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Tutti gli articoli con tag Castelvecchi

Toxicitaly, di Roberto Pergolizzi

pubblicato da Roberto Russo

Toxicitaly, di Roberto PergolizziToxicitaly. Ecomafie e capitalismo: gli affari sporchi all’ombra del progresso è un testo di Antonio Pergolizzi pubblicato nella collana RX di Castelvecchi. La grafica di copertina (con un bel teschio che sembra sorridere…) ci autorizza a leggere in più modi il titolo: Toxic Italy, tossicità e, come sul frontespizio, toxicitaly. Segno di una certa mancanza di delimitazioni che il libro affronta. Si palra, infatti, di immondizia, ecomafie, riciclaggio, smaltimento rifiuti: una materia, insomma, che è ampia e, per molti, non ben definita. Per questo è utile la spiegazione di rifiuto che troviamo nelle prima pagine del libro:

Cos’è un rifiuto? Essenzialmente il frutto di una scelta personale, politica ed economica. Una lametta la puoi usare una o mille volte, e questa è una scelta personale. Cosa, quando e quali condizioni un materiale post-consumo diventa scarto è invece una scelta politica. Vedere una lattina di birra o una bottiglia di vino semplicemente come un rifiuto da destinare in discarica oppure, attraverso il riciclo, considerarla come una nuova materia prima è invece una scelta culturale e soprattutto economica.

Antonio Pergolizzi in Toxicitaly riporta vicende, nomi di aziende e di persone come compaiono nelle carte delle inchieste giudiziarie, nei vari documenti istituzionali, nei rapporti delle forse dell’ordine e nelle cronache degli organi di stampa. Il libro – aggiornato al 15 gennaio 2012 – è dunque un prezioso spaccato sull’attualità e un punto importante per comprendere la questione monnezza. Filo rosso di tutta l’indagine è una frase di Zygmunt Bauman che fa riflettere: “I rifiuti sono un segreto oscuro e vergognoso di ogni produzione. Sarebbe preferibile che restasse un segreto”.

Antonio Pergolizzi
Toxicitaly. Ecomafie e capitalismo: gli affari sporchi all’ombra del progresso
Castelvecchi, 2012
ISBN 978-88-7615-627-4
pp. 186, euro 14

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Clandestina a Damasco, di Antonella Appiano

pubblicato da Roberto Russo

Clandestina a Damasco, di Antonella AppianoOgni giorno giungono notizie preoccupanti dalla Siria: dagli attentati all’incapacità degli organi preposti di risolvere in qualche modo la questione. Per noi che siamo lontani la situazione può apparire difficile da capire. È per questo che ho trovato molto utile il testo di Antonella Appiano Clandestina a Damasco. Cronache da un Paese sull’orlo della guerra civile, pubblicato da Castelvecchi nella collana RX che si occupa delle inchieste, delle denunce, dei protagonisti, delle notizie e dei fatti più caldi del momento.

La giornalista Antonella Appiano – esperta di Medio Oriente e Islam – ci offre uno spaccato di prima mano della situazione, perché per quattro mesi è riuscita a vivere nella Siria vietata ai giornalisti e a raccontare quello che avveniva. Scrive Amedeo Ricucci nella prefazione che la Appiano

di un avvenimento complesso come la crisi siriana di oggi ci offre un resoconto straordinario, puntuale ed emozionante. Da inviata vera. Secondo me proprio perché ha mangiato polvere per quattro mesi, nei vicoli di Damasco e nei villaggi della Siria profonda, senza risparmiarci […] Antonella Appiano è riuscita a eludere con grande abilità il divieto [di ingresso in Siria di giornalisti stranieri, ndr]. Rischiando tutti i giorni, costringendosi a cambiare spesso identità e facendo poi i salti mortali pur di poter testimoniare quanto stava succedendo, davanti ai suoi occhi, senza mettere in pericolo quanti la stavano aiutando.

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Propaganda. L'origine della più potente loggia massonica

pubblicato da Roberto Russo

Propaganda. L'origine della più potente loggia massonicaScrive Lucia Visca nella premessa al suo libro Propaganda. L’origine della più potente loggia massonica edito da Castelvecchi:

Se è esistita la P2, se è vero che esiste la P3 e perfino la P4, non può che esserci stata anche la P1. Perché le logge si numerano così, da quando Salomone edificò il Tempio. Mai loggia può chiamarsi come la precedente. Rinascere sì, come l’Araba Fenice. Ma il nome deve essere diverso, basta un numero ordinale a fare la differenza. Al contrario dell’Araba Fenice, che rinasceva ogni volta più bella, quando si tratta di loggia P, anni e malavvezzo senso della cosa pubblica sono andati deteriorandola. Ogni volta peggio, ogni volta più segreta fino a sfumare nell’incertezza […] Sempre che il moto primo, quella loggia Propaganda nata alla fine dell’Ottocento, sia stata cosa onorevole. Ma questa è un’altra storia, da analizzare con cura a tempo debito.

