"Due racconti italiani" di Edgar Allan Poe

Due racconti italianiNon c'è Poe sul quale non valga la pena di gettarsi a capofitto, che si tratti di grandi classici osannati, o di piccoli racconti quasi sconosciuti ai più. E' questo l'unico parametro che seguo quando entrano in gioco le scure atmosfere dello scrittore bostoniano, e, obbedendo ad una tale indicazione, non potevo che cadere nella "splendida trappola" tesa dalla pubblicazione di "Due racconti italiani", ritornata attuale grazie alla versione della Giulio Perrone Editore. Non vedo come sarebbe potuto essere altrimenti, visto che i due "piccoli tesori noir" racchiusi nel libretto dalla sobria copertina arancione, sono ambientati in Italia. Un particolare che non fa altro che accrescere l'aspettativa, visto che, per di più, non sono a conoscenza di visite dirette di Poe nel nostro paese, informazione peraltro confermata dalla nota introduttiva di Pierluigi Vaglioni, e che i testi in questione sono quindi frutto di una fascinazione alimentata per anni, ma priva di contatto diretto.

Ma qual'è il titolo di queste misteriose opere? Incontro a Venezia e Il barile di Ammontillado, due racconti scritti a poco più di un decennio di distanza l'uno dall'altro, che dimostrano una forte coerenza stilistica, pur presentando volti della realtà Italiana molti diversi. Mentre il primo, come indica già la sua denominazione, si svolge sullo sfondo di una città affascinante e decadente, fatta di tende e drappeggi oro e cremisi, nella quale entra in scena un enigmatico personaggio che ricorda il poeta romantico Lord Byron, nel secondo è il carnevale a farla da padrone, in uno scenario nel quale il vendicatore dalla maschera scura, assapora la lenta agonia della sua vittima murata, in un omaggio alle grandi storie shakespeariane.

La traduzione del testo nasce da uno dei corsi di “Traduttore in casa editrice”, organizzati periodicamente dalla Giulio Perrone Editore, in collaborazione con alcune Università italiane, si tratta in particolare della "classe" composta e animata dall'energia di Elisa Cianca, Antonella Giudice, Simona Ledda, Eugenia Maldarelli, Roberto Martone e Annalisa Milanese, che ha lavorato sotto la supervisione di Pierluigi Vaglioni.

Le immagini dell’Italia che Edgar Allan Poe ci rimanda attraverso questi due racconti sono caratterizzate da uno sfondo estetico ed estetizzante molto forte, dove la ricerca del bello è inseparabile dal pulsare dei sentimenti, dove l’arte, per utilizzare un’immagine consolidata, è simbioticamente fusa con la vita. Il muoversi quasi impercettibile di personaggi ed eventi di Incontro a Venezia avviene in un sottofondo di bellezza estrema ed estremo sfarzo, in cui l’iperbole mantiene una costanza che quasi ne smussa le estremità. L’altra faccia della medaglia immaginaria che raffigura l’Italia poeiana, che troviamo ne Il barile di Ammontillado è fatta di ambiguità, menzogna, trame in cui il racconto stesso è generato da un narratore che non dice la verità o che la dice distorta, parziale, mutevole. È quanto meno curioso come queste due differenti visioni che costituivano una parte consistente dell’immaginario italico di Edgar Allan Poe corrispondano tutt’oggi a quella che è la percezione che molti americani hanno del nostro Paese, e che di certo le vicende politiche che coinvolgono una delle cariche più importanti dello Stato e talune vicende giudiziarie che hanno coinvolto dei cittadini americani sicuramente non contribuiscono a confutare.

Via | giulioperroneditore.it

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