
La letteratura ha sempre avuto una speciale predilezione nell’immaginare mondi gestiti interamente da animali intelligenti o, per lo meno, nell’usare gli animali come metafore di noi stessi. Oltre alle fiabe e agli apologhi che, tramite gli animali, hanno sempre una morale per gli uomini, ci sono moltissimi esempi del fascino che gli animali rivestono per gli scrittori. Classico, in questo senso, è Il vento tra i salici di Kenneth Grahame (1859-1932), in cui tra misticismo, avventura, moralismo e cameratismo si muovono un topo, una talpa, un tasso e un rospo. O, anche, i libri della saga di Redwall di Brian Jacques (1939-2011), che parlano di un’antica abbazia medievale e dei suoi abitanti, vale a dire topi e altri animali che vivono ogni tipo di avventure epiche, con tanto di battaglie, ricerche di spade leggendarie e tutto l’immaginario tipico delle opere cavalleresche. Connotazione più politica la troviamo, invece, nel romanzo La collina dei conigli di Richard Adams (nato nel 1920) i cui protagonisti sono dei conigli parlanti che riescono a sfuggire dalla distruzione della loro casa e vanno alla ricerca di un posto migliore per vivere.
Moltissime, poi, sono le storie con protagonisti i gatti: uno su tutti è il celeberrimo gatto del Cheshire (in italiano noto come Stregatto o Ghignagatto) inventato da Lewis Carroll (1832-1898) ne Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie; ma anche l’anonimo gatto (perché gli uomini non si sono degnati di dargli un nome e lo chiamano solo gatto) di Io sono un gatto di Natsume Sōseki (1867-1916), il primo romanzo giapponese moderno; o ancora Il gatto Murr di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776-1822), l’unico gatto al mondo ad aver risolto il segreto della filosofia felina.
Non solo cani e gatti, ma tutta una serie di animali sono protagonisti di gesta tipicamente umane o accompagnano gli uomini nelle loro vite: troviamo cavalli (per esempio Black Beauty. Autobiografia di un cavallo di Anna Sewell - 1820-1878), delfini (I delfini di Pern di Anne McCaffrey - 1926), orsi (la serie dell’orso Paddington di Michael Bond - 1926), maiali (Babe, maialino coraggioso di Dick King-Smith - 1922-2011), cigni (The Trumpet of the Swan di Elwyn Brooks White - 1899-1985), fino a giungere ai ragni (La tela di Carlotta, sempre di E. B. White).
In ogni caso, i luoghi letterari in cui vivono più animali sono La fattoria degli animali di George Orwell (1903-1950) – con tutta la rivolta degli animali e la satira del totalitarismo sovietico – e La Repubblica degli Animali, nata nel 1654 dall’immaginazione di Jean Jacobé de Frémont d’Ablancourt (1621-1696) in cui, in una visione del mondo dal sapore squisitamente biblico, troviamo agnelli che passeggiano con lupi, falchi che volano insieme alle colombe, cigni che stringono amicizia con i serpenti e pesci che nuotano felici e contenti con castori e nutrie.
Via | Papel en blanco
Nei giorni scorsi Amazon ha tolto dal suo catalogo online due titoli di George Orwell, “1984” e “La fattoria degli animali”, due superclassici di uno degli autori più letti e amati del novecento. Già questo sarebbe clamoroso. Ma la notizia che ancor più preoccupa è la decisione del colosso americano di cancellare i suddetti titoli anche dai lettori Kindle dei clienti che già li avevano acquistati, infiltrandosi nottetempo nei loro lettori e cancellando i due capolavori orwelliani.
La rabbia dei clienti che un bel mattino, riaccendendo il loro lettore ebook, non hanno trovato i libri che stavano leggendo, si è riversata copiosa su internet. Soltanto sul Pogue’s post, il blog di David Pogue, giornalista del New York Times è stato letteralmente assaltato dai lettori e il post che riguarda la misteriosa censura di Orwell, pubblicato il 17 luglio, ha ricevuto oltre 400 commenti (la media del blog è tra i 30 e i 50 commenti per ogni post).
La versione di Amazon è che la rimozione dei titoli si è resa necessaria in quanto l’editore che li aveva pubblicati non aveva i diritti necessari e così, nottetempo, la cancellazione del materiale illegale è avvenuta senza che gli ignari lettori se ne accorgessero. La fantasia orwelliana la psicopolizia, per controllare il diario del protagonista senza lasciare traccia doveva fare attenzione a rimettere la briciola che egli lasciava tra le pagine nella stessa identica posizione. Nella realtà Amazonica i controllori non hanno bisogno neanche di aprirlo il nostro kindle-diario per controllare cosa leggiamo. E’ questo, in fondo, che mi fa paura.