Il testo di Lucia Visca – giornalista e autrice, sempre per Castelvecchi, di un testo su PPP dal titolo Pier Paolo Pasolini, una morte violenta – è una storia d’Italia alternativa (o parallela, se preferite) in cui si tratteggiano “a tinte vivide alcune vicende che hanno attraversato e tuttora sembrano attraversare i Palazzi del potere”, per usare le parole di Gian Carlo Caselli che firma la prefazione.

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Duce truce, di Alberto Vacca

pubblicato da Roberto Russo

Duce truce, di Alberto VaccaLettura molto interessante quella del nuovo saggio di Alberto Vacca dal titolo Duce truce. Insulti, barzellette, caricature: l’opposizione popolare al fascismo nei rapporti segreti dei prefetti (1930-1945). Il libro, edito da Castelvecchi, ha la prefazione di Vito Tartamella (autore di un altro testo molto sagace: Parolacce. Perché le diciamo, che cosa significano, quali effetti hanno), che, tra l’altro, scrive:

Questo libro è prezioso. Non solo perché documenta quanto poco monolitica fosse l’adesione degli italiani al fascismo; ma soprattutto perché mostra, in modo cristallino (leggete l’introduzione: è un raro esempio di sintesi storica), come funzionava il fascismo e come funzionavano tutte le dittature, di qualsiasi colore: con una propaganda martellante e capillare creano il consenso, e con una repressione implacabile e minuziosa reprimono il dissenso.

In estrema sintesi, Alberto Vacca raccoglie e presenta (secondo un ordine ben preciso) tutte le relazioni dei prefetti in merito al reato di offesa al Duce (in realtà reato di “offesa all’onore del Capo del Governo” che veniva comunque comunemente detto reato di “offesa al Duce”).

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Nemesis. La Chiave di Salomone, di Francesco Falconi. Conclusione duologia e BLOG TOUR

pubblicato da Monica Cruciani alias AyeshaKru

nemesis_la_chiave_di_salomone_falconi_castelvecchi Nemesis. La Chiave di Salomone, di Francesco Falconi, è il secondo e conclusivo volume della serie paranormal romance YA Nemesis. Il libro uscirà il 26 ottobre, esattamente un giorno dopo Evelyn Starr. Il diario delle due lune (ne abbiamo parlato qui). Ottobre movimentato, quindi, per lo scrittore toscano, se aggiungiamo anche la sua partecipazione al Lucca Comics & Games che lo vedrà impegnato in mille incontri, interviste e presentazioni ufficiali.

(Attenzione seguono spoiler per chi non ha letto il primo libro). Nemesis. La Chiave di Salomone, inizialmente non previsto ma, a mio parere, necessario data la fine piena di prospettive del volume precedente (sarebbe stato un peccato non esplorarle), racconterà proprio cosa succederà a Kevin ed Ellen dopo quel “salto in cielo” ad ali spiegati verso un futuro di amore e libertà. Ma anche di ribellione, perchè, non dimentichiamolo, l’amore tra un Angelo Ombra e un Demone Emerso non è consentito ed è considerato contro natura.

Inizialmente i nostri due innamorati, che hanno deciso di recarsi a Roma, vivono quasi beatamente la loro relazione. Ma ben presto le cose iniziano a farsi complesse. I Discepoli di Nemesis, l’Angelo dell’Apocalisse, che vogliono distruggere il Patto d’Equilibrio tra Angeli e Demoni e portare la distruzione e un eterno tramonto sulla Terra, stanno facendo grandi progressi sulle Highlands scozzesi, e le loro macchinazioni cominciano ad avere effetti veramente drammatici. Anche su Ellen e Kevin, pur così lontani. I tramonti, infatti, sono i momenti in cui le vera natura di Angeli e Demoni si manifesta. Poichè si stanno facendo sempre più lunghi, l’innata repulsione insita nelle rispettive nature soprannaturali comincia a diventare un doloroso problema, poichè rende difficile l’armonioso proseguire della loro storia d’amore.

