"Poema a fumetti" di Dino Buzzati

Scritto da: -

Dino Buzzati non è solo il magistrale (e a tratti marziale) autore di “Barnabo delle montagne”, né tanto meno semplicemente la mente de “Il segreto del bosco vecchio”, o del famosissimo “Il deserto dei Tartari”. Buzzati non può essere ridotto allo status di narratore, lui che i mondi dei suoi romanzi li aveva immaginati fin nel cuore delle loro dinamiche alienate, che le marionette le aveva strutturate mobilissime in tutte le loro articolazioni umane e corporali, non coincide con la figura del cantore dell’attesa di Giovanni Drogo, padre di un disperato limitare sul confine dell’accaduto, di un disciplinato accogliere i ritmi nella trappola della Fortezza Bastiani, come stanco rituale di morte e metafora palpitante di una vita, lontana dagli stereotipi più triti e ritriti.

Tutti questi lavori sono elementi indispensabili, tratti fondamentali di una solida struttura, ma che necessitano di un completamento immaginifico. Quel quid in più insomma, contenuto in un’opera non sufficientemente conosciuta. “Poema a fumetti” del 1969, è la chiave che manca. Viaggio distorto in una Milano notturna e riconoscibilissima, teatro infernale delle avventure del cantante Orfi e della sua amata Eura. Ovviamente una reinterpretazione del classico mito di Orfeo ed Euridice, che ripropone, in forma esacerbata ed ipertrofica, alcuni tra i più ricorrenti temi buzzantiani. Morte, amore, mistero, ricerca ed ineluttabilità del destino, si intrecciano in un vero e proprio fumetto dell’esistenza.

I treni direttissimi gli espressi dell’eternità della morte partono alle ore 199 e quindici alle ore zero e due, per dove? Partono. Il restante è il segreto della seconda vita, se esiste, è il dubbio, è la domanda imperitura.
Per destinazioni remote e inconoscibili.
Capostazione, Signore, dà il fischio benedetto il locomotivo è acceso e fuma, i finestrini sono illuminati, i cuochi delle compagnie internazionali vanno su e giù eccitatissimi, è arrivato Toscanini, è a bordo Marilina, è salito Einstein, anche Henry Magritte, su, su partiamo per le lontananze. Le avventure. Per la…la…
- Volevi dire la vita?
- No, no, pardon. Semplicemente il vapore, il fumo, la velocità.
I treni direttissimi gli espressi dell’eternità partono alle ore 2000, alle ore 2.30, alle ore 23.30, alle ore perdute per sempre, tutto è stato disposto, le caldaie sono piene di stupendo vapore. Via! Via!
Non partono.
Non partiranno mai.
Sono i treni dei morti.

continua al link

Vota l'articolo:
3.38 su 5.00 basato su 16 voti.  
 
 

© 2004-2014 Blogo.it, alcuni diritti riservati sotto licenza Creative Commons.
Per informazioni pubblicitarie e progetti speciali su Blogo.it contattare la concessionaria esclusiva Populis Engage.

Booksblog.it fa parte del Canale Blogo Lifestyle ed è un supplemento alla testata Blogo.it registrata presso il Tribunale di Milano n. 487/06, P. IVA 04699900967.