Cosa significa essere sposata a un genio e come la letteratura possa trasformarsi in una nemica, ce lo racconta Anna Maria Sciascia (figlia di Leonardo) in un bel libriccino uscito poco più di un mese fa per i tipi di Avagliano, il titolo è emblematico: Il gioco dei padri; sottotitolo Pirandello e Sciascia.
L’unione tra Luigi Pirandello e Maria Antonietta Portulano è frutto di «un matrimonio “combinato” proposto e predisposto dai genitori» che in quel finire dell’Ottocento «erano soci nel commercio dello zolfo […] Luigi fu subito conquistato oltre che dalla bellezza dalla “dolce e chiusa semplicità dei modi” di lei». Ma le cose, si scopre con la convivenza, non stanno esattamente in questi termini.
Soprattutto perché, in alcuni casi, il confine tra letteratura e vita vissuta può essere pericolosamente labile. «In verità Pirandello si serve della letterarura per dare a se stesso e ad Antonietta l’illusione di un grande amore», ed è qui che scatta la tragedia, perché la letteratura è in grado, sì, di rivestire la realtà di ciò che vuole, ma rimarrà di fatto sempre un artificio: «Fingere, fingere sempre, dare apparenza di realtà a tutte le cose non vere!» scrive lo stesso Pirandello nel romanzo “Suo marito”.
Continua a leggere: Il gioco dei padri. Pirandello e Sciascia, di Anna Maria Sciascia
In un’epoca in cui internet non era nemmeno lontanamente pensabile, la cosiddetta società letteraria era addirittura costretta a incontrarsi di persona e parlare, sentire la voce della discordia, e dare lo spazio necessario al contraddittorio.
Ci si poteva vedere a casa di un romanziere, per esempio, di un poeta o di un attore di teatro, dove l’ospite ti offriva sempre un tè, del vino, oppure qualcosa di più forte, e discutere di questo o quel libro uscito in Francia o, mettiamo, in Inghilterra. Magari, chi può dirlo?, il libro era uscito mesi prima e soltanto adesso cominciava a circolare nel nostro paese. Più che altro, però, ci si incontrava (e, spesso, scontrava) nei caffè.
E per l’appunto due caffè sono, diciamo così, protagonisti di un libro ripubblicato dopo anni da Avagliano, autore: Arnaldo Frateili, titolo: Dall’Aragno al Rosati, con un sottotitolo molto esplicito: Ricordi di vita letterari.
Continua a leggere: Dall'Aragno al Rosati, di Arnaldo Frateili
Un premio letterario che mi piace segnalare per due motivi: il primo è perchè ha coinvolto una giuria di 400 giovani studenti italiani, lontani dai ‘grandi nomi’ dei salotti letterari italiani. La seconda è il fatto di aver coinvolto giovani italiani che vivono in tutta Europa.
Al premio Nanà, scrittori per l’Europa, organizzato dalla casa editrice Avagliano, sono arrivati infatti 200 manoscritti da tutta l’Ue, e il secondo classificato (ieri a Roma è avvenuta la premiazione) è stato scritto da una ragazza che vive a Londra.
Le storie sono quindi state giudicate dagli studenti, che ne hanno premiate tre: una parla di un uomo che pur amando la moglie la costringe a esibirsi in un circo come sirena, tanto che lei dal dispiacere ne muore (Daniela Raiomondi, Sirena(. Un altro parla della storia di una famiglia italiana vista dagli occhi di una ragazzina, a cavallo della seconda guerra mondiale (Sonia Lipani, ‘La bambina con la valigia in mano). La prima classificata invece parla di un ragazzo tossicodipendente, che grazie all’amore di una coetanea riesce a ritrovare la passione per il pianoforte (Giusella de Maria, ‘Suona per me’).
Un invito agli editori (Avagliano in primis, ovviamente): perchè non fate un pensierino sulla pubblicazione delle opere, se meritassero davvero (come mi è sembrato di capire dai commenti dei giovani giurati ieri alla presentazione) di esser diffuse presso un vasto pubblico?
Foto | Flickr
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Bella l’idea di Thrillermagazine di affidare il consiglio su alcuni libri da leggere (scritti da donne e su donne) ora che si avvicina la ricorrenza dell’8 marzo. Tanti i titoli interessanti consigliati dalla titolare della libreria milanese Sherlockiana (purtroppo in via di chiusura) Tecla Dozio.
Ovviamente Dozio consiglia tutti thriller e gialli, da Claudia Salvatori (Sublime anima di donna, Tropea ed.) fino al ‘thriller medievale’ di Candace Robb ‘La rosa del farmacista’ (Piemme), passando per ‘Le Spietate’ di Ernestina Pellegrini, che studia alcune figure di donne fra eros e violenza all’interno della letteratura del secolo scorso (Avagliano ed.) L’elenco completo lo trovate nel link a fondo pagina.
Tante le possibili variazioni sul tema di ‘donne che parlano di donne’: noi vi consigliamo due evergreen proprio sul filo del giallo e del noir: “Un mestiere inadatto a una donna” di P.D. James, ad esempio, in cui Cordelia Gray si ritrova ad affrontare per la prima volta da sola l’indagine sull’omicidio (o suicidio?) di un giovane di buona famiglia, e successivamente del padre di lui, cercando di trovare il modo per non perdere il suo equilibrio emotivo durante l’indagine, oppure l’inquietante ‘Diario di Edith’, opera meno conosciuta di Patricia Highsmith, storia di una donna che si barcamena fra le cure per marito e figli e quelli per la suocera non autosufficiente e finisce per restare vittima di numerosi tradimenti, arrivando a tenere un diario in cui si inventa una vita parallela rispetto a quella che ha e che la porterà alla follia.