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Nerone, di Andrea Biscaro

pubblicato da Roberto Russo

Nerone, di Andrea BiscaroNerone rappresenta uno dei personaggi più evocativi non solo della storia romana, ma dell’intera umanità e offre, soprattutto come personaggio mitico, una enorme quantità di spunti narrativi. Nerone. Il fuoco di Roma, opera prima di Andrea Biscaro, pubblicata da Castelvecchi, si inserisce in questo filone e traccia un profilo multiforme dell’imperatore romano cogliendone le contraddizioni e la complessità psicologica; aspetti che non di rado sfuggono alla storiografia ufficiale.

A Roma può accadere di tutto. A Roma è accaduto di tutto. Chi non è nato e cresciuto qui non può capire. Ma voi dovete ascoltarmi e prestare fede alle mie parole. Nessuno più di me conosce Roma. Nessuno più di me conosce la storia che sto per raccontare. Allora, dov’eravamo rimasti? Ah, già, stavo scegliendo il momento giusto da cui partire. Eccolo il giovane regnante che cammina nelle strade assolate di Roma, eccolo lì Nerone, l’imperatore…

All’immagine dell’imperatore incendiario vengono offerte situazioni ampie in cui proiettare la propria umanità contorta e, soprattutto, lasciva. Un Nerone incapace di dominare, dunque, quelle pulsioni che ne hanno fissato il personaggio. Eppure, se ben sviluppata e meglio approfondita sarebbe proprio questa fragilità dell’uomo nei confronti delle poderose emotive che lo scuotono a dare originalità e forza al romanzo che, a nostro avviso, avrebbe meritato una maggiore sedimentazione per portare a evoluzione uno stile sicuramente interessante, ma ancora involuto e, ci sia permesso di riconoscerlo, poco coraggioso.

Andrea Biscaro
Nerone. Il fuoco di Roma
Castelvecchi, 2011
ISBN 978-88-7615-541-3
pp. 320, euro 16,50

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Sari in cammino, di Valeria Fraschetti

pubblicato da Roberto Russo

Valeria Fraschetti, Sari in camminoUna delle “tigri d’Oriente”, fotografata da un punto di vista sociologico che mette in evidenza gli slanci di una società in rapido divenire e il fortissimo richiamo della tradizione. L’India. Una delle nazioni più controverse del pianeta e, al tempo stesso, polo attrattivo per moltitudini di ricercatori delle spirito, si mostra nel libro di Valeria Fraschetti senza veli, fautrice e vittima di discriminazioni che lasciano impietrita anche la mente più elastica.

Sari in cammino è la rappresentazione della società indiana moderna che continua ad avere nelle donne vittime sacrificali praticamente designate dalla nascita. Appunto, la nascita, motivo di costernazione per quelle famiglie che vedono nelle bambine un inutile spreco di energia creatrice perché le donne non sono utili, non generano reddito di qualità e possono essere investite solo nei campi, come braccianti, o come spose bambine vendute per poche rupie a uomini spesso, molto spesso, in età avanzata. Lo studio e il rifiuto del matrimonio rappresentano, allora, l’unico modo per sottrarre la donna ai lacci di una società che fatica molto ad accettare le giuste aspirazioni di chi è doppiamente “paria”: per casta e per genere.

Splendide le foto della pubblicazione e azzeccatissimo il sottotitolo di questo libro che va letto dopo aver fatto piazza pulita, per quanto possibile, dei prevedibili condizionamenti culturali: Ecco perché l’India non è (ancora) un paese per donne.

Valeria Fraschetti
Sari in cammino.
Ecco perché l’India non è (ancora) un paese per donne

Castelvecchi, 2011
ISBN 978-88-7615-591-8
pp. 181, con illustrazioni, euro 16

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Libero. L'imprenditore che non si piegò al pizzo, di Chiara Caprì e Pina Maisano Grassi

pubblicato da Roberto Russo

Libero. L'imprenditore che non si piegò al pizzo, di Chiara Caprì e Pina Maisano GrassiSono trascorsi vent’anni dall’omicidio di Libero Grassi da parte della mafia. In vari modi e a vari livelli – come, per esempio, con il fumetto Cara mafia, io ti scrivo – si sta ricordando il coraggio di un uomo che si oppose alla mafia e alla pratica del “pizzo”. Un profilo umano e molto appassionante di Libero Grassi è quello scritto da Chiara Caprì insieme a Pina Maisano Grassi, moglie di Libero, e pubblicato per i tipi della Castelvecchi. Il libro, dal titolo Libero. L’imprenditore che non si piegò al pizzo, ha la prefazione di Marco Travaglio.

