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Tutti gli articoli con tag Daniel Pearlman

La jeep del colonnello, di Daniel Pearlman

pubblicato da Roberto Russo

La jeep del colonnello, di Daniel PearlmanL’automobile è, spesso, uno status symbol che, nelle intenzioni di chi la acquista, intende trasmettere quello che si è nel profondo. Ma la macchina può essere anche una metafora: lo vediamo spesso negli spot di questa o quell’auto che inneggiano alla libertà, alla seduzione, alla forza e via dicendo. È su questi due aspetti che Daniel Pearlman intesse la storia de La jeep del colonnello.

La narrazione è ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale: a bordo di una jeep americana il figlio di un generale tedesco è in fin di vita e il suo colonnello, Knett, vuol fare di tutto per salvarlo (anche perché l’ha promesso al generale…). Le condizioni sono disperate e si sa, nella disperazione, si prendono delle decisioni che in altre occasioni non si prenderebbero. Nel caso specifico la comitiva tedesca decide di fermarsi presso un villaggio abitato solo da ebrei e di chiedere a loro, in particolare al loro rabbino, di curare il moribondo. Ci troviamo ai limiti della storia e anche ai limiti del credo religioso, in quanto in quella comunità ebraica in cui si fermano si invocano gli spiriti superiori per ottenere la guarigione. Ovviamente le entità superne sono molto potenti e se da un lato potranno guarire il moribondo, dall’altro la loro discesa qui fra noi arrecherà non pochi danni, anche alla jeep.

È qui che scatta l’altro elemento della storia: la macchina come lasciapassare per la libertà (il colonnello voleva usarla per fuggire in Svizzera e necessitava proprio di una macchina americana per destare meno sospetti) ma vuole anche consegnare al generale il figlio vivo. In un crescendo di emozioni e assistiamo all’annientamento della (presunta) superiorità del colonnello e al disfacimento del suo sogno.

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L'ultimo sogno, di Daniel Pearlman

pubblicato da Roberto Russo

L'ultimo sogno, di Daniel PearlmanI sogni costituiscono uno degli aspetti più intimi di ognuno di noi: che siano sogni belli o brutti, incubi o veri momenti rilassanti sognare è un qualcosa che riguarda noi e solo noi. Una realtà alla Inception, per capirci, può essere affascinante ma anche terribile perché priva le persone di quello che hanno di più intimo: sognare, appunto.

E se un domani i sogni fossero controllati da qualcuno? O, meglio, se ci si affidasse a qualcuno per sognare? Come cambierebbero le nostre vite? È questo il futuro che immagina Daniel Pearlman nel suo romanzo breve L’ultimo sogno edito da 40k.

Tramite una serie di connessioni che passano attraverso i cuscini (e previa sottoscrizione di un abbonamento) Yosif Iones, l’Incantastorie, trasmette i sogni ai propri clienti, riuscendo a intrecciare le trame proprio a partire dalle esigenze di ognuno. Ma, a un certo punto, qualcosa inizia ad andare storto e più che di sogni si tratta di incubi. A dire il vero secondo qualcuno è tutta una strategia dell’Incantastorie che mira a fare un exploit memorabile. Ma resta il fatto che, ogni notte, chi sogna tramite Yosif Iones vive incubi sempre più angoscianti. Fino a quando, con uno stratagemma, si riesce a capire cosa stia veramente accadendo. E sarà la fine, se non per tutti, di certo per i sogni di qualcuno.

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