Lévy & Muschg a proposito della poesia di Grass

Günter Grass discorso

Günter Grass non ha più bisogno di presentazioni. Dopo aver presentato la poesia che divide l'opinione pubblica, continuando a rifletterci ancora un po' su, ci ronzava in testa un'idea. Ed ecco che, mentre lo stato d'Israele ha dichiarato ufficialmente lo scrittore tedesco come "persona non grata", abbiamo deciso di presentare brevemente due posizioni contrarie fra di loro. Un filosofo ed uno scrittore, un intellettuale e un "collega di Grass", un cittadino della République française e uno della Confederazione elvetica. Due modi completamente differenti di leggere e di concepire la questione. Per non gravare l'ordine di presentazione di "intenti di predilezione", si è scelto di introdurre i brani seguendo l'ordine alfabetico del nome dei loro autori. Eccovi in libera traduzione:

La difesa dello scrittore svizzero Adolf Muschg, riportata da alterinfo.net.

Si condanna Grass per qualcosa che non ha scritto. - Gli si contesta il diritto di criticare Israele - Perché la reazione quasi unanime dei germanofoni ha avuto luogo prima ancora di sapere se la sua critica contro Israele è fondata? - si chiede Muschg. Perché un autore come Grass non avrebbe il diritto di esprimersi in veste di cittadino del mondo? Il - silenzio inquietante mostra che la sufficienza non è solamente dalla sua parte - scrive Muschg riferendosi al passaggio nel quale Günter Grass denuncia il "silenzio generalizzato" sulla realtà evidente che Israele dispone da anni di un arsenale nucleare che cresce senza nessun controllo. E' una "menzogna pesante", scriveva Grass, perché il verdetto di antisemitismo cadrà automaticamente su chiunque cerchi di rompere questo silenzio.

"La première mort de Günter Grass" del filosofo francese Bernard-Henri Lévy

Ecco che uno scrittore europeo, uno dei più grandi ed eminenti, visto che si tratta del premio Nobel per la letteratura Günter Grass, non trova niente di meglio da fare che pubblicare una "poesia" nella quale spiega che l'unica minaccia seria che pesa sulle nostre teste viene da un piccolo paese, uno dei più piccoli al mondo e anche uno dei più vulnerabili, che, per di più, è una democrazia: lo Stato d'Israele. Tale dichiarazione ha riempito di conforto i fanatici che regnano a Téhéran che, con la mediazione del loro ministro della cultura Javad Shamaghdari, si sono affrettati a salutare "l'umanità" e lo "spirito di responsabilità" dell'autore del "Tamburo di latta".

Immagine da Marcus Brandt/AFP/Getty Images/globalspin.blogs.time.com

Via | laregledujeu.org & alterinfo.net

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