian Paolo Serino, uno dei critici (come se ce ne fossero tanti in circolazione in Italia) più taglienti e onesti che vi sia capitato di leggere.
Con il suo tipico tono da quello che non le manda a dire, Serino ricostruisce in poche cartelle il finale più scontato di questo Strega 2010, vale a dire la vittoria a mani basse del romanzo dell’estate, Acciaio, quella “bara senza maniglie”, come la definisce lo stesso Serino, scritta da Silvia Avallone e editata perfettamente da Michele Rossi, editor Rizzoli.
Che dire, a parte l’aver ragione su praticamente tutto (almeno dal mipunto di vista), Serino fa qualcosa che nessun commentatore di questa pantomima letteraria riesce a fare, ovvero guardare questo scempio dall’unico punto di vista valido, quello dello humour noir, e seppellire questa tragicomica avventura con una bella risata. Assolutamente da leggere.
Via | Affaritaliani.it
Foto | Affaritaliani.it
Leggendo l’intervista a Gian Paolo Serino, fondatore della free press letteraria Satisfiction, che stamane Antonio Prudenzano ha pubblicato sulle pagine di Affaritaliani.it ho finalmente potuto provare la strana ebbrezza che si prova leggendo delle vere opinioni, delle oneste prese di posizione serie e ficcanti che mi hanno dimostrato, di contro alle mie opinioni più recenti, che un barlume di intelligenza e di critica letteraria, in Italia, ancora esiste.
Dall’intervista emerge un dato fondamentale: la critica in Italia, seppur gravemente deficitaria e mediamente irriconoscibile, è ancora viva, e Serino, seppur nella sua dimensione di provocatore è uno dei suoi più attivi esponenti in questo momento. Dai complimenti rivolti a Michele Rossi, editor di Rizzoli, “per aver inventato ‘Acciaio’ di Silvia Avallone”, un romanzo che Serino non esita a definire come un libro “da ultima spiaggia” che “più che un romanzo è una bara senza maniglie” fino alla stangata sui giallisti contemporanei: “Non se ne salva nessuno”, dice Serino, “Ormai ci sono più giallisti che criminali, più noiristi che detenuti”.
Sarà in distribuzione gratuita in tutta Italia a partire dal 6 maggio il nuovo numero di Satisfiction, l’interessante rivista fondata da Gian Paolo Serino ed edita da Mattioli1885 che da qualche tempo può contare anche sul supporto del re del rock italiano, Vasco Rossi, il quale già era stato protagonista di alcuni numeri della rivista in qualità di autore.
Il numero in uscita, l’ottavo dall’inizio dell’avventura della rivista, conterrà, tra gli altri, scritti inediti di Louis Ferdinand Céline, di Dan Fante, di Henry Roth e di Stephen King, oltre alla solita scarica di recensioni “soddisfatti o rimborsati”, scritte dai prestigiosi recensori che formano la prestigiosa “redazione volante” di Satisfiction.
Via | Affaritaliani.it

Certamente la notizia non è delle più comuni: Vasco Rossi, l’icona del rock made in Italy, il più spericolato e inossidabile dei nostri cantautori entra nel mondo dell’editoria dalla porta principale, vale a dire diventando lui stesso editore di una delle riviste più interessanti del panorama cartaceo nazionale, la prima free press letteraria. Se non lo avete ancora capito sto parlando della rivista Satisfiction, diretta da Gian Paolo Serino.
In effetti, negli ultimi tempi è successo più volte che i nomi di Vasco Rossi e di Satisfiction si incontrassero: qualche settimana era stata una poesia civile a comparire sulle pagine del blog della rivista, a cui poi altre erano succedute. Ora il grande rocker di Zocca ha deciso di finanziare la rivista, perché? Per “dare un contributo a una impresa indipendente fuori da ogni logica commerciale, dare un orientamento letterario aperto, non bacchettone, che svegli le coscienze addormentate”. Un’impresa nobile.
E così Vasco si presenta al pubblico in una nuova ed inedita veste, rivelando un profilo da lettore forte che molti sicuramente non avrebbero mai sospettato. Ma cosa legge Vasco?
Ho letto tutta la Recherche ed è stata un´esperienza straordinaria, dei recenti mi piace molto Coetzee, però il primo libro che ho aperto dopo tanto tempo di astinenza, alla fine degli anni Ottanta, è stato Sfera di Crichton. Ha presente? Fantastico. Ma considero anche Stephen King un grande scrittore, anche se a dirlo qualcuno storce il naso. Leggendo Misery non deve morire ho sofferto come un pazzo. Meno di zero di Brett Easton Ellis invece mi ha dato degli incubi, e lì per lì mi ha sorpreso: è roba forte, ma anch´io non è che vivo proprio in convento, non era niente di mai visto. Però era detto così bene. Sa, l´inizio, “La gente ha paura di buttarsi nel traffico delle autostrade a Los Angeles…”, come dire nella vita. Sembra una canzone…
A Vasco e alla redazione di Satisfiction, naturalmente, vanno i nostri migliori auguri di buon lavoro!
Via | Satisfiction
L’idea non è certo originale, lanciata ad ottobre dal blog Samgha e ripresa con molto seguito dall’interessante e graffiante rivista Satisfiction, diretta dal giornalista Gian Paolo Serino, ha ormai raggiunto una certa popolarità ed si è concretizzata in una lunga lista di segnalazioni, libri mai stampati in Italia, o stampati anni fa e ormai dimenticati, dai libri dimenticati dei classici come I diari di Tolstoj, le Bagatelle o Nord di Louis Ferdinand Céline, l’Antologia dello humor nero di Bréton, fino ai contemporanei italiani, come Pontiggia o Del Giudice.
Il discorso mi trova assolutamente d’accordo, convinto come sono che il maggior problema dell’editoria contemporanea, affogata nelle centinaia, migliaia di nuove uscite mensili (spesso inutili), feticci di una letteratura che svapora in poche settimane, sia proprio quello di mantenere il contatto con la storia della letteratura, una storia il cui filo bisogna preservare ogni giorno per non finire sepolti da tonnellate di “attualità” inservibile, rancida fin dal secondo giorno dalla pubblicazione.
Nel mio piccolo avrei una richiesta da fare agli editori, sperando che qualcuno di quelli che possono esaudirmi legga per caso queste righe, si tratta di un libro di Michele Mari, una raccolta di articoli e interventi saggistici intitolata I demoni e la pasta sfoglia, un libro che, stampato nel 2004 dalla Quiritta di Roma, risulta introvabile, così come la casa editrice, svaporata nel silenzio nel 2005.
Michele Mari
I demoni e la pasta sfoglia
Quiritta
Introvabile