
Questo libricino mi è caduto tra le mani mentre sistemavo una scaffalatura in una casa che mi ospitava per qualche tempo, l’ho letto il giorno dopo “una grande fatica universitaria”, uno di quegli esamoni insomma, che ti trascini dietro da un po’. E come per caso si è insinuato prepotente sfidando tutta la stanchezza accumulata nelle mie palpebre. L’ho aperto ed è andato via tutto d’un fiato, come solo le cose veramente buone. La sua struttura agile, i personaggi abbozzati in poche righe eppure incredibilmente ben disegnati, con gli spessori al punto giusto, le intime gioie e le “piccole ombre” del titolo. Tradimenti, amori, avventure, intrisi di uno sguardo a tratti complice, in altri solo apparentemente descrittivo, sullo sfondo della natura feroce dell’America del Sud.
Ciò che mi piaceva di più dei viaggi in compagnia era il fatto che in quel modo si riusciva perfettamente a dimenticare la solitudine. L’unica responsabilità che ci si portava appresso era quella della propria vita e nient’altro. Ma nonostante ciò non ci si sentiva soli. In quella maniera si condividevano dei momenti banali che non avevano nulla di speciale. Quella felicità… quella tranquillità nascevano dal profondo dello stomaco per poi diffondersi in tutto il corpo. Sebbene non ci trovassimo affatto in un paese sicuro, eravamo molto tranquilli. La pulizia delle lenzuola, la luce soffusa, la grande finestra, un soffitto che non conoscevo, l’eco dello spagnolo che a basso volume fuoriusciva dalla TV. Sentivo caldo soltanto sulla superficie del mio corpo che era stato esposto al sole. Le onde del sonno si frangevano lentamente contro la mia coscienza. Seppure non mi sentissi mai felice nei momenti di felicità, in quell’istante mi rendevo conto di esserlo. Quando il corpo e lo spirito, il tempo e la situazione, si accordano in equilibrio perfetto, immagino che gli esseri umani si sentano così.
Se i protagonisti hanno stretti legami con il Giappone, le loro vicende si intrecciano altrettanto spesso con i paesi sudamericani, in un contrasto che si gioca sullo sfondo di foreste fluviali e vegetazioni tanto fitte e lussureggianti, quanto a tratti persino impenetrabili. Che sia proprio tale opposizione a far fuoriuscire un’essenza conflittuale è fuori di dubbio, come l’ovvia conclusione che ci vuol della maestria a “dipingere con parole delicatissime” scenari tanto lontani.

E’ una piccola storia, che si esaurisce in poche righe, eppure a guardarla con occhi sgombri suggerisce davvero tanti pensieri. Li suggerisce a chi è abituato a districarsi fra eterne lamentele delle piccole case editrici sulle loro difficoltà di “stare sul mercato”.
Li suggerisce a chi, come me, è abituato a registrare l’illusoria speranza delle stesse di “emergere” tramite titoli-shock, o peggio speculazioni su personaggi più o meno famosi. Senza considerare le giustificazioni di chi, in questo campo, chiede soldi agli autori perchè senza il loro contributo economico “proprio non ce la fa”.
Questa è infatti la piccola – e felice – storia di una piccola casa editrice nata per la passione di uno scrittore, Washington Cucurto, che si è ritrovato a vivere nell’Argentina della crisi economica più nera e ha deciso di credere, nonostante questo, nella sua opera. E il miracolo è avvenuto.
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Perchè ci piace tanto la scrittura di Andrea Vitali(il successo di vendite dei suoi romanzi è da sempre vastissimo) ? Me lo sono chiesto, mentre leggevo questo godibile Il meccanico Landru. La mia personale spiegazione è che ci piace immergerci in una dimensione abitata dalla ‘quiete dell’offline’, in uno slow writing che ha per protagonisti personaggi abitudinari, di cui sentiamo la fatica di salire i gradoni dei palazzi interrompendo il pranzo della domenica. Donne con le gonne al ginocchio che pensano, e non dicono; ritmi di lavoro e vita quotidiana routinari, in cui si cammina, si chiacchiera, e se non sai perchè uno si comporti in un dato modo, vai a tastare il terreno dal parroco in canonica, non sul suo profilo Facebook.
Ci emozioniamo quando un personaggio si ritrova a riaccompagnare a casa a piedi, una sera, una donna: all’improvviso le porge il braccio, e a noi prende un colpo, perchè proprio non ci aspettavamo che si compromettesse in quel modo, nei suoi confronti. Le ‘manovre sentimentali’ dei personaggi fanno tenerezza: “Più o meno all’ora in cui il Pasta partiva per Como, al capostazione Musante venne l’insopprimibile desiderio di farsi sorridere dalla Personnini (segretaria del direttore del cotonificio, ndr). Motivi per andare a conferire con l’ingegner Galimbelli ne aveva a iosa, dopo il casino di quella mattina e, si sapeva, prima di entrare nell’ufficio del direttore bisognava chiedere alla sua segretaria e magari, chissà!, fare anche un po’ di anticamera”.
Insomma ci pare normale, durante la lettura, che sì, si passeranno mesi e mesi a fare passeggiate pomeridiane, prima di fidanzarsi. E poi ci piace molto la vita fisica all’aria aperta che fanno gli abitanti di Bellano, che a volte basta una giornata invernale col cielo terso per farti passare tutti i pensieri. Respiri forte e via, ti sembra che la tua storia possa ricominciare da capo. Ad esempio, “passata la domenica a scrutare il cielo dal quale la neve aveva smesso di cadere, l’ingegner Galimbelli cenò con gusto e andò a dormire bello tranquillo (…)”.
