Intervista a Kamala Nair, autrice di "Una casa di petali rossi"

Kamala NairIl suo libro d'esordio "Una casa di petali rossi", ve l'abbiamo presentato solo qualche giorno fa, e l'orizzonte profumato e colorato del paese d'origine della sua giovane autrice, ci è letteralmente "entrato nel sangue". Ma non ci bastava. Abbiamo approfittato del tour italiano di presentazione per farle qualche domanda, eccovi le sue risposte e qualche curiosità, che non hanno assolutamente tradito l'immagine di freschezza che ci avevano già trasmesso le sue pagine.

L'India che descrivi trasuda di natura selvaggia e spiritualismo. Quali sono gli elementi del tuo paese d'origine che riescono maggiormente ad ispirarti anche quando sei lontana?
Nel mio libro io scrivo in particolare del Kerala, una regione dell'India che ha un paesaggio davvero speciale. I suoi boschi rigogliosi, la vegetazione lussureggiante, i fiori dai colori vivaci, gli uccelli esotici e i prati di un verde brillante, tutto questo è stato fonte di grandissima ispirazione per me. Oltre a questo ci sono le tradizioni e i costumi della popolazione locale, e quindi anche della mia famiglia, rituali che mi hanno sempre affascinato e mi hanno ispirato nella stesura del romanzo.

Il libro ha un'atmosfera quasi magica, incarnata dalla madre che si alterna con un forte bisogno di realismo rappresentato dal padre della protagonista. Sono due aspetti costantemente presenti in ugual modo o uno dei due prende il sopravvento nel tuo temperamento?
Sì, entrambi questi aspetti fanno parte di me: mi affido molto alla logica e alla ragione, ma c'è anche un'altra parte di me che trova molto intrigante la magia, la superstizione e gli aspetti del soprannaturale. Sicuramente volevo scrivere una storia che avesse degli elementi magici, quasi fiabeschi, ma allo stesso tempo volevo che questi elementi fossero radicati nella realtà. D'altra parte questo è un romanzo di formazione e il diventare adulti significa proprio imparare che ci sono delle spiegazioni per delle cose che da bambini si pensavano magiche, appunto.

India e Stati Uniti, sono due paesi intrecciati da forti legami, che si riassumono nella tua figura. Quali caratteristiche credi derivino da ognuna delle singole culture nelle quali sei cresciuta?
Credo di aver ereditato delle caratteristiche da entrambe le culture. Per quanto riguarda l'India, i miei genitori mi hanno tramandato alcune tradizioni legate ad esempio al modo di vestire, alla celebrazione delle festività Indiane e alle usanze legate alla spiritualità. Spero di poter tramandare a mia volta tutto questo alle future generazioni perché credo che sia molto importante preservare le proprie origini. Dagli Stati Uniti invece credo di aver ereditato uno spirito indipendente e d'intraprendenza e anche lo slancio nel perseguire i miei obiettivi con passione e perseveranza.

Il riferimento a "Il giardino segreto" di Frances Hodgson Burnett è una delle tue linee guida o solo un frutto del caso?
Ho preso ispirazione intenzionalmente dal romanzo "Il giardino segreto", uno dei miei preferiti fin da bambina. L'aspetto di quella storia che più mi ha affascinato è l'idea di una tenuta immensa e fatiscente e di un giardino segreto che custodisce la chiave per la redenzione di una famiglia. Ho voluto esplorare un'idea simile a questa ma attraverso una diversa prospettiva culturale e raccontandolo in modo più scuro e più maturo.

È già previsto un seguito per la storia di Rakhee? Ritroveremo le sue cugine e la famiglia Varma?
In realtà no, almeno per il momento non credo che scriverò un seguito di questo romanzo anche perché sono piuttosto soddisfatta del percorso di Rakhee e degli altri personaggi e del punto delle loro vite in cui li ho lasciati. Inoltre proprio ora sono impegnata nella scrittura del mio secondo romanzo, molto diverso da "Una casa di petali rossi".

Foto di Sebastian Vikkelsoe-Pedersen

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