Di questo libro, due sono gli elementi che mi hanno colpito. Prima di tutto la giovane età dell’autrice: come leggiamo in quarta di copertina Chiara Caprì ha venticinque anni, ha già pubblicato un saggio sulla magia cinese in Italia e i suoi legami con Cosa Nostra ed è socia fondatrice del Comitato Addiopizzo di Palermo. L’esperienza di Libero Grassi, insomma, non è caduta nel vuoto.

L’altro aspetto che ho trovato interessante di questo libro è la dimensione umana di Libero Grassi. Oltre all’impegno politico e sociale, infatti, nel saggio si lascia molto spazio ai ricordi di Pina Maisano Grassi, moglie di Libero e, dopo l’omicidio, senatrice della Repubblica. Dai ricordi, dalle lettere – riprodotte nel libro – emerge una figura di uomo che amava la vita, amava il suo lavoro e amava l’onestà.

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Narcoeconomy, di Carlo Ruta

pubblicato da Roberto Russo

Narcoeconomy di Carlo RutaIn Rx, la collana di Castelvecchi dedicata all’attualità, è stato da poco pubblicato il libro di Carlo Ruta dal titolo Narcoeconomy. Business e mafie che non conoscono crisi. Un libro intenso che, oltre alla descrizione degli eventi, presenta delle interviste (che vanno sotto il titolo di FAQ. Narcos e democrazia) a vari personaggi che hanno studiato il narcotraffico e un nutrito apparato bibliografico che offre vari spunti per l’approfondimento personale.

Nel leggere l’interessante saggio di Ruta non ho potuto fare a meno di andare con la mente a qualche anno fa, quando, per ragioni di lavoro, ho trascorso un periodo a Medellín, in Colombia. Parlando con un docente di Medellín mi disse che, in fin dei conti, se gli Stati Uniti avessero voluto il problema della droga si sarebbe risolto in una settimana. Il fatto è che sì, la Colombia è un punto cardine a livello mondiale per la droga, ma è anche vero che il più grande consumatore di droga nel mondo è proprio l’impero statunitense. Una considerazione, questa, che sembra sottostare anche al saggio di Ruta. Leggiamo, infatti, nell’introduzione:

I governi occidentali , fedeli perlopiù al paradigma proibizionista, hanno rassicurato per decenni le opinioni pubbliche sui benefici che sarebbero derivati dalle loro politiche di contrasto. E con queste garanzie di successo gli Stati Uniti, nei cui confini si estende il primo mercato mondiale per consumi di cocaina, hanno mantenuto la guida dell’azione repressiva. Un canovaccio che tute le amministrazioni di Washington che si sono succedute hanno confermato […] In tutti questi anni non si mai voluto mettere in discussione l’assioma proibizionista.

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Ernest Hemingway. Una vita da romanzo, di Linda Wagner-Martin

pubblicato da Roberto Russo

Ernest Hemingway. Una vita da romanzo, di Linda Wagner-MartinScrivere la biografia di un autore come Ernest Hemingway può essere un’impresa ardua. Su di lui è stato scritto tanto e provare a raccontarlo in maniera nuova non è facile. Linda Wagner-Martin, docente di inglese e di letteratura comparata presso l’Università della Carolina del Nord, dribbla tutti gli ostacoli e ci presenta una biografia di Hemingway veramente interessante.

Ernest Hemingway. Una vita da romanzo, recentemente pubblicata in Italia da Castelvecchi presenta lo scrittore attraverso lo scrittore. Spesso si paragonano i personaggi maschili di Hemingway all’autore stesso.

La Wagner-Martin nota tutta l’ironia di questa situazione dal momento che Hemingway aveva una camaleontica capacità di adattarsi e ridurlo semplicemente ai suoi protagonisti maschili è un po’ privarlo della sua completezza. Ma, al contempo, Hemingway scrittore è la chiave migliore per capirlo perché, come leggiamo nel libro, “la grandezza dell’Hemingway scrittore rimane la sua più autentica biografia” e “forse una delle creazioni più riuscite di Ernest Hemingway fu proprio Ernest Hemingway, inteso tanto come persona vivente che come personaggio di finzione”.

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