Era il primo aprile quando vi avevamo segnalato la notizia della soppressione delle tariffe postali agevolate per l’editoria, segnalandovi anche la mobilitazione di centinaia di realtà editoriali spinte dal provvedimento a consorziarsi, facendo rete.
Devo dire che a molti, me compreso, questa decisione governativa sembrava uno scherzo, uno di quei classici pesci d’aprile inventati per movimentare un po’ l’approssimarsi della primavera. In realtà, come ben si sono accorte case editrici, giornali, associazioni no profit e in generale tutte le realtà che su questa “agevolazione” contavano per lavorare con profitto, di scherzo non si trattava, ma di realtà, la più cupa.
L’aggiornamento che vi diamo oggi, direttamente dal Salone del Libro di Torino, luogo che sembrava dover rappresentare lo spazio elettivo di una protesta come quella che sembrava in procinto di scoppiare, almeno dopo il raggruppamento di oltre 300 realtà editoriali, è un aggiornamento spiacevole, almeno per chi tiene ancora all’esistenza di un settore editoriale di qualità, passionale, se mi passate il termine, vale a dire quella parte di editoria – in fondo la gran parte a livello numerico – che non può vantare il marchio di “grande gruppo editoriale” e neppure può sognarsi la relativa stazza.
Difatti la notizia di oggi è che di tutte quelle appassionate – o presunte tali – adesioni alla lotta per riavere le tariffe agevolate per l’editoria praticamente nessuna si è strutturata in una presa di posizione effettiva e tra gli stand del Salone, soltanto in uno campeggiava il drappo bianco con la scritta “Ridateci le tariffe agevolate per l’invio dei libri“, nello stand di Infinito Edizioni e di Edizioni Estemporanee, tra i promotori della protesta.
Se dal punto di vista personale è rincuorante vedere ancora qualche piccola realtà che non cede all’inerzia e non china il capo di fronte alle difficoltà, dal punto di vista giornalistico non si scampa, la notizia mi pare chiara e limpida: il mondo culturale, dominato dall’individualismo o forse soffocato nella rassegnazione, ha deposto l’unica arma su cui poteva contare per cambiare le cose: la possibilità di unirsi e di lottare insieme.
La soppressione delle tariffe agevolate per la spedizione di libri, attuata per decreto interministeriale del 30 marzo 2010 “Tariffe postali agevolate per l’editoria (10A04046) (GU n. 75 del 31-3-2010)”, a partire dal 1° aprile, giornata di solito consacrata agli scherzi e alle burle, ha lasciato sui volti di tutti gli addetti ai lavori tutt’altro che un sorriso.
In questi pochi giorni trascorsi da quel funesto 1° aprile, l’indignazione per una decisione assolutamente incomprensibile e dalle conseguenze letteralmente catastrofiche, soprattutto per la piccola editoria che non si può avvalere di un distributore forte e presente sul territorio, è montata e sta generando le prime reazioni.
Dalla costituzione di un gruppo su Facebook, dal titolo “RIDATECI LE TARIFFE POSTALI AGEVOLATE PER I LIBRI”, promosso da alcune piccole realtà editoriali quali Infinito Edizioni, Mangrovie Edizioni e Edizioni Estemporanee, fino alla apertura di una petizione online per chiedere di “ripristinare immediatamente le tariffe postali agevolate e di convocare un tavolo con la partecipazione sia delle associazioni degli editori sia dei rappresentanti di quella pluralità di soggetti indipendenti da essi non interamente rappresentati e a cui noi vogliamo dare voce”
Per chi ancora non ne avesse sentito parlare e volesse legegre le parole originali del decreto, qui potete trovare il testo, firmato in calce dai Ministri Scajola e Tremonti.