Bram Stoker nel centenario della morte

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Bram Stoker nel centenario della morte

Il 20 aprile 1912 moriva a Londra lo scrittore Bram Stroker. Abraham – chiamato familiarmente Bram – era nato sessantacinque anni prima, terzo di sette figli, nella famiglia di un impiegato statale nell’ufficio della segreteria del castello di Dublino. La sua formazione non fu umanistica ma scientifica: si laureò a pieni voti in matematica presso il Trinity College di Dublino.

Famoso come autore di Dracula – che è uno dei romanzi gotici del terrore più conosciuti, anche se dal punto di vista storico il creatore letterario del vampiro è stato John Polidori – era l’assistente personale dell’attore Henry Irving (noto all’epoca per l’interpretazione di Frankenstein, il personaggio di Mary Shelley) nonché direttore economico del Lyceum Theatre di Londra, che apparteneva a Irving stesso.

Stoker non scrisse solo di Dracula ma si occupò anche di letteratura per l’infanzia, pubblicando una serie di storie per bambini dal titolo Sotto il tramonto. Noi di Booksblog oggi lo vogliamo ricordare proponendovi un brano di un suo romanzo finora inedito in Italia: si tratta de Il Mistero del Mare che, grazie alla cura di Mirko Zilahi de’ Gyurgyokai, arriva nelle nostre librerie per i tipi di Nutrimenti edizioni.

Bram Stoker, Il Mistero del Mare

Bram Stoker, Il mistero del mareIl molo orientale di Peterhead è protetto da un massiccio costone di granito, costruito in vari scalini o strati, e in grado di arrestare la furia della burrasca. Quando da nord arriva una tempesta, il luogo diviene inospitale. Le onde si abbattono sul molo come pareti di un verde denso e vengono sormontate da un’enorme quantità di spruzzi e di schiuma. Ma con il sole di luglio che picchiava, quella era una posizione favorevole da cui ammirare l’intero porto e il mare che si apriva di fronte. Salii in cima e mi misi a sedere osservando il panorama. Restai ammirato da quello spettacolo mentre indugiavo in una fumata piacevole e rilassante. Ma, di lì a poco, notai una figura che somigliava parecchio a Gormala avvicinarsi in fretta al molo e, di quando in quando, acquattarsi dietro a piloni degli ormeggi. Feci finta di nulla ma continuai a osservarla immaginando che si stesse ancora divertendo a controllare qualcuno.

Poco dopo scorsi un uomo alto dall’andatura quieta e, dai movimenti della donna, compresi che era proprio l’oggetto della sua osservazione. L’uomo mi venne incontro e, quando fu abbastanza vicino, si fermò e rimase in piedi con l’atteggiamento pacato, noncurante e paziente, tipico dei pescatori.

Restai quasi senza fiato. Proprio dietro di lui, dove era giunta in silenzio, c’era Gormala che, con gli occhi che ardevano di una brama funesta, non fissava il pescatore, ma me. E quando incrociai il suo sguardo, notai che mi stava guardando dritto negli occhi.

Gormala era una figura impressionante, ma stavolta mi parve strana, quasi sinistra. La sua sagoma alta e scarna, rischiarata dalla tenue luce misteriosa degli ultimi bagliori del sole, si proiettava contro il grigiore del mare che si andava scurendo e la cui cupezza era enfatizzata dal lucido verde smeraldo della distesa erbosa che correva dal punto in cui ci trovavamo giù fino alla scogliera irregolare.

Il luogo era ammantato d’una profonda solitudine. Dal punto in cui ci trovavamo non si scorgeva nemmeno un’abitazione e nessuna vela punteggiava il mare che stava imbrunendo. Era come se fossimo le uniche creature viventi nella vastità della natura.

