Era forte Charles Schulz, a sentire l’ultima biografia apparsa su di lui “Schulz and Peanuts, a biography” di David Michaelis, recensita sul Times.
Pensate che “sentiva come un obbligo concedere un’intervista a ogni editore che gli avesse mandato un giornalista, non importa quanto fosse grande la testata”, passando settimana dopo settimana, anno dopo anno a rispondere alle solite domande sulla sua vita e sui Peanuts. Questo nonostante Schulz fosse però molto geloso della sua vita privata.
“Il fumetto – scrive l’autore – fu lanciato nel 1950 in un formato salva spazio squattrinato e sotto un enigmatico titolo imposto (Schulz ne fu indignato per tutta la vita) dai capi dei sindacati”.
Nato nel 1922, già da piccolo copiava Popey sui cartoni in cui il padre conservava le magliette. “Quando, a 9 anni, durante la Depressione, guadagnava 9 dollari a settimana come commesso in una drogheria, poteva permettersi di lavorare su un cartoncino Bristol e con inchiostri nuovi”.
Il suo soprannome era Sparky, e aveva una cugina chiamata Patty (come Piperita?!). Era nato da padre tedesco, barbiere, e madre norvegese, ma “si considerava norvegese” ed era incapace di slanci di affetto fisici. “Quando lo abbracciavi era come stringere un albero, non si muoveva mai”, dice Patty.
“Nessuno mi ha mai dato un abbraccio, non facevamo mai feste…questo è tutto”, raccontava lui. Invece secondo il biografo Charles avrebbe avuto anche tanti problemi a causa della madre alcolizzata e dei fratelli, che spesso diventavano molto violenti con lui.
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