Patricia Highsmith
Diario di Edith
Bompiani
12 euro
P.D. James
Un mestiere inadatto a una donna
Mondadori
9 euro
Via | Thrillermagazine
Continua a leggere: Libri per l'8 marzo: i consigli della Sherlockiana
Silenzi Vietati di Francecsco Ceccamea è stato ben accolto dalla critica, e anche noi abbiamo avuto modo di parlarne con un certo entusiasmo, al punto che non abbiamo potuto fare a meno di rivolgergli alcune domande.
Una domanda scontata, ma nel tuo caso sembra inevitabile: come nasce Silenzi Vietati?
Silenzi Vietati nasce per caso. Parte tutto da una mail che ho inviato a Massimo Onofri, grande critico letterario, nonché mio ex-professore di Italiano alle scuole superiori. In genere al Prof. mandavo racconti su persone che muoiono di tumore con allegate richieste di trovarmi un lavoro da qualche parte a Sassari, ma quella sera ero più depresso del solito e avevo bisogno di sfogarmi con qualcuno. E così ho mandato questa mail a Onofri. Non pensavo che mi avrebbe risposto. In genere non lo faceva quasi mai, e invece lui mi ha telefonato tutto euforico per dirmi che la mail l’aveva divertito così tanto che gli era quasi venuto un attacco d’asma, non gli venivano attacchi d’asma dai tempi del liceo e tutto questo l’aveva fatto sentire più giovane. Io non volevo farlo ridere, ero serissimo, quasi disperato, ma per lui la mail era l’irresistibile primo capitolo di un romanzo. Mi ha chiesto di mandargliene delle altre sullo stesso tono e con la stessa ironia. Io ho eseguito gli ordini, lui ha fatto il resto.
Questa volta la novità non arriva da New York o Londra o Parigi, no, questa volta arriva da Vetralla, provincia di Viterbo. Lui si chiama Francesco Ceccamea, titolo del libro: Silenzi vietati, edito da Avagliano.
Il titolo fa il verso a uno dei testi di Massimo Onofri, Sensi vietati (Gaffi, 2006). E non è un caso, perché il libro di Ceccamea è un romanzo epistolare costituito da e-mail indirizzate proprio ad Onofri che, prima di diventare professore all’Università di Sassari e noto critico letterario, era suo docente alle superiori, all’Itc di Vetralla.
Innanzitutto, precisiamo che i protagonisti del romanzo sono persone in carne e ossa: madre, padre, sorella, nonni e alcuni personaggi del paese; così come lo è naturalmente Mssimo Onofri che assume una doppia funzione: di lettore ideale e destinatario reale.
Yari Selvetella non è certo un esordiente, si è occupato molto di musica ma ha raggiunto la notorietà con Roma criminale, scritto con Cristiano Armati, (Newton & Compton). All’inizio di quest’anno però per Avagliano esce il suo romanzo Male e peggio.
Yari, come nasce l’idea per questo libro?
Nasce da una riflessione sulla periferia di Roma dei primi anni 2000, e sul dispiegarsi di alcuni fenomeni come il lavoro precario e la difficoltà di riconoscersi in momenti collettivi di partecipazione, soprattutto per una classe che in passato è stata protagonista di grandi lotte.
Ancorata alla realtà, quindi. Come si inserisce il protagonista in questa realtà?
Il protagonista del libro, Leo Peggioni, è un commesso precario, e intorno a lui c’è una Roma proletaria, se così vogliamo dire. Un giorno il suo capo viene trovato morto nel piazzale dell’ipermercato dove Leo lavora. E Leo si ritrova nei guai. È a questo punto che, tra virgolette, gli si presenta la fortuna. Stranamente ciò che ha sempre sognato comincia a verificarsi, si ritrova ad aprire un bar in riva al mare, lontano dai problemi.
Male e peggio di Yari Selvetella, per un verso, è un libro pervaso di disperazione, di delusioni e frustrazioni. D’altro canto però è anche un libro godibile, a tratti divertente. Insomma, credo che rappresenti alla perfezione la nostra contemporaneità.
Leo Poggioni, il protagonista, lavora in un ipermercato e col suo capo non ha per niente un bel rapporto. Alto, grosso e squadrato come un rubik, questo capo estremamente frustrato e deluso dalla vita, un giorno viene trovato morto nel piazzale del ipermercato. E Leo diventa il principale indagato, visto che ormai discutevano su qualsiasi sciocchezza.
La situazione per Leo naturalmente si complica, e non soltanto per quello che sta succedendo. Diciamoci la verità: Leo Poggioni non è stinco di santo, gli piace la cocaina, le donne, il biliardo, le bische. Insomma, anche Leo, esattamente come gli altri protagonisti, è frustrato e deluso dalla vita. È forse per questo che a un certo punto entra nelle grazie, per così dire, di Luca, un personaggio, per usare un eufemismo, semplicemente poco raccomandabile.