E la cosa m’incuteva un certo timore. Sin dal primo misterioso saluto, quando avevo visto la processione funebre per il bambino e il suo insistente seguirmi, Gormala aveva iniziato a innervosirmi. Per me era diventata una sorta di condizione forzata, e che fosse presente in carne e ossa o meno, l’attesa o l’apprensione per la sua venuta – non capivo davvero cosa fosse – tenevano il mio pensiero costantemente fisso su di lei. Ora, quella bizzarra posa statuaria e l’intera scena attorno a noi mi strapparono dalla mia elucubrazione. Il tempo era cambiato in maniera incredibile. Il cielo limpido della mattinata s’era fatto cupo e tenebroso e il vento si era spento in una calma minacciosa. La natura sembrava del tutto senziente e pronta a rivolgersi direttamente a un uomo nel mio stesso stato d’animo ricettivo. Era chiaro che la Veggente lo sapeva perché aspettò un minuto abbondante che la malia della natura agisse prima di parlare. Poi, con un tono di solenne ammonimento disse: “Il tempo sta volando. L’epoca di Lammas si avvicina”.

Quelle parole mi impressionarono, il perché non saprei dirlo. Sebbene avessi sentito qualcosa su Lammas non avevo la benché minima idea di cosa significasse. Gormala aveva di certo occhi rapidi – possedeva quella qualità zingaresca al sommo grado – e sembrava leggermi in viso come un libro aperto. C’era però un’impazienza malcelata nei suoi modi, come di chi si deve interrompere nel mezzo di un’importante discussione per spiegare a un bambino l’aiuto del quale è subito necessario: “Non comprendi il perché? È per questo che non dai ascolto alla leggenda di Lammas o che non comprendi la profezia del Mistero del Mare e i tesori che vi giacciono nascosti”.

Mi sentii più confuso che mai e come se avessi dovuto sapere da tempo quelle cose di cui la donna smagrita parlava torreggiando su di me che ero appoggiato sulla mia bicicletta. Poi continuò: “Tu che non comprendi, ascolta e impara!”. E recitò questa nenia con una bizzarra cadenza staccata che sembrò adattarsi ai dintorni e penetrarmi nel cuore e nella memoria così a fondo che sarebbe stato impossibile dimenticarla:

Se il Mistero del Mare vorrai scoprire
E i segreti che vi giacciono conquistare
Assieme queste tre cose dovrai riunire:
Una luna d’oro nella marea che vedi montare
Le alluvioni di Lammas per l’incantesimo far apparire
E un uomo dorato che la morte va a sposare.

Ci fu un lungo momento di silenzio tra noi e mi sentii piuttosto strano. Il mare dinanzi a me assunse una forma indefinita.

Era come se fosse di una trasparenza cristallina, e come se dal punto da cui guardavo potessi scorgerne tutti i segreti. Vale a dire che riuscivo a vedere e capivo che c’erano dei misteri, ma quel che rappresentavano singolarmente non potevo nemmeno immaginarlo. Passato, presente e futuro sembravano mescolarsi in un assurdo, caotico sogno vorticante dalla cui massa all’improvviso idee e pensieri sembravano di volta in volta esplodere in ogni direzione, come le scintille che schizzano dal ferro bollente sotto il martello. Nel cuore mi crebbero vaghi desideri indefiniti, aspirazioni, possibilità. Poi sopraggiunse un senso di potere così immenso che istintivamente mi drizzai in tutta la mia altezza e divenni conscio del vigore fisico dentro di me. In quel momento mi guardai in giro e mi parve di svegliarmi da un sogno.

Non c’era nulla attorno a me tranne le nuvole alla deriva, il muto imbrunire della terra e quel mare minaccioso. Di Gormala neanche l’ombra.

(Le amiche e gli amici di Booksblog che sono a Roma e vogliono festeggiare Bram Stoker possono farlo con la serata organizzata da Nutrimenti edizioni: Una notte con Bram Stroker, in cui si parlerà dello scrittore ed è prevista una jam session di musica irlandese e un buffet transilvano)

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  • nickname Commento numero 1 su Bram Stoker nel centenario della morte

    Posted by:

    John William Polidori non è stato l'inventore del vampiro, ma solo della figura vampiresca, così come ancora la concepiamo noi oggi. Ciò detto, ha avuto i suoi meriti, esattamente come il padre Gaetano e i nipoti Dante Gabriele e Christina Georgina Rossetti. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su Bram Stoker nel centenario della morte

    Posted by: robo_

    Grazie della precisazione, Ludo_ii Scritto il Date —

 

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