Va tutto bene, di Massimo Cacciapuoti

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cacciapuotiCominciavo a sentire il peso degli anni. Quarantacinque appena compiuti. Portati bene. O forse male. O non portati affatto. Non vissuti. Finora mi ero sempre considerato immune dal tempo. Un eterno ragazzo.

E’ stato bello per me immergermi in questo nuovo viaggio dell’anima di Massimo Cacciapuoti, Va tutto bene. Questa volta seguiamo il “viandante” Marco, quarantacinquenne pubblicitario che conosciamo proprio mentre corre nella natura calabra senza fermarsi, in cerca dell’ispirazione del nuovo assorbente di cui deve curare lo spot.

Anche quella mattina Marco è di corsa, nei pressi della casa di vacanza in Calabria, in fuga da un amore che sembrava addirittura troppo per quanto era grande, e che invece si è spezzato, quello con la sua Olga, per non aver forse retto alla tensione delle fisiologiche grane della vita in famiglia.

Che strana generazione, la mia. Quel senso di non-appartenenza era così connaturato in noi che neanche lo sentivamo. Sapevamo fin da bambini, appena staccati dal corpo materno, che la nostra vita sarebbe stata altrove, ed eravamo cresciuti preoccupandoci di non affezionarci a nulla, per non soffrire poi.

Crisi frutto, forse, degli strascichi di un “difetto d’amore”, come lo definisce il protagonista, difetto vissuto in famiglia da entrambi, come si scoprirà. E’ un non saper mettere radici insieme, probabilmente, quando figli e decadimento fisico dei genitori richiedono di farlo.

Non bisognerebbe spargere figli nel mondo come semi di un’erba qualunque.

Eppure sarebbe bastato, magari, solo resistere, tenerle unite e riparate da ogni freddo accanto a sé, la sua Olga e le bambine, come in un bellissimo pensiero che arriva alla mente di Marco come il soffio di un angelo.

Olga che è un leitmotiv di tutta la sinfonia di questo libro, Olga che “mi faceva bene guardarla. Sentivo dentro crescere una sensazione di benessere, di leggerezza. La stessa che provavo verso sera quando, dopo un’intera giornata al computer, uscivo per strada. Quel lieve chiarore i accarezzava gli occhi. Era lei il mio chiarore. La discreta luce vespertina. Una carezza”.

Olga la cui immagine per Marco, sospeso in un punto del presente equidistante da passato e futuro, si sovrappone a intermittenza a quella della donna che, quella mattina, lo ha recuperato in mezzo a una siepe, accasciato per un malore durante la corsa.

La donna, una calabra più affascinante che bella, diverrà musa non solo della sua campagna pubblicitaria ma anche epifania dell’impossibile soluzione al groviglio di sensi di colpa, amore per le sue figlie, nostalgia delle vette sentimentali raggiunte con Olga e del logorio della vita che li ha precipitati bruscamente giù.

Groviglio in cui si ha l’impressione che il protagonista sia immerso come terzo incomodo in una lotta fra il suo demone, che gli suggerisce di sfogare la rabbia nelle mani e gli urla contro tutta la sua inadeguatezza alla vita, e il suo angelo che gli ispira il sentiero della rinascita. E quanto sarebbe più facile la vita, se si fosse capaci in mezzo alle crisi di ritagliarsi i propri spazi di luce e solitudine, per dare ascolto al proprio angelo.

“Sciogli la poesia, l’incanto che è in te e comincia a vivere, come creatura incarnata”.

M. Cacciapuoti
Va tutto bene
Barbera
13 euro

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