In occasione del 110mo anniversario della nascita di Jorge Luis Borges, uno dei più grandi, se non il più grande scrittore argentino di sempre, il governo del partito peronista attualmente al governo in Argentina ha fatto richiesta della salma al cimitero di Ginevra, dove lo scrittore è sepolto dal 1986, anno della sua morte.
Jorge Luis Borges, che del peronismo non è mai stato simpatizzante, che proprio durante gli anni di Peron era stato trasferito dal ruolo di bibliotecario di una piccola biblioteca di Buenos Aires al ruolo di controllore del mercato dei polli, che proprio da quel governo vide arrestate la madre e la sorella si sta probabilmente rivoltando nella tomba.
Anche la vedova Maria Kodama, sta facendo tutto ciò che è possibile per tenere le spoglie del defunto marito a Ginevra, città in cui Borges visse gli anni dell’adolescenza e degli studi durate la prima guerra mondiale, città a cui Borges era molto legato e che mai avrebbe voluto lasciare, soprattutto per motivi politico-ideologici. La stessa Maria Kodama afferma: “In democrazia nessuno, di nessun partito, può disporre del corpo di qualcun altro, che è la cosa che abbiamo più sacra”.
Via | Le Magazine Littéraire
Foto | Flickr
Quanto si conosce dei desaparecidos, ossia delle persone che furono arrestate per motivi politici dalla polizia del regime militare argentino? Dopo più di trent’anni ci sono ancora dei lati oscuri della vicenda. Tutt’oggi ci sono persone che fanno i conti con il passato, cercando di ricostruire le proprie origini. Si ritiene, infatti, che fra il 1976 e il 1983 in Argentina, sotto il regime militare, siano scomparsi fino a 30 mila dissidenti.
La tragedia dei desaparecidos viene ripresa nel romanzo “I vent’anni di Luz” della scrittrice argentina Elsa Osorio. La storia passa dagli anni settanta, quelli del regime, fino ai giorni nostri. Protagonista del racconto è Luz, figlia di desaparecidos, che dopo accurate indagini riesce non solo a scoprire la sua vera identità ma anche a conoscere il suo vero padre che fino a quel momento era ignaro della sua esistenza.
Il passato e il presente si intrecciano continuamente nei dialoghi tra padre e figlia: prima con la vita di Liliana (vera madre di Luz), e poi con quella di Luz. I sospetti della protagonista sulle sue origini nascono dal suo rapporto conflittuale con la madre adottiva, dalla quale emerge il rifiuto per la figlia ‘ribelle’.
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Un bibliotecario capo che, dal fondo della sua scrivania, guardando da sotto in su gli scaffali pieni di libri, ha immaginato il futuro. Fra i primi a riconoscere questa capacità previsionale di Jorge Luis Borges è stato come si sa Umberto Eco (ricordate il nome del bibliotecario del nome della Rosa?).
Il professore italiano ha chiaramente visto che il “fantastico” immaginato dallo scrittore nascondeva la previsione di un modello applicabile alle nuove tecnologie.
Oltre che l’invito a leggere o rileggere, l’Aleph, il testo di Borges (lo trovate in economica Feltrinelli) vi segnalo questo interessante articolo (scritto in inglese, sorry) sul bibliotecario visionario.
Continua a leggere: Come si evolverà il web? Chiedetelo a Jorge Luis Borges
“Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire” diceva Italo Calvino. E allora ecco che arriva la domanda, e cioè:
a)quali sono i più bei classici che avete letto e soprattutto
b) c’è un libro di un autore contemporaneo che appena finito di leggere che pensate potrebbe diventare, in futuro, “un classico”?
Questa ultima ipotesi l’ha fatta ad esempio, tempo fa, il giornalista Gad Lerner dedicando un’ampia recensione all’ultimo libro di Nathan Englander, “Il ministero dei casi speciali” (Mondadori), un libro che narra le peripezie della famiglia ebrea di un giovane desaparecido nell’Argentina del 1976.
Qualche giorno fa si è parlato su Booksblog di un’antologia di racconti dedicati ai suicidi (falliti, in questo caso). L’argomento del suicidio non è sicuramente nuovo in letteratura, ma può dare vita a innumerevoli variazioni sul tema.
Da Marcos y Marcos è uscito un romanzo della scrittrice argentina Leila Guerriero, Suicidi in capo al mondo, in cui la scoperta di una serie di giovani e giovanissimi che si sono tolti la vita nel giro di pochi mesi nel paesino di Las Heras, nella Patagonia argentina, crea il presupposto per una ricerca delle ragioni alla base di questi gesti e per un’analisi sulla condizione sociale di quelle persone e della società argentina in generale, passata dalle grandi speranze di un futuro migliore alla più cocente delle disillusioni.
Il taglio di ricerca quasi giornalistica dato al libro è sostenuto da un ritmo di narrazione da thriller, in cui la molteplicità dei personaggi coinvolti dà vita a una polifonia di voci e di caratteri che, attraverso la penna della narratrice, restituisce al lettore la vita dei giovani suicidi. Un testo coinvolgente e molto forte che dà un quadro vivido e sentito della società argentina dei nostri giorni.